GIORGIO GIACOMO DANTON

 

 

 

Danton nasce il 26 ottobre del 1759 ad Arcis - sur - Aube, nella Champagne.

 

 

     Suo padre Giacomo è procuratore di giustizia, sua madre Maria Maddalena Camut, è figlia di un imprenditore di lavori pubblici. Viene dunque da famiglia borghese, ma che appena pochi anni prima, nel 1760, coltivava (nella persona di suo nonno) la terra. La gran parte dei futuri capi della rivoluzione avrà la sua stessa estrazione: provenienti dalla terra se ne erano appena emancipati. Il padre di Danton avrà 11 figli, 5 dal primo letto e 6 dalle seconde nozze, quelle appunto con la madre di D. Il 25 febbraio del 1762 morirà il padre e la madre andrà a nozze con un certo Recordain, filatore in cotone, al quale Danton pagherà i debiti.

    Il nostro Giacomo entra nel Collegio di Troyes, ma non sopporta l’ambiente e così viene definito “l’antisuperiore”, così, viene tolto dal seminario e messo dai padri oratoriani. Danton si appassiona alla lettura dei classici ma non disdegna, di nascosto naturalmente, altre letture come: Rabelais, Montaigne, Molière, Dante, Shakespeare.

    L’11 giugno del 1775, per l’incoronazione del re, scappa e si reca a vederla di persona! Lo zio, il curato Baberey, vuole convincerlo a prender gli ordini, ma Danton segue gli studi giuridici e, una volta ottenuta la laurea, si reca a Parigi. Nella capitale, i viaggiatori provenienti dalla Champagne, scendono tutti al “Cavallo nero”, in Via Geoffroy – l’Asnier, dietro S.Gervaso.

    Iniziò la pratica legale presso lo studio Vinot, in Rue de St.Louis  - en – l’Isle, alloggiato e nutrito presso di lui, lasciò il “Cavallo nero”, e cominciò a frequentare il Palazzo di Giustizia e … la Senna, dove praticava i tuffi. Uno di questi gli procurò un infortunio. A letto lesse Rousseau e Diderot. Per ottenere la licenza ad esercitare si recò a Reims e la “ottenne”. Aprì uno studio in Rue de Mauveaises-Paroles e per andare a pranzo si recava all’”Albergo della Modestia”, nomi che sono tutti e due un programma!

    Oltre al Palazzo di Giustizia Danton iniziò a frequentare anche il Caffè “Parnasse”, che si trovava proprio lì di fronte. Il padrone, Francesco Girolamo Charpentier, che era anche controllore delle imposte, aveva una figlia, Gabriella, forte e ben “dotata”, così Giacomo la conquistò e con i soldi della dote, più un prestito ottenuto da una sua vecchia zia, comprò la carica di Avvocato nei Consigli reali, dalle mani del collega Huet de Paisy (78.000 livres).

    Danton aprì così un nuovo studio nella Cour de Commerce (lì dove ora sorge la sua statua, i lavori del periodo imperiale di Napoleone III, ne abbatterono più della metà), accanto al luogo dove fu situata la stamperia del giornale di Marat: “L’Ami du Peuple” e la bottega del segretario del Dottor Guillotin che provava la sua “filantropica macchina per decapitare”. In questo appartamento, che Danton ingrandirà man mano con successivi acquisti, si tenevano vari conviviali tra Giacomo ed i suoi aiuti (come Parè e Desforges, il primo sarà fatto ministro dell’Interno ed il secondo degli Esteri).

    La sera del 17 luglio 1789 l’avvocato Lavaux entrò nel Convento dei Cordelieri, che ospitava la sede del Nuovo Distretto di Parigi e rimase allibito nell’ammirare un uomo corpulento, dalla faccia butterata, in maniche di camicia, che arringava i presenti chiamando i cittadini alle armi perché la città era minacciata da un esercito reale di 30.000 uomini: dopo un po’ riconobbe in lui il suo collega Giorgio Giacomo Danton. La carriera politica di Danton era appena iniziata, in modo “esplosivo”, naturalmente!

 

 

 

    Il 14 luglio lo colse di sorpresa, ma nella notte tra il 15 ed il 16, al comando di una pattuglia arrestò Soulès, custode della ex fortezza e lo condusse davanti all’Hotel de Ville, solo l’intervento di La Fayette salvò la vita al pover’uomo!

