LUCIE-SIMPLICE-CAMILLE-BENOIST DESMOULINS

 

 

 

 

 

 

 

Camille nasce il 2 Marzo 1760 a Guise, in Rue de Grand Pont, da Jean-Benoist-Nicolas Desmoulins, Luogotenente generale civile e criminale del Bailaggio di Guise e da Marie-Magdaleine Godart. Il padre è un funzionario pignolo, che tiene molto alla forma e si occupa di scrivere una Enciclopedia del Diritto, la madre è figlia di ricchi possidenti, che avevano mal visto il suo matrimonio col Desmoulins, tanto che ella, per forzar loro la mano, si era dovuta ritirare in convento, si occupa solo di abbigliamento! Il carattere romantico del giovane, quindi, mal si adatta con la mentalità dei suoi genitori.

    Dalle nozze nascono tre figlie e tre figli, due saranno soldati, ma mentre uno morirà in battaglia, in Vandea, l’altro morirà per un incidente.

    L’avvocato al Parlamento, M.Deviefville des Essarts, procurò a Camille una borsa di studio per il Liceo Louis le Grand di Parigi, già Liceo Clermont.

 

 

                                                                

  

     In Rue St.Jacques, per la strada che ancora oggi sale rapidamente per la collina di St.Genevieve (n.d.a.), sorgeva e sorge il prestigioso liceo, allora munito di torrette e finestrelle con le inferriate: somigliava di più ad una prigione che ad una Scuola. Ma i gesuiti avevano abbandonato i vecchi insegnamenti, ed ora la Lingua Francese trionfava! Il Latino, con lo studio degli antichi romani illustri, era la passione di Camille: Gracco, Bruto, Catone, erano i suoi personaggi preferiti.

    Ma anche la provenienza degli studenti era cambiata, non vi erano più soltanto figli di nobili, ma anche figli di avvocati, di ricchi borghesi e “borsisti”, come il nostro Camille, infatti, c’erano anche Freron (futuro amante di Paolina Bonaparte), Robespierre (chi era costui?), Fouchè.

    Al nostro Camille piaceva scrivere e così, nel 1778 si presentò al Premio per un Discorso in francese, ma ebbe la sventura di competere con il giovane Andrea Chenier che vinse!

    Non che la vita del Liceo lo allettasse: sveglia alle 5,30 poi colazione alle 7,15 e a dormire alle nove in punto! Comunque il tempo passa e Camille si diploma e consegue, nel settembre del 1784 il Diploma di Baccellierato in Diritto. Nel Marzo del 1785 è avvocato al Parlamento di Parigi. Il suo Apprendissage (apprendistato) va male, ha una leggera balbuzie, la sua oratoria non è né originale, né sottile e così va a lavorare nello studio di un conterraneo, grande avvocato del Foro di Parigi:Target, che però non lo segue molto e Camille è di nuovo… disoccupato. Vive con la magra pensione che il padre gli invia, frequenta i Cafè e le allegre compagnie del Palais Royal, ma non può competere con i giovani della ricca borghesia parigina che spendono e spandono e deve … fregarsi le mani!

     Nasce così in lui un sentimento di ostilità nei confronti di chi si inchina di fronte al re ed ai nobili: futuro prodromo di Rivolte!

 

 

                                                                                                                    

 

       Nelle lunghe passeggiate al Lussemburgo, Camille nota una giovane madre, Anne Duplessis, con due adorate bambine, per mesi, le scrive poesie e versi, ma la giovane donna ha paura di inimicarsi il vecchio marito, poi finalmente è Freron amico di famiglia, ad introdurlo nel salotto di casa, dove il capofamiglia si interessa alla sua opera “Daphnis et Cloé” ed al poemetto “Clos Payen”, ma nulla di più.

 

(Freron)

 

     Siamo ormai al 1788: Camille comprende che solo un matrimonio “conveniente” lo può salvare, e si mette in cerca della futura moglie. Dapprima prova con due sorelle lionesi, ma il padre non ne vuole sapere di un giovane esaltato. Poi corre appresso ad una cugina dei Duplessis, una certa Godart, ma anche qui nulla da fare. Infine la sua attenzione viene attirata da una delle figlie di Duplessis che ha solo 17 anni, praticamente l’ha vista crescere. Una fitta corrispondenza si instaura tra lui ed il padre della giovane che, pressato da Camille fino all’inverosimile, sembra cedere, financo concedendogli una ricca dote, ma anche qui le cose vanno troppo per le lunghe e nulla si realizza!

    Ma siamo nel Maggio del 1788 e la crisi si fa sentire. Il Terzo Stato non ne vuole sapere più di sopportare da solo il peso delle Tasse, la guerra di Indipendenza Americana ha dissanguato le casse reali, la Francia è sull’orlo della bancarotta, le donne, nei loro salotti, non fanno altro che parlare di Diritti dell’Uomo, l’Ambasciatore austriaco, Mercy-Argentau, riferisce, in una sua lettera all’Imperatore Giuseppe II, che “lo stato delle cose in Francia è arrivato ad un punto tale che è lecito aspettarsi una catastrofe”.

    La pubblicazione delle sue rime sull’ <Almanach des Musees> non gli porta alcun beneficio economico, ma oramai la parola d’ordine è stata detta “Gli Stati Generali” sono stati convocati dal re l’8 agosto per il 1 maggio del 1789, l’appello della regina a Necker, che lei aveva definito le “Restaurator de la France”, cade nel vuoto.

    E’ l’occasione che il giovane aspettava da tempo, così Camille torna a Guisa, in vista delle elezioni, ma trova una situazione profondamente cambiata. Fino ad allora nel paese si viveva discretamente, ma ora, dopo un inverno glaciale, il raccolto andato a male, i briganti che infestano il contado, i granai vuoti, la situazione si è fatta davvero triste!

    La folla manifesta contro gli accaparratori, i contadini contro le tasse ed i diritti feudali che gravano le loro terre. Camille è triste per  questo spettacolo ma è animoso ed animato da propositi di lotta contro il disordine e l’ingiustizia! I suoi discorsi, improntati all’insegnamento di Rousseau e di Voltaire, tendono a dimostrare che il popolo, buono e virtuoso, deve governare da lui medesimo!

    Camille, come del resto anche i suoi concittadini, amano il re, che è visto come un novello Enrico IV, cioè come un Riformatore, infatti egli ha concesso l’apertura degli Stati Generali.

     E’ di questo periodo il suo pamphlet “La Philosophie au peuple francais”, nel quale il giovane avvocato esorta i suoi concittadini al dovere civico:

“Il est temps que vous leviez la tete et que vous la leviez constamment, il est temps que vous rentriez dans vos droits …”.

