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L’ENIGMA DI LUIGI XVII
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Tutti sanno che il giovane Luigi Carlo, duca di Normandia, Delfino di Francia, fu rinchiuso nella Torre del Tempio, assieme a sua madre, Maria Antonietta, suo padre Luigi XVI e sua sorella Maria Teresa, futura duchessa di Angoulème.
(Il Delfino) |
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Nell’ultimo anno di vita del Delfino, la sua situazione di salute si aggrava, egli soffre di tumore al polso ed al ginocchio, infatti muore il 10 giugno del 1795 e viene sepolto il 12.. Lo strano è che tutti quelli che cercarono sia la sua tomba che il suo certificato di morte, non riuscirono a trovarli. Napoleone, i due fratelli di Luigi XVI, Luigi XVIII (ex Conte di Provenza) e Carlo X (ex Conte d’Artois), fecero ricerche assidue ma non trovarono nulla. Solo nel 1847 fu ritrovata una copia di questo certificato che però rivela importanti risultati, il corpo di cui si parla sarebbe appartenuto ad un giovane dell’età tra i 14 ed 15 anni, mentre sappiamo benissimo che il delfino, quando morì, aveva appena 10 anni (1785 – 1795).
(Il conte di Provenza) (Il conte d’Artois) |
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Dalle testimonianze di alcuni Commissari della Convenzione che si recarono a trovare Luigi XVII, insieme al prefetto Harmand de la Meuse, poi, si apprendono particolari molto interessanti. I due commissari rivolsero varie domande al delfino ma non ebbero alcuna risposta, la cosa che ci colpisce profondamente in queste testimonianze è che il giovanetto “ci guardava fissamente, ma non parlava…”. Sembrerebbe, cioè, di essere alla presenza di un sordomuto!
(Spaccato della torre del Tempio) |
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Altra interessante testimonianza ci viene dai verbali di interrogatorio della vedova del ciabattino Simon che fu il primo carceriere del delfino. Ella afferma, sia agli agenti segreti che la interrogarono più volte, sia alla duchessa di Berry che andò a farle visita nell’Ospedale degli Incurabili dove ella visse gli ultimi 23 anni della sua vita, sia ad altri personaggi: -il giovane malato che morì nella Torre del Tempio non era il delfino, -il giovane re era stato fatto scappare in una cesta della biancheria sporca, nella stessa cesta era entrato in prigione l’altro giovane che lo aveva sostituito e che era effettivamente malato di rachitismo, -il giovane Luigi XVII era andata a trovarla in ospedale accompagnato da un giovane di 20 anni negro. La vedova Simon non era pazza, non beveva, era insomma sana di mente, così come testimoniarono le suore dell’ospedale agli agenti che le interrogarono dopo la sua morte. Considerato poi che la Simon fu più volte minacciata dalla polizia e diffidata dal parlare ancora di queste cose, quale interesse poteva avere a parlare in questo modo? Analoghe risposte non furono trovate per la ricerca del corpo, mentre il cuore, espiantato, è in nostro possesso, il corpo non è mai stato ritrovato. I corpi ritrovati nelle tombe del cimitero della chiesa di Sainte Marguerite, appartenevano tutti a giovani tra i 17 ed i 18 anni. Il particolare che l’autopsia del delfino fosse stata fatta con il taglio della calotta cranica, non suffraga di più le ricerche fatte. Infatti, questo corpo ritrovato in tal guisa appartiene ad un giovane dall’apparente età tra i 17 ed i 18 anni, presenta il bacino corto e le gambe ed i piedi lunghi, sintomo di rachitismo, ma certamente non appartengono a Luigi XVII! Altre prove della liberazione del Delfino si hanno dalle lettere di lady Keyts. Ma ben più importanti sono le apparizioni, in questa vicenda, di Giuseppina e di Barras. Per amore della verità narreremo degli ultimi gironi di vita del delfino. Dalle memorie di Madame Royale (la sorella del delfino-n.d.a.) e di Barras, apprendiamo che il 10 Termidoro, alle 6 di mattina, si ode uno strepito di tamburi all’interno del Tempio, è il generale comandante in capo che si reca a far visita al delfino. Viene fatta saltare la porta