    E’ al Distretto (Parigi ne contava allora ben 59) dei Cordelieri che Danton emergerà, esso comprendeva i territorio dei quartieri dell’Odeon (Teatro), e della Monnaie.

 

 

     Il nome gli era venuto dall’omonimo convento dei Francescani, i Cordelieri erano dei monaci “combattenti”, il loro convento era stato fondato da San Luigi, in Rue de l’Ecole de Medicine.

La prima regola dei Cordelieri era che nessun decreto del Comune valeva se non veniva approvato dal Distretto, cioè, in pratica, da Danton che ne era il Presidente.

 

 

     Egli aveva la “sua” Stampa, la “sua” Assemblea, il “suo” Battaglione, il “suo” Teatro.

    La protezione accordata dal Distretto ai giornalisti aveva attirato:

-Momoro, stampatore di libelli e luogotenente di Danton,

-Loustalot, fondatore del giornale: “Le Rivoluzioni di Parigi”,

-Brune, futuro maresciallo dell’Impero, fondatore del: “Giornale della Corte e della Città”,

-Marat, fondatore dell’ “Amico del Popolo”, medico e giornalista,

-Desmoulins, che sarà la “penna” di Danton: questi scrive, Danton ispira.

    Nel quartiere vi sono gli amici del Tribuno:

-Marat,

-Billaud, avvocato senza cause,

-Manuel, futuro procuratore della Comune,

-Momoro, giornalista e stampatore,

-Anassagora Chaumette,

-Parè, futuro ministro e suo ex procuratore legale,

-Chevetel, medico e  futuro agente segreto,

-Collot d’Herbois, attore,

-Brune,

-Théroigne de Méricourt, unica donna ammessa nell’Assemblea dei Cordelieri con voto “consultivo”.

     Con essi Danton farà memorabili pranzi a base di galline bollite, nella sua casa all’Odeon, e si riunirà con loro nel celebre Cafè Procope, inaugurato dal suo proprietario, il siciliano Procopio, nel 1689, in Rue de Fossés-Saint-Germaine, a due passi dalla sua casa. Voltaire, Danton, Desmopulins, Marat, Robespierre,  poi, De Musset, G.Sand. Gambetta, saranno i suoi celebri frequentatori.

 

(Cafè Procope)

 

    Più cresce il potere di Danton, più i suoi nemici lo attaccano: “pazzo grottesco”, “provocatore stipendiato”, “compratore di voti”, sono solo alcuni degli epiteti affibbiatigli dai suoi nemici politici. Danton si difende ed attacca il sindaco Bailly, ma fu l’affare Marat, che divenne l’affare Danton, a far precipitare la situazione.

    Già una prima volta Marat era sfuggito all’arresto scappando a Montmartre e rifugiandosi, poi, nel Distretto dei Cordelieri, ma questa volta le cose furono fatte in grande. Tremila soldati al comando del vice di La Fayette furono incaricati dell’arresto di Marat. Due  ufficiali giudiziari si recarono in Rue de Fossés-Saint-Germaine (l’attuale Rue de Commerce) ma non lo trovarono, intanto Danton scendeva in piazza scatenando il popolo dell’Odeon e promettendo ai soldati una sonora batosta con l’arrivo di 20.000 uomini, dai Distretti vicini. La cosa si risolse dopo una lunga giornata di inutili trattative, con il ritiro della Guardia Nazionale. Allora l’affare Marat si trasformò in affare Danton, infatti anche lui fu colpito da un ordine di arresto dello Chatelet, la sua elezione al Comune e soprattutto il divieto di ratificare il decreto da parte degli atri distretti parigini, impedì l’arresto del tribuno. La cosa si risolse definitivamente quando, su proposta di Robespierre, il Tribunale dello Chatelet fu soppresso e così persero di efficacia tutti i suoi decreti! Il Comune si prese però la rivincita quando soppresse il Distretto dei Cordelieri, facendolo assorbire in quello del Teatro Francese, in cui però Danton faceva sempre sentire la sua voce tonante!

    Eletto nel Consiglio Comunale, Danton sembra placarsi, ma al Distretto  il suo dissenso si fa sempre sentire! Il 18 giugno del 1790 viene battezzato il suo primo figlio, è un maschio e si chiama Antonio. Partecipa a varie Commissioni e deputazioni, tra cui quella incaricata di far visita al Re e di portare gli omaggi del Comune al sovrano. E’ di questo periodo il diffondersi delle prime voci della sua corruzione da parte della Casa Reale, ma prove certe non ve ne sono. Danton torna alle cause e ne patrocina poche in verità (ecco il perché del diffondersi delle voci sulla sua corruzione).