    Nei cahiers de doleance che cominciano ad essere stilati i cittadini chiedono l’abolizione del sistema feudale, l’unificazione delle imposte (centinaia), l’educazione per tutti, ecc… Ma ancora il re è visto come il garante, colui a cui chiedere eguaglianza (…che tutti sopportino il peso delle tasse e non solo i 24.000.000 uomini che lavorano, a fronte di appena 600.000 nobili, praticamente esenti dal pagare imposte…).

    Camille viene incaricato di stendere il Cahier del Vermandois e si candida alle primarie, dove verranno eletti 75 deputati che a Laon (a Nord-Est di Parigi- n.d.a.) dovranno eleggere i deputati da inviare agli Stati Generali a Versailles. Il Presidente dell’Assemblea è il padre, Camille va a Laon, ma lì viene sconfitto: il suo ex amico e protettore, l’avvocato des Essarts, stravince e va a Versailles. Camille è molto deluso.

    Ma il giovane si riprende subito, si reca a Versailles, scrive versi, assiste alla cerimonia di apertura degli Stati Generali, alla processione per le vie della città, riconosce Robespierre, suo compagno di studi al Louis le Grande, l’Abbè Bérardier, suo ex maestro nello stesso Collegio, partecipa attivamente alla vita dei deputati, e finalmente trova la sua strada, quella di giornalista, nasce infatti il suo “La France libre”. Per il 1789 è già ardimentoso scrivere e parlare come lui:

“Le gouvernement populaire est le seul qui convienne a des hommes et par conséquent le plus sage. Lui seul assure la liberté. »

 

   

     Ma Camille avanza anche delle proposte, dalle colone del suo giornale : innanzitutto Libertà, libertà di commercio, di culto, di coscienza di scrivere, ecc…, propone una serie di riforme, tutte intese a togliere potere al re: l’esercito, il governo, i ministri devono essere nominati dal popolo. Camille propone, insomma, una Repubblica.

    Momoro (che poi diventerà hebertista), il primo stampatore della Rivoluzione, in un primo momento non ha il coraggio di stampare il giornale di Desmoulins, ma, poi, dopo la presa della Bastiglia, accetta!

    Il Palais Royal ha subito una profonda trasformazione, a cui non è estraneo il suo proprietario, il duca d’Orleans, cugino del re. Ai numerosi Cafè (De Foy, Corraza, De Chartres, Mécanique, Polonais, des Variétés, ecc…), alla folla cosmopolita che lo assedia, dal mattino alla sera, si sostituisce, man mano, una folla di agitatori, di autori di libelli, di oratori improvvisati che salgono su una sedia e declamano le loro proposte, le loro riforme, le loro “Costituzioni”. Camille è uno di questi: nei giardini del Palais Royal egli ha trovato quella Tribuna che gli è stata negata nell’Assemblea. Prima si reca, tutti i giorni, al Cafè de Foy, poi, senza bisogno (come egli afferma) di chiedere la parola, sale su una seggiola e comincia a parlare. E’ proprio là che egli si consacra alla storia il 12 luglio del 1789.

    Camille è stato a Versailles dove ha appreso dalla bocca dell’avvocato des Essarts che il re ha licenziato Necker  ed ha nominato De Broglie suo successore. Le truppe mercenarie attorno Parigi ammontano a circa 250.000 uomini: il pericolo di una strage è reale. Dopo mezzogiorno Camille arriva al Palais Royal, sale su una tavola e parla:

 

                                     

 

“Citoyens! Il n’y a pas un moment a perdre. J’arrive de Versailles. M.Necker est renvoi. Ce renvoi est le tocsin d’une Saint-Barthélemy des patriotes. Ce soir, tous le bataillons suisses et allemandes sortiront du Champ de Mars puor nos ègorger. Il ne nous reste qu’une resorce, c’est de coutir aux armes et de prendre des cocardes pour nos reconnaître. »

    Poi propone di usare o il Verde (colore della speranza) o il blu , quello di Cincinnato e della libertà americana. I presenti scelgono il Verde! Le foglie degli alberi soccorrono alla bisogna. Camille è armato ed ha con sé due pistole. Invita poi i presenti a resistere ed a morire, se occorre per evitare che la Francia resti schiava!

    Sceso dalla tavola,viene accarezzato dalla folla.

Anche se alcuni storici hanno contestato questo tipo di partecipazione di Desmoulins alla storica giornata, affermando che la folla si era già radunata sin dal mattino al Palais Royal, sembra certa la partecipazione di Camille all’evento.

    A quel punto la folla, armata di bastoni, si reca per Rue de Richelieu, Saint-Martin e Saint-Denis, a Place Vendome, passando per Rue St.Honorè, dove si trova un reggimento dei Royal-Allemande, che li carica. Ma la situazione è più grave ai giardini delle Tuilieries, dove i Dragoni di Lambesc sparano sulla folla provocando due morti. Il giorno dopo (13 luglio) la folla, e con lei Camille, si reca all’Hotel de Ville, dove riesce a trovare alcune migliaia di fucili, poi agli Invalides, dove ne trova altri e varie migliaia di cartucce. Qualcuno grida “Alla Bastiglia”, e così la folla si dirige al vecchio carcere, dove il governatore De Launay non riesce a fronteggiare le poche persone, soldati e guardie che vogliono parlamentare e credono di poter occupare liberamente la fortezza. Ma le guardie sparano sulla folla e così si compie l’eccidio: lo stesso governatore, prigioniero, non riesce ad arrivare vivo all’Hotel de Ville e la testa gli viene spiccata dal busto ed innalzata su di una picca. Camille ha sentito i colpi di cannone e corre alla Bastiglia, ma tutto si è già compiuto. Egli scrive versi su quello che è stato il simbolo dell’oppressione regia!

    Camille non partecipa attivamente a tutti i rivolgimenti della capitale, è uno scrittore e conosce bene il suo mestiere. Con la penna in mano egli si trasforma, non è né incerto né timido, sa interpretare le passioni della folla. E’ così che vede la luce la sua opera “Discours de la lanterne aux Parisiens”, che gli rende il nome di “Procuratore della Lanterna”. La lanterna è il lume di Place de Greve (Hotel de Ville) dove vengono impiccati i condannati: è un’istigazione alla violenza, un incitamento alla folla per farsi giustizia da sé? Bisogna interpretare questa opera con la moda del tempo: i pamphlettisti usano un linguaggio diverso da quello comune, più violento, ma ciò non vuol dire attribuire a Camille quello che egli non sente! Comunque questa opera pone Camille all’attenzione di tutti ed al primo posto tra i pamphlettisti. Orgoglioso così egli scrive al padre: anche i deputati dell’Assemblea lo stimano ed ora lo guardano con altri occhi! E’ così che conosce al Palais Royal ed al Cafè de Foy: Marat, Robespierre, Loustalot, Saint-Hurugue, Theroigne de Mericourt (detta L’Amazzone della Libertà), Danton.