di ferro che chiude la cella dell’augusto prigioniero: sono circa 6 mesi che egli vive abbandonato nel tanfo, nella sporcizia e dorme in una culla grande che si trova al centro della stanza. Non è vero che egli è sempre muto, risponde solo a chi gli dimostra benevolenza. Barras gli chiede come mai dorma nella culla e si accorge che i pantaloni lo stringono incredibilmente alle ginocchia, così glieli fa tagliare con un coltello. Due grosse tumefazioni violacee compaiono sulle ginocchia del delfino, sono due tumori. Barras invia vari medici al tempio, tra cui il dottor Dessault, che diagnostica, al delfino, i due tumori anzidetti. Alla Torre del Tempio Barras infiltra, come carceriere, Jean Laurent, un uomo proveniente dalla Martinica, luogo dov’era nata anche Giuseppina, che pur essendo un ardente rivoluzionario, è comunque un uomo buono e mite. E’ per interessamento della bella creola che il Delfino riuscì a fuggire dalla sua prigione. Ma bisogna anche osservare che il 10 termidoro Giuseppina era ancora rinchiusa nella prigione dei Carmes e che ne uscì solo il 19, per interessamento di Real e non di Barras! (Pierre-Francois Réal) |
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(Barras) (Giuseppina) |
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(Il quartiere Vuagirard con la prison des Carmes) |
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Il piano, per la fuga del delfino, era comunque molto elaborato. La Torre consisteva di quattro piani, al terzo vi era la cella del Delfino. Egli, drogato, fu trasportato al 4°, un solaio, dove, in attesa dell’arrivo del bambino sordomuto, passò alcuni giorni. Poi, uscito il Delfino, coloro che avevano attuato il piano si preoccuparono della salute del sordomuto. Il bambino stava male e quindi, con l’aiuto di Barras si cercò di far evadere anche lui, ma Barras oppose vari rifiuti, non poteva, evidentemente, compromettersi ancora! Ma procediamo con la narrazione delle ultime ore del delfino. La malattia, avanza, il 20 Pratile del 1795, alle tre del mattino egli muore. La morte viene constata dai guardiani e riferita al Comitato di Sicurezza Generale: l’ordine è di non parlare con nessuno, così solo dopo 24 ore ne verrà data notizia alla Convenzione, in un laconico memoriale letto dal deputato Achille Sévestre. Venne anche fatta un’autopsia, però solo due dei quattro medici presenti riconobbero nel cadavere il copro del delfino e ciò porterà acqua al mulino degli evasionisti, cioè dei fautori della non morte dell’erede di Francia. Il corpo del delfino fu portato, dopo avelo chiuso ina cassa di legno bianca alle ore 20, dopo una piccola processione e scortato da una piccola folla, alle ore 20,30, nel cimitero della chiesa di Sainte-Marguerite e lì sepolto, verso le nove di sera, in una fossa comune. Poi il becchino Pietro Bertrancourt, detto Valentin, tolse dalla fossa comune il corpo del delfino, che aveva precedentemente segnato per riconoscerlo e lo seppellì in una fossa a parte, da solo, a sx della chiesa, contrassegnando la bara con la lettera D segnata sopra con il carbone, come segno di riconoscimento. Tragico e con scarsi risultati fu la ricerca della sua tomba da parte di Luigi XVIII, infatti l’opposizione gli stava addosso, il prefetto di Parigi non riuscì a decidere quale fosse la versione giusta sull’indicazione della tomba, poiché sorsero spontaneamente, ma non tanto, vista l’allettante ricompensa, numerosi testimoni!
(La presunta tomba di Luigi XVII) |
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Luigi XVIII rinunciò così alla ricerca del corpo del nipote! Intanto va ricordato che il dottor Pellettan che aveva partecipato all’autopsia del delfino, gli aveva tolto il cuore e lo aveva nascosto per ben 10 anni in casa sua, poi dopo averlo ripreso ad un suo allievo che glielo aveva trafugato, volle consegnarlo al re, ma Padre Eliseo, ex carmelitano e chirurgo di Luigi XVIII, geloso di questo fatto, fece in modo che il re rifiutasse e così il cuore fu accettato in temporanea consegna dall’arcivescovo di Parigi, Monsignor de Quélen !