    Viene eletto comandante del battaglione dei Cordelieri, e così partecipa alla mancata partenza per St. Cloud del re, episodi minori, fino a quando, il 21 giugno del 1791, viene annunciata la fuga della famiglia reale, fermata a Varennes. E’ il momento di prendersi la rivincita su La Fayette e Danton lo fa con accesi discorsi al Club dei Giacobini, dove reclama la testa del generale. Egli però riesce a far passare la tesi del “rapimento” del re ed anche questa volta Danton non riuscirà nel suo intento.

    La situazione politica è effervescente: gli Orleanisti, tra cui si annovera Danton, sono per la reggenza di Filippo D’Orleans, altri per la repubblica, Marat per la Dittatura e si mormora il nome del Tribuno, egli però si schernisce.

    Il 15 luglio alcuni cittadini vengono scacciati dal Campo di Marte, il 17 La Fayette fa sparare sulla folla, decine di morti sanzioneranno la “pretesa” repubblicana! E’ la caccia ai patrioti, Danton si reca prima ad Arcis e poi a Londra, dove, pare, ha contatti con Payne ed altri parlamentari inglesi. Il 13 settembre viene votata l’Amnistia (sul Tribuno pendeva ancora un nuovo decreto d’arresto) e finalmente Danton può far ritorno a Parigi. Partecipa alle elezioni per l’Assemblea Legislativa ma non viene eletto, così come Robespierre. Si ritira in privato, sua moglie gli dà (2 febbraio) un secondo figlio. Ma ecco la sorpresa: egli viene eletto a schiacciante maggioranza, sostituto procuratore al Comune! Scoppia, intanto, la questione della partecipazione alla guerra che vedrà l’uno contro l’altro Brissot (favorevole) e Robespierre (contrario), Danton resterà neutrale.

    Cade il governo dei Foglianti e, nonostante i giornali lo indichino come nuovo Ministro, ciò non accadrà. Sale, invece, Roland, questo scacco riporta il Tribuno all’opposizione violenta, ma “preparata”: tra le molte tesi sul 10 Agosto 1792, Danton è colui che “preparerà” gli eventi. Il lavoro di Danton si esplica su varie direttrici:

-Chiamata dei federati a Parigi e loro permanenza nella Capitale, alla bisogna essi saranno inviati all’assalto delle Tuileries,

-Preparazione dei “randellatori” dei sobborghi, tra cui spicca, come sempre, il Fauborg St.Antoine,

-Preparazione delle Sezioni, che vengono “aperte” alle deliberazioni di tutti i cittadini del loro Distretto di appartenenza, altrimenti i ricchi borghesi, fayettisti e monarchici, avranno sempre la meglio.

 

(La notte del 9 agosto 1792)

 

     Il 9 Agosto, dopo le ore 8 della sera, le sezioni si mettono in moto, inviando al Comune dei loro Commissari che fanno la voce grossa e si preparano a sostituire i Consiglieri già eletti che siedono in una sala vicina, il Sindaco Pétion è “opportunamente” assente. Danton vigila dalla sua casa, assieme ai fidi Desmoulins, Freron ed altri, che il popolo si muova, finalmente. Dal lucido racconto di Lucille Desmoulins, apprendiamo che la campana a martello dei Cordelieri diede il segnale, su ordine di Danton, immediatamente tutte le campane delle chiese di Parigi risposero all’appello e chiamarono, a loro volta, all’insurrezione tutti gli abitanti della capitale. Danton si riposa, o almeno tenta di farlo, sul suo letto, poi comprende che l’ora è finalmente giunta e si reca all’Hotel de Ville, affronta il Consiglio e lo costringe a dimettersi: la Comune Insurrezionale sostituisce quella Legale, ordina l’uccisone del comandante delle truppe delle Tuileries, Mandat, filomonarchico, attirato con un tranello nel Municipio (sarà freddato da un colpo di pistola mentre viene condotto in stato d’arresto alla prigione dell’Abbazia). Intanto la folla assalta nella notte il castello trucidando le 1200 guardie svizzere, prima che ciò accada il re e la sua famiglia si recano all’Assemblea e si mettono sotto la sua protezione. L’Assemblea appronta, su proposta del Nuovo Comune, una Convenzione e proclama il re “sospeso”. Saranno proprio Desmoulins e Fabre che gli chiedono di diventare suoi segretari, a comunicare a Danton la sua elezione a Ministro di Giustizia, ma il Tribuno non è solo Ministro, per una norma dell’Assemblea, colui che ha ricevuto più voti avrà anche una posizione preminente nel nuovo Gabinetto (una specie di primo ministro), è evidente che il Tribuno ha trionfato su tutti i fronti!