    Di ritornare a Guisa, manco a parlarne, però egli vorrebbe trasferirsi dall’Hotel de Pologne, dove abita, in una casa ammobiliata, ma non ne ha i mezzi. Mirabeau lo vuole come suo segretario, ciò solletica l’orgoglio di Camille, ma i due sono troppo diversi, il grande Tribuno è realista, Camille tiene alla repubblica, perciò non se ne fa niente. Il bisogno attanaglia sempre di più Camille che scrive a più riprese al padre chiedendogli soldi, ma egli non risponde.

 

 

E’ in questo periodo che nasce il giornale di Camille “Le Revolution de France et de Brabante”.

 

 

     Il quadro giornalistico è molto vario, da un lato quelli che sostengono il re, con Rivarol come maggiore autore: “Le Postillon de Henry IV”, “La Correspondance du Palais-Royal”, “L’Ami du Roi”, “Les Actes des Apotres”, dall’altro: Mirabeau con il suo “Courrier de Provence”, Marat con “L’Ami de peuple”,  Hebert con il “Père Duchesne”, ecc…

    Per promuovere il suo giornale, Camille si serve di un libraio di Rue Serpente. Suo segretario è Roch Mercandier (professore di grammatica, stampatore e giornalista), uno dei suoi compagni che ha lasciato Guisa per Parigi. Mercandier finirà sulla ghigliottina nel 1794, dopo aver fondato un suo giornale “Les Hommes de Proie” ed attaccato veementemente, sia Robespierre che Saint-Just. Come giornalista, che si occupa di settori particolari, che dicono poco o nulla  a Camille, come le rivendicazioni sociali od il caro-pane, viene assunto Loustalot. Il primo numero vede la luce nel dicembre del 1789.

    Il giornale è diviso in tre sezioni:

-la prima si occupa della Francia,

-la seconda  del Brabante, di Liegi e dei paesi stranieri,

-la terza dell’Universo.

    La verità viene spesso offuscata da parole d’ordine, segue e condanna spesso i comportamenti dei parlamentari, sacrifica l’amicizia all’interesse del popolo, resta, insomma, prigioniero della figura di “trascinatore” del Palais Royal! Per fare questo si serve del ridicolo.

    Tra i suoi “nemici” annotiamo:

-il fratello di Mirabeau, marchese,  che ribattezza “Mirabeau Tonneau”, riferendosi al suo grande appetito,

-La Fayette, che definisce “Liberatore dei due Mondi, Don Chisciotte dei Capeto, Costellazione del Cavallo Bianco”, ecc…,

 

                                                                                                       

 

-Bailly, primo sindaco di Parigi, che chiama “Satrapo Orientale”, per la sua smania del lusso,

-Mirabeau, che dice venduto al re ed alla sua famiglia,

-Brissot, che difende La Fayette, e che come in una premonizione, gli dice che è troppo giovane ed inesperto e che concede la sua fiducia a persone (es. a Robespierre) che non la meritano.

 

 

     Spesso usa frasi violente, solo Marat, dalle colonne del suo giornale, riesce a tenergli testa, in quanto a violenza oratoria!

    Camille trasfigura la realtà, spesso più elementare e sanguinaria, se vogliamo. Ma, d’altronde, la stampa realista, come “L’Ami du Roi”, descrive l’Universo rivoluzionario come costituito da briganti, farabutti, delinquenti, assassini, ecc…! Se Camille reclama 500 teste, “Les Actes des Apotres” ricorda l’eccidio di Montpellier ad opera di Carlo V!      Gli insulti si sprecano, Camille viene definito “anon”, somarello, e bastonato sulla collina di Montmartre!

    Ma Camille ha offeso vari personaggi e così essi richiedono un risarcimento economico:

-Crillon gli chiede 100.000 livres,

-Antoine Telon, luogotenente criminale allo Chatelet (il Tribunale di Parigi), anche.

    E’ il luglio del 1790, al Campo di Marte viene celebrata la festa della Federazione. Talleyrand è il prete (vescovo) che celebra la messa, La Fayette, quello laico che giura di rispettare il Re, le Leggi dello Stato e la Costituzione, poi giura anche Luigi XVI. Camille, sul suo giornale,  celebra questa Festa come una Festa di civismo e si richiama ai costumi dei romani, ma polemizza con Marat che continua a chiedere teste! La sua violenta requisitoria oramai lo disgusta!

    Malouet chiede che venga arrestato e processato allo Chatelet, davanti all’Assemblea, per i suoi articoli che secondo lui inneggiano alla violenza. Dopo una concitata seduta dove Camille si difende da solo, viene spiccato l’ordine di arresto, non eseguito per la fuga dello stesso, ma Robespierre e Petion, che difendono la libertà di Stampa, riescono a farlo annullare: è il trionfo, Camille oramai è il paladino della Libertà!

    Ma non è finita qui, Camille viene sfidato a duello al Bois de Boulogne, da Desessarts, capitano della Guardia Nazionale, un omaccione grande e grosso, ma il giovane giornalista rifiuta, argomentando che ci sono modi più nobili per dare la vita alla Patria!

    Camille loda, dalle colonne del suo giornale, l’opera di Robespierre, ma l’Incorruttibile, anche se gli concede la sua amicizia, è sempre freddo e distante.

 

                                                                                                          

      

     Tutto il contrario di Danton, che ama la vita, le belle donne, il mangiar bene, il denaro!

    Camille si sente legato a lui per delle affinità: hanno ricevuto la stessa educazione umanistica (Vedi “Vita di Danton” in “La Rivoluzione Francese”- n.d.a.), hanno lo stesso amore per la Vita, per gli ideali di Libertà, l’amore per il popolo, la stima della cerchia degli amici di Robespierre.

    Il giornale va molto bene: 100 abbonamenti a Marsiglia, 140 a Dunkerque, da lontano giovani si recano a Parigi, come Saint-Just, che per recargli notizie dal Vermandois (è un suo conterraneo), gli scrive ma non riesce ad essere ricevuto! Tutti i parlamentari di “peso” lo stimano, da Auigillon a Manuel, dai fratelli Lameth a Longuet… Così gli scrive anche chi vuol denunciare abusi, presentare reclami, ecc…

    Camille continua a corteggiare Lucile, che ha ora 19 anni. E’ una giovane romantica, legge romanzi d’amore, legge gli articoli di Camille, ne condivide gli ideali, se ne innamora poco  a poco, suscitando anche la gelosia della madre. Il padre, ora che Camille è famoso, ed ha un avvenire come giornalista, non si oppone più a che il giovane corteggi sua figlia: la cosa, insomma, è ufficiale!