(Luigi XVIII) |
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(Il dottor Pellettan) |
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(Il cuore del Delfino) (St.Denis: la cripta dei Borbone con il cuore ) |
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Tra i tanti pretendenti che dicevano di essere Luigi XVII, prenderemo in considerazione Carlo Guglielmo Naundorff, quello più verosimile ed acclarato. Le sue memorie, stampate in soli 500 esemplari, furono sequestrate sia in Francia che all’estero, solo poche copie riuscirono a sfuggire. E’ da queste che prenderemo le mosse.
(Naundorff) (La duchessa d’Angoulème) |
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Egli descrive particolari inediti e noti solo a lui ed alla sorella, la duchessa d’Angoulème, sia per la fuga a Varennes, sia in riferimento ad altri episodi, come quelli inerenti la sua prigionia nella Torre del Tempio.
(La Torre del Temple) |
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Naundorff racconta della sua liberazione dopo essere stato narcotizzato (vedi sopra), della sua presenza in Vandea e dell’aiuto ricevuto da Giuseppina, grazie al quale potè viaggiare in Italia. (Funerale di Luigi XVII) |
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Ma dopo la calata degli eserciti francesi nella Penisola, egli dovette recarsi in Svizzera. Racconta dei tentativi compiuti nel 1804 per convincere suo zio, il Conte di Provenza, tentativi andati a vuoto, dato l’interesse evidente del conte di succedere sul trono ancora vacante! Ad un certo punto però l’aiuto e l’interesse di Giuseppina cessò, infatti si era parlato di una possibile successione a Napoleone da parte di suo figlio, il principe Eugenio, e tutto si comprende! Il giovane che ha 24 anni, continua i suoi viaggi, passando dalla Francia, Tolone, alla Germania, Berlino, subendo incarcerazioni e minacce. Comunque riesce a ricevere un passaporto ed a trasferirsi, nel 1812, a Spandau, dove diventa orologiaio. Nel 1818 si mette in contatto col duca di Berry a cui invia una documentazione, il duca gli crede, ma muore, misteriosamente assassinato, dopo qualche tempo! Naundorff non riesce ad ottenere nulla neanche dalla duchessa d’Angoulème, che non risponde alle sue numerose lettere né lo riceve quando egli si presenta alla sua casa. Si sposa ed ha una figlia, cui dà il nome di Amelia, il nome segreto della fuga di Varennes che il delfino (Aglae) aveva dato a sua sorella! Si trasferisce a Brandeburgo e nel 1821 diventa padre di un maschio, a cui fu dato il nome di Carlo Eduardo. E’ qui che il Naundorff precisa il suo volere, egli non vuole nulla per sé, solo che venga riconosciuto il nome dei Borboni per i suoi figli, che essi abbiano contezza del loro passato, cosa che per lui non è potuta avvenire! Viene imprigionato nuovamente per un’accusa di fabbricazione di talleri falsi, ma nelle motivazioni della sentenza si legge che egli: “durante il processo si è spacciato per principe del sangue, discendente dell’augusta famiglia dei Borboni e perciò deve essere condannato”! Si trasferisce a Krossen, dove, anche senza documenti, gli viene concessa la cittadinanza! Scrive lettere al re di Prussia e di Francia, Carlo X. Una sua richiesta di riconoscimento viene pubblicata sul giornale “Constitutionnele” di Cahors, là un giudice in pensione, Albouys gli crede e chiede a lui le prove della sua discendenza. Il pretendente afferma che si trovano a Berlino, ma la cognata del giudice che vi si reca non trova nulla. Poi egli tira fuori tre lettere, che verranno giudicate apocrife, scritte dal guardiano Laurent al generale realista Frotté. I particolari della prigionia contenuti in queste lettere sono integralmente copiati dalle memorie di Eckard, unitamente agli errori contenuti in esse, come le date