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JEAN-SYLVAIN BAILLY
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Jean-Sylvain Bailly nasce a Parigi il 15 settembre del 1736.
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Suo padre è curatore di una Biblioteca. Jean eccelle negli studi di matematica, con il prof. M. de Moncarville, scelto dal genitore. Entra fra parte di ben 3 Accademie scientifiche e letterarie. Un suo scritto sull’origine delle Scienze (Lettere sull’origine delle Scienze), attrae l’attenzione di Voltaire. Si appassiona agli studi di Astronomia e pubblica vari scritti, tra cui:
-Saggio sulla teoria dei satelliti di Giove, -Sulla disuguaglianza della luce dei satelliti di Giove, -Storia dell’Astronomia Antica, -Storia dell’Astronomia Moderna.
Diventa popolare nei salotti parigini e fa visita a Franklin, nella sua casa di Chaillot. Ha rapporti con D’Alembert e Condorcet, perciò scrive per l’Enciclopedia. Lo scoppio della rivoluzione lo vede abitare a Chaillot. Nel 1786 entra a far parte dell’Accademia di Francia. Nel 1787 si sposa e collabora con Mesmer, sugli studi del magnetismo animale, facendo visita agli ammalati dell’Hotel Dieu.
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Inizia a maturare le idee sull’irresponsabilità dell’Ancient Regime. Viene eletto come rappresentate del Terzo Stato, per la città di Parigi. Riceve gli elogi del re che lo stima e lo conosce già, per la sua probità ed onestà. Anche l’abate Maury ha per lui parole di elogio. Molti personaggi politici sono orgogliosi di annoverarlo tra il circolo dei loro amici, così Necker. Partecipa alla defezione dei deputati nella sala della pallacorda (20 giugno 1789), dove viene steso il famoso “Giuramento”, di non dividersi mai e di resistere anche alla forza delle armi.
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Il suo discorso pronunciato alla maniera dell’epoca (Vedi “Camille Desmoulins” – n.d.a.), in piedi su di un tavolo improvvisato, gli dà, oltre la stima dei colleghi, anche la nomina a Presidente dell’Assemblea. La notizia della presa della Bastiglia è così commentata da Bailly: “Terribile e Memorabile giornata!”. La sua funzione all’interno dell’Assemblea è di mediatore, ruolo che si addice perfettamente al carattere di Bailly!
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L’Assemblea, proclama Lafayette comandante della Guardia Nazionale della città di Parigi e Bailly prevosto dei mercanti, anzi una voce grida. “Sindaco”, ed è subito ripresa da tutti i deputati, che all’unanimità lo acclamano Primo Sindaco di Parigi! L’elezione di Bailly viene approvata dal re e ratificata dall’Assemblea dei 60 distretti in cui è stata divisa la capitale. Il governo municipale di Parigi è nel caos: corruzione, privilegi, abusi, ne caratterizzano l’attività. Alle cariche di prevosto, segretari, ecc…, si sovrappongono quelle governative, come il Luogotenente di polizia, ecc., causando duplicazioni di atti e di procedure, con la conseguente paralisi sia della vita della città che dell’applicazione della giustizia (Es. Chatelet, Tribunale Criminale di Parigi). Bailly ammette di essere ignorante in materia, ma è pur vero che la normativa sta cambiando, è in corso d’opera, aggiungiamo noi, Infatti, la base legale, è adesso costituita dall’Assemblea degli inviati dei 60 distretti parigini, che svolgono l’attività deliberante, composta da circa 300 membri. Bailly non desiderava sottrarre all’Assemblea il governo municipale, ma L’Assemblea aveva problemi più grandi di quelli della capitale. Così, in un vuoto di potere, si costituì l’Assemblea dei delegati dei 60 distretti parigini (25 luglio) e si diede mano alla Costituzione Municipale (oggi Statuto – n.d.a.). Il 24 agosto l’Assemblea nomina 8 commissioni con a capo Bailly. Tre sono però gli organismi che presiedono all’attività comunale: 1-L’Assemblea Comunale, che ha compiti in materia di polizia ed una vaga autorità in materia amministrativa, 2-il Consiglio Municipale, che si occupa di specifiche questioni di amministrazione, 3-l’Ufficio Municipale, che si occupa dei conflitti di giurisdizione, ma sono i dipartimenti la vera sede dell’Amministrazione. Il sindaco: “presiede tutto ma non dirige nulla” (Lacroix).