    Finalmente, nella chiesa di St. Sulpice, viene celebrato il matrimonio. Officiante è l’abate de Bérardier, testimoni per la sposa, Robespierre e Sébastien Mercier, per lo sposo, Pétion e Alexis Brulard. Alla cerimonia non partecipa il padre di Camille, infermo. Dopo la cerimonia, gli invitati e gli sposi, si recano nell’appartamento che papà Duplessis ha regalato ai due giovani, in Rue du Théatre-Francais, oggi Rue de l’Odeon, al N° 38, non lontano da dove abita Danton, in Rue du Commerce-Saint-André. Qui si beve e si gioisce, tanto che la giarrettiera della sposa va in dono a Robespierre (è tuttora conservata al museo di Laon). La sposa è tanto bella, che alcuni amici consigliano a Camille di “usarla” per convertire alla rivoluzione chi non lo è ancora!

    Per Camille inizia una nuova vita, fatta di intimità, di convivi con Danton e sua moglie Gabrielle, la sorella di Lucile, Adéle, corteggiata discretamente da Robespierre, ma che non otterrà mai la sua mano (e perciò, dicono alcuni, egli si vendicherà!?!) e da alcuni amici, come Fréron. L’allegra brigata si sposta sovente in una piccola casa che sempre papà Duplessis, ha acquistato per gli sposi, a Bourg-la Reine, ora Bourg-Egalité, dove i convivi continuano. Camille ha abbandonato la rivoluzione ed i suoi violenti pamphlets? No, è solo una pausa. Tutti lo reclamano e lo implorano a ritornare nella battaglia!

    Camille scrive i suoi articoli e Lucile glieli legge per prima ed aggiunge suoi personali commenti sarcastici! Si dimentica di lodare sul suo giornale un articolo che Robespierre ha scritto sulla Guardia Nazionale, ma si fa perdonare quando lo difende da chi lo vuole chiamare “RobertsPierre). Poi, finalmente, Camille entra a far parte del Club dei Cordelieri, che si trova nell’attuale Rue de l’Ecole de Medicine (Carrefour de l’Odeon – n.d.a.). Nell’ex convento dei francescani, si riuniscono:

-Chaumette, futuro procuratore alla Comune di Parigi,

 

 

-Anacharsis Clootz, prussiano, che si fa chiamare “cittadino del mondo”,

-Marat, che scrive il suo giornale in una cava,

-Santerre, birraio,  

-Legendre, macellaio

 

                                                                                                                                            

         -Santerre                                                                                                -Legendre, macellaio

 

 

 

                                                                                                                                             

-Fréron,                                                                                                      -Fabre d’Eglantine,

 

-Danton.

Una mattina, entra di corsa, Theroigne de Mericourt, l’Amazzone della rivoluzione, che presenta un suo progetto per la costruzione di un tempio greco, sulle rovine della Bastiglia: la proposta viene approvata all’unanimità dai partecipanti all’Assemblea.

 

                                                                                                            

 

    E’ l’inizio del 1790, l’Assemblea si riunisce tre volte alla settimana, ridiscute gli ordini del giorno già discussi dall’Assemblea Nazionale, emette Decreti, vota ordini del giorno, si occupa della sicurezza dei suoi Distretti, Saint-Antoine e Saint-Marceau.

     I suoi abitanti sono i più battaglieri di Parigi, quelli, tanto per intenderci, che hanno “preso” la Bastiglia: artigiani, commercianti, gente pronta a menar le mani!

    La sera, Danton, Camille ed i loro amici, si riuniscono, come tanti borghesi, al Cafè Procope.

    A Parigi si diffondono timori per la fuga del re, Camille ed i suoi amici, pattugliano, di sera, la capitale per prevenire questa fuga. Ma essa riesce, i cittadini sono costernati, si recano all’Hotel de Ville, a manifestare spontaneamente.

     L’Assemblea siede in permanenza e sguinzaglia la Guardia Nazionale a caccia dei fuggiaschi che vengono ripresi e ricondotti a Parigi.

     Camille, dalle colonne del suo giornale, riprende e difende l’Idea della repubblica: oramai la Monarchia è finita. Robespierre, al Club dei Giacobini difende anch’egli quest’idea e giura di esser pronto a morire per essa!

    Nel Paese si agita la Questione Repubblicana. La maggior parte dei deputati dell’Assemblea, così come i Dipartimenti francesi, sono per il re, ma nei salotti (Madame Rolad, Madame Condorcet) l’idea repubblicana è esaltata e propugnata. Così anche negli ambienti del Palais Royal e dello Chatelet.

     Comunque, il 15 luglio, l’Assemblea rigetta ufficialmente la tesi di una Reggenza da parte del duca D’Orleans (ora Philippe Egalitè) e conferma al re i suoi poteri.

 

 

     Il 17 luglio i Cordelieri organizzano una manifestazione a favore della repubblica ai Campi di Marte, i cittadini sono invitati a firmare una petizione a suo favore. Fortunatamente, o perchè avvisati, i capi dei Cordelieri non partecipano al raduno.

     La Fayette, al comando della Guardia Nazionale, fa mitragliare la folla: cadono 50 cittadini! Sull’Hotel de Ville, il sindaco Bailly fa issare la bandiera rossa, segno di pericolo e di mobilitazione.

 

 

L’esercito fruga casa per casa. Danton si reca ad Arcis-sur-Aube, dove ha delle proprietà e poi si rifugia in Inghilterra. Camille si rifugia prima a Versailles, con Petion e poi si reca dai Duplessis a Bourg-Egalitè (già Bourg-la-Reine), assieme a Fréron. 

 

 

     Marat si rifugia nelle fogne dell’Odeon, da dove il suo fisico ne uscirà minato per sempre. Camille lascia anche il suo giornale e si ritira ad una specie di vita agreste, dove mangia, beve, gioca con sua moglie ed i suoi amici. Robespierre tace! Ai Giacobini, Lameth, Barnave e Duport (il famoso Triumvirato), si distaccano e fondano i “Foglianti”, che si collocano immediatamente a Destra dell’Assemblea, a sinistra, invece si collocano i girondini, con a capo Brissot. Fortunatamente per tutti, ed in vista delle nuove lezioni, il 13 settembre viene votata un’amnistia e tutti quelli che sono fuggiti possono ritornare. Il 1 ottobre viene eletta la nuova Assemblea Legislativa. Camille riprende i suoi libelli contro i tiepidi ed i moderati, Robespierre attacca i girondini che vogliono la guerra, affermando che anche se essa è inevitabile, non comprende perché l’iniziativa debba essere presa dalla Francia!