o i nomi dei protagonisti della prigionia del delfino. Ricerche serie hanno accertato che Naundorff in realtà si chiamava Werg e che si era impadronito fortunosamente dei documenti di un certo Guglielmo Naundorff, assumendone l’identità. Altrettanto inverosimile appare la doppia sostituzione che il fanciullo del Tempio abbia subito in carcere. Mentre il vero delfino veniva fatto scappare in una cesta, al suo posto veniva messo un manichino, cosa semplice, poichè per circa 6 mesi nessuno entrò nella cella del principe. Poi ad un muto, fu sostituito, ad opera di Barras, un rachitico ed è proprio quegli che morì e fu oggetto di autopsia! L’autore della fuga di Naundorff sarebbe un certo Joseph Pauline, sicuramente un mitomane, già muratore al Tempio, che lo avrebbe aiutato a fuggire. Poi, secondo una piccola variante al racconto del suo salvatore, egli sarebbe stato ospite in casa di uno svizzero a Parigi e così si giustificherebbe la sua presenza successiva in Svizzera ed il suo mestiere di orologiaio! Nel 1830 il re viene detronizzato dalla rivoluzione di luglio ed è l’ultima volta che un Borbone regnerà sulla Francia.
(Carlo X) |
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Nel 1835 terminano le memorie di Naundorff. Nel 1836 egli intenta un processo per il riconoscimento del suo nome, ma viene espulso dalla Francia. Interessante è la testimonianza della principessa Woronzow che dice di aver assistito, nel 1814 all’arrivo alla Malmaison, residenza di Giuseppina, dello zar Alessandro di Russia. Lo zar, all’uscita dal colloquio con l’Imperatrice, afferma di aver saputo un segreto che non potrà mai rivelare…
(La Malmaison) |
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Dopo pochi giorni Giuseppina morì e si disse che era stata avvelenata… Nel libro “Cabinet Noir”, del conte d’Herisson, vengono elencati questi fatti e come il fatto che Giuseppina si fosse adoperata per la liberazione di Luigi XVII dal Tempio, fosse noto a tutta la famiglia, dall’imperatore Napoleone ad Eugenia, figlia di Giuseppina. Luigi XVIII fece perquisire la Malmaison e sequestrò tutti i documenti di Giuseppina, documenti che non furono mai restituiti. Altra testimonianza preziosa è quella della marchesa Brogli-Solari, moglie dell’ambasciatore veneto a Bruxelles che fu invitata a pranzo, assieme a suo marito, da Barras, esule in quella città, che per ovvi motivi non poteva vedere Napoleone. Barras affermò che Napoleone avrebbe fallito perché Luigi XVII viveva ancora! E’ pur vero che nelle sue Memorie il vecchio Direttore affermò la morte del Delfino, ma evidentemente lo fece per denaro. Infatti tutte le sue carte furono sequestrate dopo la sua morte dagli agenti di Luigi XVIII. L’arcivescovo di Viviers, Lafont-Savine, testimoniando in un processo, affermò che i medici che avevano fatto l’autopsia del cadavere del giovanetto nella Torre del Tempio, dichiararono che quel corpo non era quello di Luigi XVII. Il commissario di polizia Petzold difese fino all’ultimo Naurdorff, ritenendolo veramente Luigi XVII, ma morì in circostanze misteriose e così il suo successore Lauriscus. Anche i documenti in possesso di questi due funzionari di polizia non furono mai restituiti. Martin, un veggente vivente all’epoca di Luigi XVIII, si fece ricevere dal re e gli spiattellò in faccia che era un usurpatore, poi riconobbe in Naurdorff l’erede dei Borboni! Nel maggio del 1833, Naurdorff arrivò a Parigi e fu riconosciuto da: Joly, ultimo ministro di giustizia di Luigi XVI, -Madama Rembaud, governante del delfino, -Marc de St.Hilaire, cameriere di Luigi XVI. L’unica che non volle mai riconoscerlo fu sua sorella Maria Teresa, diventata duchessa d’Angouolème. Ma la principessa era quasi prigioniera ed i dolori e le sofferenze patite l’avevano completamente trasformata.