(Hotel de Ville) |
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Il 2 dicembre l’Assemblea nomina una commissione di 24 membri, che parte da un piano redatto da Brissot. La nuova organizzazione comunale viene approvata dall’Assemblea Nazionale. Gli avvocati, i commercianti, gli artigiani sono quelli che dirigono la vita del Municipio, gli altri strati sociali ne restano fuori, anche se le spinte centrifughe dei distretti causano non pochi problemi. Comprendendo questa esclusione dei ceti popolari dal governo cittadino si potranno comprendere,a nostro modesto avviso, gli avvenimenti, anche sanguinosi, che si avranno nel corso del tempo! Ma erano quelle che venivano definite « le 60 piccole repubbliche », cioè i distretti parigini a dettare le norme di condotta del Comune e, soprattutto, a tradurle in pratica, nella vita quotidiana di tutti i giorni. Ad esempio citiamo il Distretto dei Cordelieri, all’Odeon, guidato dal tribuno Danton, sempre in conflitto con il Comune, su ogni questione che si sollevasse. Per risolvere il contrasto tra Distretti e Municipio, l’Assemblea Nazionale invita Bailly a sciogliere l’Assemblea Comunale e ad indire nuove elezioni. Frattanto elabora ed approva (Maggio) una nuova Costituzione municipale che prevede: -48 Distretti anzicchè 60, -tre organismi: 1°: Consiglio Generale, composto da 144 membri, con competenza in materia di polizia, 2°: Consiglio Municipale, composto da 32 membri, con competenza in materia di sorveglianza generale e amministrazione, 3°: Ufficio Municipale, composto da 16 membri, con competenza in materia di. Assistenza, polizia, demanio e finanze, lavori pubblici. Bailly viene eletto a stragrande maggioranza con 12.550 voti su 14.010. I suoi poteri sono di rappresentanza e di firma degli atti più importanti per la vita del Comune. Ha anche potere sospensivo sulle deliberazioni dei distretti. Il re ratifica la riforma dell’organismo Comunale. Si passa poi a riformare, su richiesta di Bailly il sistema giudiziario nella capitale. Due sono i tribunali esistenti, il Parlamento e lo Chatelet. Durante i primi mesi della rivoluzione, il Comune ha una giurisdizione criminale. Viene nominata una Commissione Comunale per studiare il problema. Nel 1790 l’Assemblea Nazionale istituisce sei corti criminali nella città di Parigi. Ma il problema più importante per Bailly è il rifornimento del grano ed i conseguenti attacchi agli approvvigionamenti della capitale. Bailly viene autorizzato a far accompagnare i carriaggi dalla Guardia Nazionale e ad importarlo prima da altre città a poi da Amburgo, Napoli e di appaltarlo con una compagnia africana. Vengono concesse sovvenzioni, come le 45.000 lire al Faubourg St.Antoine, viene studiato un piano sanitario con i medici dell’Università. Inoltre, la demolizione della Pastiglia, offre lavoro ad un gran numero di parigini. La preoccupazione maggiore di Bailly è proprio quella di creare occasioni di lavoro, così vengono fondate la “case-lavoro”, che vengono addirittura disciplinate da un decreto dell’Assemblea, nel maggio del 1790. Vengono appaltati lavori per la costruzione e l’ampliamento di canali di navigazioni, in tutta la Francia, così come lavori pubblici per strade, piazze e ponti. Lafayette è il comandante della Guardia Nazionale, Bailly ne viene nominato maggiore, con competenze sulle guardie delle prigioni e sul diritto d’entrata alle barriere della città.