    Camille, in un famoso libello di 60 pagine, attacca Brissot, e conia un nuovo verbo: brissoter, che vuole dire derubare, borseggiare|

    Comunque il 20 aprile del 1792 la Francia dichiara guerra all’Austria, è il momento di mettere da parte le opposte ideologie: tutti devono concorrere alla salvezza della Patria!

    Camille lascia il Giornale e ne fonda uno nuovo “Le Tribunes des patriotes”, con l’aiuto di Fréron. Ma nessun stampatore ne vuole sapere. Solo uno di Guisa, un certo Duplain, dei famigli dei Duplessis, accetta, ma i pochi numeri che escono ne segnano già la fine! Dalle colonne del giornale, Camille loda le iniziative di Robespierre.

    Il 20 giugno, una folla di patrioti, armati fino ai denti, muove l’assalto al Palazzo reale delle Tuilieries, ma il re si salva indossando il berretto frigio e bevendo con la folla! I patrioti comprendono di essere stati ancora una volta gabbati!

    Intanto, il 6 luglio, alle 9 del mattino, nasce il figlio di Camille e di Lucile: Horace-Camille. Alla registrazione in Municipio, assistono come testimoni: Lecointre e Merlin de Thionville. Il bambino viene affidato alla nutrice del piccolo Danton ed inviato a l’Isle-Adam, Lucile va a riposarsi al Bourg-Egalitè. Camille è solo e pensa alla rivoluzione!

    I federati marsigliesi, che hanno portato a Parigi il loro Inno, e gli abitanti del faubourg St.Antoine, preparano l’assalto alle Tuilieries. Il re ha pensato bene di rafforzare gli effettivi presenti, ai 200 gentiluomini (quelli del pugnale!) affianca circa 2000 guardie svizzere, a lui devoti. Danton e gli altri esponenti dei Cordelieri hanno lavorato incessantemente alla bisogna, distribuendo ordini ed armi. Alle 23,45 del 9 agosto, la campana dei Cordelieri dà il segnale dell’attacco, le rispondono quelle del Faubourg St.Antoine.

    Una folla enorme (un muro umano – n.d.a.) si reca, armata di picche, di fucili, di cannoni, con a capo Santerre, al palazzo reale.

    Il re viene consigliato di rifugiarsi presso l’Assemblea, dove trascorrerà tutta la giornata del 10.

 

                                                                               

 

    Lucile è a casa Danton a confortare sua moglie, in lacrime. Il Tribuno distribuisce armi ed attende. Dopo una breve lotta vi è una tregua, ma poi le cannonate e gli spari riprendono, tutte le guardie svizzere vengono uccise.

    La notte è agitata, Danton si reca alla Comune Insurrezionale, che sostituisce quella legale, Camille, dopo vari giri, ritorna e si addormenta accanto alla moglie. E’ li, che a mattino fatto, Robert reca la notizia che il popolo ha vinto, che ci sono stati numerosi morti da una parte e dall’altra e che Danton è ministro.

    Infatti è stato nominato un Consiglio Esecutivo Provvisorio, così formato:

-Danton alla Giustizia,

-Roland all’Interno,

-Servan alla Guerra,

-Claviére alle Finanze,

-Lebrun e Monge.

    Fabre e Camille si recano a casa di Danton che finalmente riposa e si complimentano con lui. L’indomani essi vengono nominati, rispettivamente: segretario di stato e segretario al sigillo. Alla fine di agosto gli uffici dei nuovi funzionari vengono abbelliti da mobili in stile ed arazzi di Gobelins, scelti dalle loro rispettive mogli!

    Come primo intervento, Camille fa cambiare l’effige del re sul Sigillo di Stato, sostituendolo con delle scene rivoluzionarie. Invia Fréron come Commissario alla Mosella, riorganizza il Ministero, rimpiazzando funzionari e magistrati realisti con altri più vicini alla componente rivoluzionaria. Presenta, per la prima volta, un rendiconto delle attività della Giustizia. Riceve numerose lettere di richiesta di aiuto, come quella di un suo lontano parente, Fouquier-Tinville e lo fa nominare avvocato al Tribunale Criminale! Il 15 settembre viene inviato da Danton in missione a Laon, Guisa e Soissons, per rendersi conto dello stato della giustizia in quei luoghi.

   Danton, dal suo canto, distribuisce a pine mani favori e prebende ai suoi amici. Ma la guerra va male, Verdun è perduta, i francesi vengono sconfitti a Longwy. Occorre una leva straordinaria, ma davanti alle difficoltà, Danton, che è ormai il capo del Governo, esclama:

“De l’audace, ancore de l’audace et tojours de l’audace!”

    La situazione disastrosa in campo militare fa muovere Marat che crede di ravvisare e di vedere traditori ovunque. Così, dapprima vengono effettuate centinaia di visite domiciliari, poi si procede ai cosiddetti “massacri di settembre”.

    Nelle giornate dal 2 al 9 settembre, nelle carceri di Bicetre, Force, Carmes, Abbaye, allo Chatelet, vengono improvvisati Tribunali Straordinari che giudicano e mandano  a morte centinaia di persone.

 

(Le Grand Chatelet, al centro)

 

    Cosa fanno i nostri capi dei Cordelieri? Non partecipano attivamente, ma neanche prendono i provvedimenti atti a stroncare tali fenomeni. Danton esclama che il popolo è stanco e può farsi giustizia da solo! Salva la vita ad alcuni personaggi, come l’abate Barthélemy  ed anche Camille fa fuggire il suo vecchio maestro, l’abate De Bérardier. Questi massacri segnano un solco profondo tra la Montagna e la Gironda.

    Ma è ora di votazioni per l’elezione alla convenzione. Robespierre è il più votato, segue Danton. Camille viene eletto al secondo turno e lascia il suo ufficio al Ministero della Giustizia.

    A destra siedono i deputati della Gironda, a sinistra i Montagnardi capeggiati da Robespierre che segue il popolo nei suoi ideali e nelle sue rivendicazioni, egli non vuole ancora una nuova Costituzione, come propugnano i Girondini, ma chiede riforme per migliorare le condizioni di vita delle classi più disagiate. Al centro v’è la Palude, con centinaia di deputati. Camille non svolge nessun ruolo particolare, tace!

    La vita, intanto, rinasce nella capitale, si gioca al Palais Royal, nei locali di Madame Lacour o da Madame de Villiers, in Place de Petit-Péres, si mangia bene da Méot, Lucile ha il suo salotto dove riceve Philippe-Egalitè, Sieyès, Chabot e si fa musica o si va tutti a casa Danton. Robespierre è più chiuso, più misogino, ma riceve spesso i suoi amici a casa dell’ebanista Duplay, in Rue St.Honorè.