(Madame Royal, maritata, duchessa d’Angoulème) |
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La partita con la duchessa continuò per anni e nonostante l’interessamento o le testimonianze di personaggi come La Rochefoucauld e Larochejacquelin, ella non ne volle sapere. Il primo le riferì che Luigi XVIII aveva lasciato per iscritto al suo successore, Carlo X, di riconoscere il Pretendente e di metterlo sul trono. Carlo X, dopo essersi consultato con i suoi consiglieri, lacerò lo scritto e lo distrusse nel fuoco. Il generale vandeano, che compì un viaggio con la duchessa, le fece vedere il ritratto di Naundorff, che somigliava molto a suo padre, Luigi XVI, ma ella egualmente non ne volle sapere. Più interessante ancora è la testimonianza del figlio del medico Martin che incontrò ad Orleans, nel 1857, il vecchio generale e da lui apprese che sul letto di morte, la duchessa di Angoulème, finalmente, ammise che suo fratello, Luigi XVII, era ancora vivo e di cercare le fonti, dal Papa, dai re di Prussia e di Francia, che certamente avevano documenti e conoscenza della cosa! Per comprendere l’ostinazione della duchessa basti dire che suo marito, il duca di Angoulème, figlio di Carlo X, era erede al trono e che sua moglie, la duchessa appunto, sarebbe diventata regina di Francia, se non ci fosse stato il colpo di stato che portò al trono Luigi Filippo.
(Luigi Filippo) |
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Naundorff fu pugnalato, ma riuscì a guarire. Presentò, nel 1836, finalmente le sue istanze al Tribunale Civile della Senna, per far riconoscere il suo nome, citando in giudizio l’ex re Carlo X, il duca di Angoulème e sua moglie.. Ma il ministro dell’Interno lo fece arrestare e lo espulse in Inghilterra. Gli avvocati Gruau e Crémieux ricorsero al re Luigi Filippo che, però, avallò l’operato del suo ministro. In Inghilterra fu accolto benevolmente e si riunì con la sua famiglia che viveva in Svizzera. Anche qui subì un attentato da parte di un cittadino francese che gli sparò 3 colpi di rivoltella che però gli colpirono solo il braccio! Il suo nuovo avvocato fu Jules Favre che riuscirà a scalare le vette del governo francese e che gli rimarrà fedele per 40 anni. Intanto il processo continuava in Francia, anche in assenza di Naundorff, ma aveva esito sfavorevole per lui. Il Pretendente, per risolvere i suoi problemi economici, si metteva a fabbricare armi e le vendeva in Olanda. Intanto subiva altri due attentati, con l’incendio del suo laboratorio. Veniva anche arrestato per debiti. Il 10 agosto del 1845, all’età di 60 anni, Carlo Guglielmo di Naundorff, o Carlo Luigi duca di Normandia, come egli si faceva chiamare, moriva. Nel certificato di morte venivano elencate tutte le caratteristiche fisiche possedute dal delfino di Francia: -la cicatrice sul labbro, procuratagli da un coniglio che il giovanetto reale teneva nella Torre del Tempio, -il neo sulla gamba, -la cicatrice triangolare della vaccinazione. Nel 1996 veniva effettuata l’analisi del DNA sul cuore del delfino e sui resti presunti di Maria Antonietta e di Luigi XVI, che venivano ritenuti perfettamente compatibili. Il delfino era quindi morto nel 1795?!? L’unico mistero che resta ancora oggi è che il copro di Luigi Carlo non è mai piu’ stato ritrovato! Infatti, dopo serie ricerche effettuate dal Prefetto di Parigi, coadiuvato da due Commissari di polizia, fu scavato nel punto ritenuto credibile dalle informazioni attinte (Vedi Valentin-n.d.a.), ma fu ritrovato solo una cassetta di piombo con dentro delle carte, evidentemente il o i falsi pretendenti avevano già scavato e fatto scomparire ciò che poteva fare loro danno! |