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| I suoi rapporti con Lafayette non furono guastati dalla gelosia, ma furono improntati da un’amicizia fraterna. Infatti, lo prova, ad esempio l’episodio delle dimissioni del generale, del luglio 1789, da comandante della Guardia Nazionale. Alle proteste di Bailly, Lafayette gli fece segretamente sapere che era solo una manovra per far comprendere al popolo l’importanza del suo comando. Così nel 1791. Ma la situazione finanziaria è preoccupante, le rendite, le sovvenzioni reali ed i diritti sulle vendite, scemano, la bancarotta è vicina. Bailly riduce al minimo le spese del Comune e riesce a tirare avanti ancora un po’, anche grazie ai diritti d’entrata delle barriere parigine, Così, dà ordine a Lafayette di farle riparare. La situazione crolla quando l’Assemblea Nazionale, nel maggio del 1791 , li abolisce. Quando l’Assemblea Nazionale decreta la confisca e la vendita dei beni ecclesiastici, il Comune esige di esercitare un diritto di prelazione. Sui 400 milioni di lire di possibile vendita dei beni ecclesiastici, il Comune ne prenota ben 200. Ma in realtà, dopo molte peripezie, tra cui un preteso diritto delle sezioni, ne acquisterà poco meno di 75.000. Un’latra campagna che vede Bailly protagonista è quella contro la stampa. Il sindaco sostiene che essa deve essere soggetta alla legge. Perciò incrimina, fa condannare ed arrestare gli stampatori od i giornalisti rei di aver lanciato false accuse di corruzione contro gli ufficiali comunali. Contro Marat, però, nulla può: il giornalista fondatore dell’Amì du Peuple, fugge nelle fogne e ritorna più forte di prima! Sul fronte del lavoro, l’Assemblea Nazionale approva una legge contro il diritto di associazione dei lavoratori, vengono fondate Fabbriche Comunali, come quella di St.Denise, per la lavorazione del cotone. Nel mese di giugno la legge La Chapelliere, vieta le associazione di lavoratori. L’attività di Bailly si estende al controllo sugli spettacoli, molti vengono vietati. Così accade anche per le pubblicazioni pornografiche, che pullulano a Parigi. Bailly difende la Costituzione civile del clero e si adopera contro le cerimonie religiose officiate in privato. Scoppiano vari conflitti tra l’Assemblea ed i Sindaco, la seconda Assemblea ha rapporti più lineari con Bailly, ma gli scontri si susseguono lo stesso. Bailly si serve di valenti amministratori, come:
-Duport-Dutertre, nominato poi ministro della giustizia, -Couteuls de la Noraye, che si occupa dei problemi finanziari del Comune, -Vuavilliers.
Migliori sono i rapporti con i Distretti che, ricordandosi del ruolo di Bailly in seno all’Assemblea Legislativa, lo celebrano come un eroe. Ma i rapporti si guastano presto, vista l’influenza che essi vogliono esercitare sull’attività dell’Assemblea Comunale, tanto che Bailly si vede costretto a chiedere all’Assemblea Nazionale di punire i distretti ribelli, cosa che però l’Assemblea non approva! Bailly entra in conflitto con Mirabeau che si fa scudo delle delibere dei distretti per cercare di influenzare, anch’egli, l’attività del comune, ma non manca di dedicare una via di Parigi al deputato, quando egli improvvisamente muore! Molto si è discusso sulla validità dell’opera e del lavoro di Bailly come Sindaco di Parigi, specialmente nei primi tempi del suo operato. Non c’è dubbio che il valente scienziato, non per sua colpa, non è un altrettanto valente amministratore. E’ determinato, ma irremovibile, al suo posto, invece, ci sarebbe voluto un uomo più duttile, più flessibile, meno filosofo e più pragmatico. Bailly, insomma, è un moderato e rappresenta le classi medie che vogliono evidentemente escludere dal potere le altre classi ( più povere – n.d.a.) e conservarne il monopolio, anche intellettuale! Bailly fa parte di ben 3 Accademie scientifiche e ne riceve lettere di commenda. Ma la situazione precipita, il popolo, sempre di più affamato, uccide Foulon, responsabile degli approviggionamenti di grano al Comune. Gli incidenti si susseguono e si placano solo se Lafayette o Bailly vanno in visita ai distretti. Così il Palais Royal viene identificato come il centro dei disordini. Bailly viene tacciato di complicità con quegli elementi ultras che hanno provocato i gravi disordini culminati con la morte di Foulon e di Berthier, ma è facile arguire che, sotto la spinta della folla, armata, la guardia Nazionale, tra cui si annidano molti simpatizzanti del popolo, per la semplice ragione che essi provengono da quei quartieri da quella stessa folla, Bailly poteva fare ben poco, anzi, chi osteggiava il “popolo” veniva immediatamente tacciato di tradimento! Bailly, con un giudizio sintetico, che somiglia molto ad un moderno slogan, “nemici della rivoluzione”, condannava sia gli elementi realisti che quelli ultras, accomunandoli in un identico scopo, negativo, evidentemente! Così quelli che hanno partecipato ai moti sanguinosi della Grande Paura vengono definiti come “distruttori dell’ordine e