    Madame Duplay ha due figlie, Elisabeth ed Eléonore ed è insieme a loro che Robespierre riceve i suoi amici: Camille, Lucile, Saint-Just, il pittore David, Sergent, Panis, ecc…

    Camille ha degli attacchi di gelosia per Fréron che continua a corteggiare la sua bella moglie, ma Lucile lo tranquillizza: ella amerà sempre e soltanto lui!

    Il re, dopo l’assalto alle Tuilieries è stato imprigionato, assieme alla sua famiglia, alla Torre del Tempio, ma il processo a Luigi XVI è in aria, Camille scrive in favore del processo.

    Il 13 novembre la Convenzione inizia la discussione, il 3 dicembre il processo. Il re è difeso da tre avvocati: Tronchet. De Séze e Malesherbes.

 

(Malesherbes)

 

     In seduta ininterrotta per 62 ore, la Convenzione decide dapprima sui capi d’accusa, poi sull’entità della pena. Robespierre, Danton (che a favore del re, si era momentaneamente allontanato in Belgio, su incarico della Convenzione), Camille, Saint-Just (che per primo propone la pena di morte), votano la morte, ma anche vari deputati girondini lo fanno, sperando di poter arrivare ad un appello al popolo, cosa che invece non passa.

    Sotto un cielo plumbeo e la scorta di 100.000 di soldati della Guardia Nazionale, Luigi XVI viene ghigliottinato in Place de la Revolution, anche le donne dei capi rivoluzionari piangono!

    Dopo la morte del re la lotta politica tra gli avversi schieramenti infuria. Da destra si attacca Danton, colpevole di aver difeso Dumouriez (che ha tradito) e si chiede conto delle somme enormi spese al ministero di giustizia come fondi segreti. Il deputato Gaudet chiede la testa di Marat, che processato ed assolto dal Tribunale Straordinario, viene assolto e portato in trionfo dal popolo. Camille lo ha difeso ancora una volta!

    La situazione è ancora una volta disperata: La Vandea è in rivolta, il pane è carissimo, gli operai ed i contadini sono alla fame. Danton fa approvare il ribasso del prezzo del pane, una Guardia Popolare ed il rafforzamento delle Armate. Robespierre lancia il suo attacco ai girondini e ne affida il compito a Camille che scrive l’”Histoire des Brissotin”. Il suo stampatore gli dice che quell’opera porterà dritti alla ghigliottina i deputati girondini, Camille gli risponde:

“Bah! Nous avons le peuple pour nous!”.

    Il 2 giugno del 1793, la Convenzione vota l’arresto dei girondini, sotto la pressione della Guardia Nazionale che la circonda.

Camille difende il generale Dillon con la sua “Lettre a Dillon” che gli fa ottenere la scarcerazione, ma inveisce contro il Comitato di Salute Pubblica. L’epurazione era già pronta: esce Danton ed entrano Sant-Just e Robespierre. Intanto il padre gli comunica la morte del fratello Semery. Sembra che la fortuna abbia abbandonato il giovane deputato.

 

                                                            

                                                                      (Marat)                                                                    (Camille e la sua famiglia)

 

La guerra va male, Marat è stato assassinato, Saint-Just propone misure rivoluzionarie:

-l’istituzione di un Tribunale Rivoluzionario,

-la sospensione della Costituzione,

-la dittatura del Comitato di Salute Pubblica,

-la guerra ad oltranza contro i nemici della Repubblica.

    In pratica la Convenzione viene esautorata, i 12 membri del Comitato di Salute Pubblica prendono il potere e lo esercitano in modo assoluto. Ma solo 3 sono quelli che contano, gli altri, per paura di esser accusati di “tiepidezza”, si accodano, essi sono:

-Robespierre,

-Saint-Just, prima discepolo di Maximilien, ora agisce anche da solo,

Couthon, paralitico che siede su di una sedia a rotelle.

    Le perquisizioni e gli arresti si moltiplicano, anche a seguito della Legge sui Sospetti, vaga e generica indicazione per chi “… mormori, inveisca, tradisca, ecc…”. L’intento dei Montagnardi è di realizzare “il regno della giustizia e dell’umanità”, ma essi hanno dimenticato l’egoismo umano!

    Dall’altro lato, Danton ed i suoi, amanti del bel vivere, delle belle donne, del buon mangiare. Il Terrore è all’ordine del giorno. I girondini vengono ghigliottinati, qualcuno si suicida per sfuggire alla pena capitale.

 

(Morte dei Girondini)

  

Parigi è lugubre e tetra. Alle 10 di sera i locali devono chiudere, per le strade risuonano solo i passi dei gendarmi di pattuglia!

    A Danton viene richiesto di riprendere la lotta, egli ora si è risposato e sverna nei suoi possedimenti di Arcis-sur-Aube. Anche Camille è demoralizzato e pentito di aver appoggiato Robespierre ed i suoi.

    Apparentemente Robespierre continua ad essere amico di Danton, tanto che l’Incorruttibile gli indirizza una tenera lettera per la morte della moglie Gabrielle, ma in effetti egli odia la sua truculenza, il suo dubbio talento oratorio! I giacobini, ora, accusano sia Danton che Desmoulins di tiepidezza.

    Danton ed i suoi amici, Camille, Lucile, Hérault de Secheless, Fabre, ecc…, si riuniscono e decidono che così non si può andare avanti, così Danton, in una celebre passeggiata sulle rive della Senna dice al suo amico di vedere il fiume rosseggiante del sangue delle vittime del Terrore e chiede a Camille di riprendere la penna per scrivere in favore della Libertà. Desmuolins accetta e nasce così il nuovo giornale “Le Vieux Cordelier”.

    Nel 1° numero, il cui motto è “Vivre Livre ou Mourir”, egli si appella alla Pietà, alla Libertà. Nel 2° numero attacca gli enrages e gli hebertisti. Nel 3° numero, le istituzioni del Terrore, come il Tribunale Rivoluzionario, compiendo un parallelo con l’epoca delle dittature romane.

 

     Ai Giacobini Robespierre deve difendere Camille dagli attacchi di chi lo considera tiepido ed alleato degli aristocratici (leggi generale Dillon – n.d.a.), lo fa in modo egregio, ricordando a tutti che Camille è stato il primo a dare il segnale della rivoluzione, saltando su una tavola al Palis Royal, ma avverte l’amico di scegliersi bene i suoi amici e di essere prudente! Camille è salvo e viene ammesso tra i giacobini.

    Desmuolins però comprende che la sua salvezza è solo momentanea, Robespierre gli ha mandato un avvertimento, non lo ha voluto inviare in provincia in missione, come lui chiedeva, deve quindi stare attento!