    Danton si circonda dei suoi amici, nominando:

-Fabre segretario generale,

-Desmoulins segretario al sigillo,

-Robert capo del personale,

-Nicola Dupont capo di gabinetto e non dimenticando anche il suo antico procuratore, Paré.

    L’attività inizia febbrile, in otto giorni vengono emanati 123 decreti! Poi, finalmente, si riunisce il Consiglio Esecutivo (governo) il 10 agosto alle ore 14, di cui fanno parte, oltre a Danton (il primo tra gli eletti):

-Monge, scienziato, Ministro della Marina,

-Servan, alla Guerra,

-Le Brun agli Affari Esteri,

-Clavieré alle Finanze,

-Roland agli Interni.

    Con la moglie di Roland, Manon, la vera artefice della politica del Ministero degli Interni, i rapporti si guastarono quasi subito, era Danton che voleva comandare e lo fece!

    Intanto Longwy cadeva il 20 agosto e Verdun il 2 settembre, Danton proclamò che innanzitutto “la Francia era Parigi” e che quindi l’Assemblea ed il governo da lì non si sarebbero spostati, anche perchè era a conoscenza delle sommosse in Provincia, e che “quando una nave fa naufragio, getta a mare tutto quello che lo fa perire”, era l’autorizzazione ai prossimi massacri: per galvanizzare la resistenza del popolo francese, occorreva “terrorizzare i traditori”, fare “esecuzioni esemplari”!

 

(Longwy)

 

     Le prigioni vengono riempite di 30.000 “ostaggi”, presi in gran parte tra i parenti degli emigrati ed i preti. E’ un Terrore Legale che Danton istituisce, chiama, poi, all’adunata i cittadini: che si armino e si rechino al Campo di Marte! Ma la Comune Insurrezionale, con a capo Marat, ha altri propositi, dal 2 al 5 settembre 1792, 1600 prigionieri vengono massacrati, nelle prigioni stesse. Secondo una storiografia recente, i giacobini volevano sbarazzarsi già da ora dei loro nemici, i Girondini, epurandoli dall’Assemblea e dal Consiglio esecutivo (governo), infatti Danton riuscirà a stento a fermare i decreti d’arresto per Roland e Brissot.

    Ma è ora, dopo l’ignavia di tutti per i massacri perpetrati, di frenare quest’ondata di violenza popolare e di pensare al fronte della Guerra. Trattative vengono intavolate con l’Inghilterra dando missione a Talleyrand, che otterrà solo un ritardo nel suo intervento, ciò però basterà a Danton, che intavolerà trattative anche con il capo dell’esercito prussiano, il duca di Brunswich, ottenendo la partenza delle truppe dalle città conquistate!

    Il 6 settembre Danton era stato eletto col massimo dei voti alla Convenzione, perciò si dimise da Ministro ed iniziò la sua vita da deputato. La sua condotta si ispirò ad un sano “opportunismo”, assieme a lui furono eletti i suoi amici: Desmoulins, Robert, Fabre, Manuel, Legendre, Boucher Saint-Sauveur, Sergent, Freron, David e Panis. L’elezione del duca d’Orleans fu pure attribuita a lui. La prima proposta di Danton fu quella di dichiarare la proprietà intoccabile, così, tranquillizzati anche i settori monarchici della Convenzione, entrò a far parte del Comitato di Costituzione e del Comitato diplomatico. Si pronunciò a favore delle conquiste fatte dall’esercito francese. Ma il salotto di Madame Roland che raccoglieva: Buzot, Barbaroux, Brissot, Gensonnè, Pétion, gli si scagliò contro, per paura di una sua Dittatura, propugnata più volte da Marat, così l’ex Tribuno prese le distanze dal capo-popolo e votò il decreto di condanna a morte per chiunque aspirasse alla dittatura!