    Ma Camille non riesce a desistere dal suo “mestiere” di giornalista. Non potendo attaccare direttamente i membri del Comitato di Salute Pubblica, ne attacca tre suoi funzionari: Vincent, Maillard e Ronsin. Questo scatena l’ira dei Giacobini, al Club e nella Convenzione. Hebert, al Club dei Giacobini, chiede l’espulsione di Philipeeaux, Fabre e Camille Desmoulins.

    Dapprima i tre non si presentano per discolparsi, poi Camille decide di far uscire il N° 5 del “Vieux Cordelier”, in cui difende la Libertà di Stampa ed accusa il Comitato di esercitare la Dittatura in Francia. Robespierre e Saint-Just escono allo scoperto. Robespierre, al Club gli sferra un violento attacco chiedendo che il N° 5 del giornale sia bruciato! Camille afferma che “bruciare il giornale non è una risposta!”. Solo la difesa di Danton, che chiede tempo, lo salva, anche se temporaneamente.

    La guerra, anche se sono state riprese (siamo alla fine del dicembre 1793) le città ribelli, come Tolone e Lione, continua ancora, la Vandea è ancora in rivolta, i Montagnardi sanno che se interrompono il corso del Terrore, con le sue misure draconiane, la rivoluzione si arresterà. Saint-Just afferma che se i prigionieri che ci sono nelle carceri saranno liberati, gli aristocratici leveranno la testa e vinceranno!

        Camille, inoltre, denuncia Hebert per aver preso migliaia di livres, con la scusa di finanziare il suo giornale. La cosa finisce alla sbarra della Convenzione. Ma Robespierre volge la sua attenzione a Fabre e lo denuncia ai giacobini, è l’inizio della campagna contro i dantonisti. Quanto a Camille, già radiato dai Giacobini, ne chiede ed ottiene la reintegrazione, definendolo “un bravo ragazzo con delle cattive amicizie”. Hebert, tramite Vincent, fa compiere un’ispezione a casa del suocero di Camille e lo fa arrestare. Messier Duplessis resta in carcere 15 giorni, ma viene popi liberato per l’intervento di Danton e di Camille.

    Esce il N° 6 del giornale che sarà anche l’ultimo fino alla morte di Camille. In esso, il giovane difende ancora le Libertà propugnate dalla rivoluzione ed afferma che essa è “Gioia, felicità e non miseria e carestia”.

    Le carrette che trasportano i condannati alla ghigliottina passano per Rue St.Honorè, i negozianti chiudono le loro botteghe e si rifugiano in casa.

 

 

                                                                          

                                                              (La carretta)                                                                                (St.Just)

 

Quelli che assistono allo spettacolo, applaudono: credono così di trovare soddisfazione nell’esecuzione di chi credono colpevole della loro fame, delle sofferenze che devono patire. In realtà le fazioni si stanno annullando l’un l’altra. Oggi tocca agli hebertisti, che con l’aiuto di Danton vengono condannati, domani toccherà allo stesso Danton e poi a Robespierre!

    Allo spettacolo di “Epicharis et Neron”, a cui assistono sia Robespierre che Danton, si levano grida di “Morte al Tiranno”, all’indirizzo dell’Incorruttibile, gli amici del Tribuno applaudono e gli mostrano i pugni!

    Lucile, angosciata ed in cerca di appoggi, si rivolge a Fréron, a cui scrive una lunga lettera. Ma Camille non condivide l’angoscia della moglie, egli crede nel risveglio di Danton, per lui: “il vecchio leone dorme, ma quando si risveglierà…!”.

    Nel n° 7 del giornale, Camille attacca frontalmente Robespierre, Vadier, David, il Comitato di Salute Pubblica, Saint-Just, Barére, Billaud-Varenne, ecc… Ma il suo stampatore Desenne, si rifiuta di pubblicarlo, il N° 7 sarà pubblicato solo dopo la morte di Camille, nel mese di giugno del 1795.

        Il 24 marzo Hebert ed i suoi complici, Ronsin, Mormoro, Cloots, vengono ghigliottinati.

    Danton interviene all’Assemblea e parla in favore della Pace! Lui e Camille si illudono di passare indenni la tempesta che invece si sta addensando sul loro Capo. Billaud-Varenne chiede ogni giorno a Robespierre la testa di Danton, che ad un passante sotto la sua finestra esclama: “Preferisco essere ghigliottinato che ghigliottinare”. Robespierre dapprima è restio a denunciare Danton, infatti esclama: “allora devo vedere proprio morire tutti i patrioti!”, ma quando Saint-Just gli porta le “prove” che Danton ha fatto parte delle trame ordite dal finanziere belga Proli, l’attaccamento al denaro del Tribuno lo disgusta. Il disprezzo di Camille non fa altro che esasperarlo! Robespierre ha deciso: immolerà l’Amicizia per il Bene dello Stato!

    Nella notte tra il 30 ed il 31 marzo 1794, i Comitati di Salute Pubblica, di Sicurezza e d Legislazione, si riuniscono congiuntamente e spiccano decreto di arresto per i dantonisti. Danton viene arrestato mentre dorme, Camille ha appena il tempo di abbracciare moglie e figlio. Vengono tutti condotti alla prigione del Lussemburgo.

   L’unico che ha il coraggio di intervenire alla Convenzione, in difesa degli arrestati, è Legendre. Robespierre ha buon gioco di lui, affermando che non esistono privilegi per nessuno e che non si vogliono fabbricare degli idoli! Ma è soprattutto una frase che fa gelare il sangue nelle vene dei deputati: “Chiunque trema è colpevole”. Solo la Paura può spiegare i successivi avvenimenti, fino alla morte di Robespierre: sarà proprio Essa che ne muterà il Corso! Saint-Just sferra il colpo finale, chiedendo Giustizia contro chi tradisce da lungo tempo la Causa Popolare!

     Poi spiega il suo Teorema Accusatorio: il capo della fazione è Fabre d’Eglantine, Danton lo ha protetto ed aiutato, Camille è diventato più tardi loro complice.

Tradimento, passaggio allo straniero, ecc…, tentativo di restaurare la Monarchia, ci sono tutti i dettagli già visti nelle accuse agli hebertisti ed ai girondini. Ma è la frase finale che segna il suo capolavoro: “… chi li appoggia o li scusa è un nemico od un traditore!”. Un uragano di applausi chiude l’Accusa di Saint-Just!

    Al Lussemburgo, Camille viene separato da Danton, e messo in una cella ai paini alti. La lettura dei capi d’accusa, mentre fa ridere Danton, manda in collera Camille, poi sopravviene la depressione. Il pensiero di non poter più vedere Lucile e suo figlio Horace, lo abbatte! Non mangia, scrive lettere appassionate alla moglie, chiamandola Lolotte o Lolou, così la donna si decide ad intervenire, a qualunque costo, in difesa del marito.

Ma i suoi tentativi non sortiscono alcun effetto. Robespierre non la riceve, così il Comitato di Salute Pubblica. Legendre e Fréron non si muovono, solo Dillon medita un piano di liberazione impossibile!

    Nella sua cella, Camille riesce a vedere gli alberi del Lussemburgo, e gli ritornano alla mente i bei momenti della sua giovinezza quando per la prima volta aveva  visto, proprio in quel giardino, Anne Duplessis accompagnata dalle sue due figlie! Camille esclama: “Non potevo credere  che gli uomini fossero così feroci ed ingiusti!”.

    Nella notte tra il 2 ed il 3 aprile essi vengono trasferiti alla Conciergerie.

 

 

                                                                                                      

 

     Camille scrive un’ ultima lettera a Lucile, in cui le dà l’addio: “noi moriamo per l’Amore della Verità…siamo gli ultimi dei repubblicani!”.

    Danton, mentre cammina sotto le volte della prigione, pensa al giorno che ha fatto istituire il Tribunale Rivoluzionario e ne chiede perdono a Dio ed agli uomini!

    Gli accusati vengono portati davanti al Tribunale Rivoluzionario.

 

                                                                              

 

    Una folla immensa, che inizia da Place Dauphine, attende da oltre 8 ore! Danton entra a testa alta, Camille è molto abbattuto. Presiede Herman, Accusatore Pubblico è Fouquier-Tinville, ex protetto di Camille, tutti e due uomini di Robespierre!

    Sin dalle prime battute si comprende che il processo non sarà facile, infatti, Camile alla domanda sulla sua età, si toglie un anno e dice di averne trentatrè, “gli anni di Cristo quando fu ucciso! L’età critica per tutti patrioti!”. Anche Danton cerca di far disgiungere i processi degli altri coimputati, accusati di delitti comuni: somma offesa per dei patrioti! Ma il Tribunale non ammette alcun mezzo di difesa! Herman, imbarazzato, è costretto a chiudere la seduta!

    L’indomani si inizia con l’interrogatorio di Danton, che si difende accusando: il vecchio leone ruggisce ancora! Il Presidente lo richiama all’ordine e ad un comportamento più corretto. Il Tribuno gli risponde che quando qualcuno difende la propria Vita, urla e si agita!

    Camille viene accusato di aver difeso il generale Dillon e di aver chiesto clemenza per i prigionieri. Egli si difende affermando che non aveva fatto altro che quello che gli era stato chiesto dai patrioti: delle garanzie processuali! Tramite testimoni, si cerca di incolpare Camille di un’improbabile sollevazione nelle carceri! L’indomani, Lucile viene anche lei arrestata. Una calma profonda la pervade: ora lei condividerà la stessa sorte del marito, la Morte! Lucile viene condotta al carcere di Sainte-Pelagie.

 

(Prison de Sainte Pélagie)

  

    Danton chiede l’escussione di sei deputati, gli viene negato. La folla sembra parteggiare per il Tribuno, i clamori si fanno sentire dentro e fuori dell’aula. Così Fouquier chiede istruzioni al Comitato. Saint-Just fa approvare un decreto secondo il quale se gli accusati offendono, con il loro comportamento, la Corte, si può procedere senza dei essi. E’ la fine. Saint-Just si dichiara pronto ad immolare tutto, senza pietà, senza rispetto umano e senza paura! I giurati si dichiarano soddisfatti del dibattimento e delle prove portate al processo ed il Destino dei condannati è segnato!

    Gli ultimi attimi del processo vedono Camille arrabbiato e Danton che deride i giudici. Ci vogliono ben tre soldati per far uscire il giornalista dall’aula che si difende a morsi e pugni! Alcuni giurati non se la sentono ancora di condannarli, ma Fouquier ed Herman riescono a convincerli.

    Alla Conciergerie si procede alla toeletta dei condannati: sono le 4 del mattino, Sanson viene ingiuriato da Camille e Danton gli dice di calmarsi! Poi le carrette procedono tra due ali di folla immensa e silenziosa. Solo alcuni pagati dai comitati li ingiuriano. Camille grida che mandano a morte un Apostolo delle Libertà e dice a Danton “Sono propri questi quelli per cui abbiamo fatto la rivoluzione?”.  Passando sotto le finestre di  casa Duplay, dove abita Robespiere, Danton lo invita e gli predice la fine che farà! Prima viene ghigliottinato Camille che rivede le immagini della sua giovinezza e poi quelle di suo figlio e di sua moglie, è per lei il suo ultimo pensiero, muore, infatti, pronunciando il suo nome! Danton invita il boia a mostrare la sua testa: sarà certamente un degno spettacolo!

    All’indomani, alla Convezione, Vadier accusa Lucile di complicità con Dillon. Il processo è breve ed i due vengono condannati. Sulla carretta l’ex generale chiede scusa alla giovane di essere stata la causa involontaria della sua morte. Ma Lucile è ormai trasfigurata: sa che andrà a raggiungere suo marito! Scrive un breve biglietto di addio a sua madre, che tenta in extremis un salvataggio, scrivendo una lunga lettera a Robespierre, che non la riceverà mai! “Se non sei quella tigre dal volto umano…!”.

   Lucile muore con coraggio.

    La condanna di Camille aveva provocato una lettera del padre a Fouquier che giunse troppo tardi ma che comunque non avrebbe ottenuto alcun risultato.  Egli morrà per il dolore della perdita del figlio, poco dopo. La madre vivrà, nel culto di Camille, fino al 1834 e dedicherà tutta la sua vita all’educazione di Horace che entrerà, come il padre, al Liceo Louis-le-Grand, poi conseguirà il baccellierato in Lettere. Sposatosi, avrà due figli e si recherà ad Haiti, dove, nel 1825, morrà, come Camille, a soli 33 anni. La madre di Camille vivrà, ospite di un parente, sulla Montagne Saint-Genevieve (accanto al Liceo Louis-le Grand – n.d.a.), a Parigi.

    Dopo Termidoro, Merlin de Thionville, amico di Camille, farà riabilitare la memoria dell’Apostolo della Libertà. Il Consiglio dei Cinquecento stabilirà una pensione di 2000 franchi per il giovane Horace, pensione che non riceverà mai!

    Camille è un giornalista, un valente scrittore, ma è Uomo d’Istinto, di sentimenti: egli difende la Libertà perché la sente Sua, non come Dottrina, crede in Lei fino al sacrifico Supremo. Rimarrà e morrà come “il giovane” della Rivoluzione.

 

 

GALLERIA DEI PERSONAGGI