    Il 6 settembre Danton aveva deposto i conti del suo Ministero, ma in essi non figuravano le somme spese per operazioni segrete, su quel punto si scatenò la reazione della destra, dei Rolandisti e di tutti i suoi avversari. L’ex tribuno riuscì a malapena a salvarsi, sostenendo che se le spese erano segrete, non potevano, ovviamente, esser rendicontate, e riavvicinandosi, giocoforza, anche se a malincuore, ai Giacobini, come Robespierre e Marat. Così fu eletto Presidente del Club dei giacobini.

    Il 30 novembre fu inviato in missione in Belgio presso l’Armata del Nord. La situazione stava precipitando, I Belgi, i Magonzesi, i Nizzardi chiedevano di riunirsi alla Francia, essa abbandonava l’idea pacifista per una guerra di conquista, d’altronde l’esperienza delle recenti disfatte, consigliava di agire in tal senso!

    Prima di partire per il Belgio, Danton era stato avvicinato da Lameth che voleva intercedere per il re. Danton gli disse candidamente che se la situazione si fosse fatta pericolosa per il re egli avrebbe votato come gli altri, cioè per la sua morte! Anche per questo preferì essere lontano quando iniziò il processo contro l’ex sovrano.

    Parigi votò per l’annessione, considerata la “fortuna” economica che ne avrebbe ricavato, così i Clubs belgi prepararono la votazione per l’annessione alla Francia che fu plebiscitaria. Intanto si votava, e Danton, tornato  a Parigi, votò anche lui, la morte del re. Ma un’altra morte doveva sconvolgere e capovolgere le sorti della sua esistenza: il 10 gennaio era morta sua moglie Gabriella. Danton, impazzito dal dolore la fece riesumare dopo una settimana e le fece fare il calco del volto, attualmente al museo di Troyes. Questa morte, fu addossata ai girondini che avevano avvelenato gli ultimi giorni di vita della povera donna: le accuse di essere il colpevole delle stragi di settembre era stata riesumata con violenza dai girondini (in realtà sembra che ella sia morta di parto prematuro), così Danton, incollerito, rientrò nella Montagna. Ma una ragione ben più impellente lo fece decidere, una commissione di dodici saggi era stata nominata per esaminare i “famigerati” conti,la lotta per la salvezza e per la supremazia era scoccata senza esclusione di colpi. La Commissione di difesa fu sostituita dal Comitato di Salute Pubblica, dove Danton entrò con i suoi, poi fu la volta dell’istituzione del Tribunale Rivoluzionario. In seguito ai rovesci militari (sconfitta di Neerwinden) e del tradimento di Dumouriez che si era consegnato agli austriaci, Danton, per difendersi dall’accusa di esser stato il mentore del generale, chiese ed ottenne misure atte ad aumentare il fervore rivoluzionario e ad eliminare i “nemici interni” sempre presenti nei momenti bui della guerra. I girondini risposero con un atto d’accusa davanti al Tribunale per Marat (non potendo colpire direttamente Danton) che però ne uscì assolto! Il 31 maggio gli inviati della Comune si presentarono alla Convenzione con una petizione per l’arresto dei deputati girondini: era l’Epilogo!

    Il 2 giugno il generale Henriot si presentò invece con i cannoni davanti alla Convenzione ed eseguì l’arresto dei girondini sospetti. Intanto, all’interno del Comitato di Salute Pubblica vennero affidati i ministeri, Danton ebbe quello degli Affari Esteri, poi, anche della Guerra. Una nuova Costituzione, un Progetto di Educazione Pubblica furono le prime attività del neo Ministro, ma l’avvenimento più foriero di conseguenze per lui, fu il suo secondo matrimonio con la diciassettenne Luisa Gély, tutto ciò che gli aveva indurito il cuore scomparve ed in lui tornò la magnanimità che un tempo lo aveva pervaso. Ciò, però, gli portò le accuse di “addormentatore” e di “tiepido” da parte dei giacobini, di nuovo le accuse di ladro, ecc…, tornarono a galla!

    Si assenta dalle sedute della Convenzione e viene escluso dal Comitato di Salute Pubblica dove entrano, prima Saint Just e Couthon il 10 luglio e, poi, il 24, Robespierre.

Il 25 luglio viene eletto Presidente della Convenzione e tenta di riaccostarsi agli hebertisti, ma questi rifiutano. Si reca prima a Choisy e poi ad Arcis, con sua moglie e i suoi due figli, lì apprende con dolore della condanna a morte dei girondini, tutti lo reclamano a Parigi: deve difendersi di nuovo dalle accuse che lo hanno tormentato per tanto tempo. Ritornato nella capitale si affida alla penna di Desmoulins che fonda  “Le Vieux Cordelier”, non si parla ancora di clemenza, ma di giustizia, si attacca la scristianizzazione degli hebertisti. Robespierre vuole eliminare sia i seguaci di Hebert (Baccanti) che i dantonisti (prostitute) e perciò si allea momentaneamente con Danton.

Tra lui e Robespierre non vi era conflitto di idee ma di temperamenti, e, come dice il Madelin, il più difficile ad accomodarsi. Intanto la campagna del “Vecchio Cordeliere” propugnava la clemenza, dopo aver attaccato solo gli hebertisti, si rivolgeva contro i terroristi. Era il momento di attaccare e si iniziò dagli amici di Danton:

-Philippaux fu arrestato per i suoi trascorsi in Vandea,

-Fabre fu arrestato perché coinvolto nello scandalo della Compagnia delle Indie,

 

 

-Hérault de Séchelles perché ritenuto un dissoluto, specie per la sua missione in Alto Reno,

-Desmoulins per la campagna sul suo nuovo giornale. All’inizio Robespierre cercò i salvarlo, ma poi dovette abbandonarlo al suo destino: i “suoi” giacobini lo incalzavano, ora toccava a Danton!

    Tutti cercarono di far riavvicinare l’ex Tribuno all’Incorruttibile, si incontrarono in casa Duplay, al Caffè, si abbracciarono anche, ma i loro contrasti erano troppo forti! Robespierre aveva accumulato negli anni molte “schede” sul conto di Danton, queste serviranno a Saint Just per leggere l’atto di accusa:

-Amico di Mirabeau e di Lameth,

-Malversazioni compiute dai suoi amici durante il suo Ministero,

-Torpore nei confronti dei girondini,

-Accordi con il re di Prussia,

-Identico comportamento nella notte tra il 9 ed il 10 Agosto 1792,

-Si era dato alla Destra solo quando gli avevano chiesto di presentare i conti, ecc…

    La era del 9 germile (30 marzo) Saint Just lesse ai due Comitati riuniti in seduta plenaria l’atto di accusa, pochi difesero Danton, ma tutti gli altri firmarono il decreto di arresto, la loro tesi era molto rudimentale: ghigliottinare per non essere ghigliottinati! Solo Lindet e Ruhl non vollero firmare. La Convenzione, anche se Presidente era Tallien, vecchio cordeliere, ratificò il decreto.

    Il 10 germinale, alle sei del mattino, Danton entrò nella prigione del Lussemburgo, il 13 venne trasferito alla Conciergerie, accanto al Tribunale. Esso era presieduto da Herman, pubblico accusatore Fouquier Tinville, essi sapevano che avrebbero pagato con la loro testa l’assoluzione dell’ex Tribuno!

 

(Fouquier-Tinville)

 

La giuria era composta da elementi fidati. Alle ore 10 dello stesso giorno iniziò il processo, contro le rimostranze ed i continui attacchi di Danton, il Presidente ed il Pubblico Ministero chiesero alla Convenzione di autorizzarli a non escutere i testi, insomma a giudicare gli imputati senza prove, la Convenzione li autorizzò, aizzata da Saint Just, Robespierre, come sempre, dirigeva le fila dietro le quinte. I giurati, comunque, tentennavano, solo quando si fece comprendere loro che un Robespierre era più utile di un Danton, poiché di lotte tra fazioni ci si stava occupando, Danton fu condannato!

    Il 16 germile (6 Aprile), in una giornata piena di sole e con un cielo limpido, le carrette (tre di colore rosso) si mossero dalla Conciergerie, seguendo il solito tracciato: Pont Neuf, Louvre, Rue Saint Honoré, Rue Royal, Place de la Revolution. Le sue ultime parole furono per la moglie, ma tosto si riprese e chiese al boia Sanson di mostrare la sua testa al popolo.

    Moriva un uomo che tra equivoci , cadute e grandi slanci, aveva comunque salvato la Francia dal nemico, nella suprema ora del pericolo!

 

 

GALLERIA DEI PERSONAGGI