della pace”. In conseguenza la polizia si riorganizza e così i suoi metodi. A Bailly non sfiora nemmeno l’idea che gli abitanti del faubourg St.Antoine possano soffrire la fame ed abbiano agito di conseguenza, per lui sono solo dei “controrivoluzionari”, nemici della rivoluzione. Bailly conferma ancora una volta, quindi, se ce ne fosse stato bisogno, che è il rappresentante di quella classe media che difende solo se stessa! Con la legge sul veto, la situazione precipita, il re chiama il reggimento di Fiandra in soccorso della capitale. La folla esasperata si dirige, il 5 ottobre, all’Hotel de Ville, dove si arma, nessuno riesce a fermarla. Nella notte tra il 5 ed il 6 ottobre, 5000 donne, scortate da pochi uomini e da qualche pezzo di artiglieria si dirigono verso la reggia di Versailles. Lafayette comprende il pericolo e si getta all’inseguimento del popolo. Bailly non agisce, ma riesce a fermare l’ennesima rivolta del faubourg St.Antoine. Per questo riceve i ringraziamenti dell’Assemblea Comunale. Il re viene riportato a Parigi e Bailly crede che la sua presenza contribuirà a mantenere l’ordine nella capitale: rimarrà presto deluso! Tra il 1789 e l’inizio del 1790, invero, a Parigi regna la tranquillità, soprattutto per la presenza di cibo, i club politici stanno lavorando per preparare i loro programmi, ma congiure e probabili assassini vengono scoperti. Tanto che viene approvata la Legge Marziale. Le misure di polizia chieste da Bailly ed ottenute da Lafayette, come ad esempio il rafforzamento delle pattuglie di notte, contribuiscono a rendere l’ordine stabile. La prima congiura scoperta è quella ordita dal marchese de Favras, in combutta col conte di Provenza, fratello del re. La Commissione delle ricerche, nominata per condurre inchieste sui complotti orditi, condanna a morte il marchese de Favras, che viene giustiziato, ma assolve il conte di Provenza, che si reca all’Assemblea comunale per perorare la sua innocenza. Bailly viene comunque attaccato dal gruppo realista e dai suoi giornali.
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| Pamphlets orrendi vengono scritti su di lui e su sua moglie, una vignetta raffigura il vecchio gallo Bailly che difende il suo piccolo pollo, la moglie, dal giovane gallo Lafayette, che la insidia! -Marat lo attacca sull’Ami du peuple, affermando che come scienziato vale, ma come amministratore…, e lo accusa di circondarsi di spie, -Desmoulins lo definisce complice dell’aristocrazia, e di essersi arricchito con le forniture di grano, -Danton lo accusa perché si circonda di ufficiali comunali indegni. Bailly reagisce con l’ordine di arresto per Marat e Danton, ma l’intero quartiere dell’Odeon si solleva, impedendo l’arresto del Tribuno. Comunque Bailly, almeno nel primo anno del suo mandato, tira dritto ed ha il plauso della cittadinanza per la Festa della Federazione (14 luglio 1790), nella quale impiega 300.000 parigini per approntare le tribune ai Campi di Marte. I Clubs fioriscono, Bailly fa parte del Club del 1789, moderato, insieme a Lafayette. Desmoulins continua ad attaccarlo, soprattutto nell’intento di estendere il voto a quelle classi che per censo ne sono prive. Dopo la Festa della Federazione, i disordini aumentano in maniera esponenziale. Il suburbio de La Chapelle subisce un attacco contro il posto delle guardie nazionali, ed ha alcuni morti, Marat ed Hebert soffiano sul fuoco, così il vecchio castello di Vincennes viene trasformato in prigione. La folla assale la fortezza, ma viene respinta. Un aprimi “fuga” della famiglia reale a St.Cloud, viene bloccata dal popolo che impedisce alla carrozza reale di partire. La folla manifesta sotto le Tuilieries assieme ad una compagnia (la 1^) della Guardia Nazionale, Bailly ne propone lo scioglimento e per questo viene attaccato dai giornali della sinistra, che la difende, essendo essa composta da tutti ex assalitori della Bastiglia. Il 21 giugno arriva la notizia che la famiglia reale è fuggita ed è stata intercettata a Varennes, Bailly e Lafayette vengono ritenuti complici della fuga. Comunque la famiglia reale viene riportata a Parigi e si deve decidere sulla sorte del re. Molte sono le opinioni in proposito ed in contrasto tra loro: -i Giacobini, con a capo Robespierre e Danton, chiedono la deposizione del re, -i repubblicani, come Condorcet, Desmoulins e Brissot, chiedono la repubblica, -la maggioranza dei democratici sono d’accordo per la deposizione del re, -i moderati sono per il mantenimento sul trono di Luigi XVI. In questo quadro e con il maggior attacco del Club dei Cordelieri si avvicina la fatidica data del 17 luglio. Il 16 viene proclamata le legge marziale, innalzata la bandiera rossa di pericolo e la Guardia Nazionale allertata per reprimere eventuali disordini al Campo di Marte, dove 50.000 parigini si stanno raccogliendo per apporre le loro firme su di una petizione in favore della repubblica. Il 17, dopo una vana ricerca di presunti assassini rifugiati proprio al Campo di Marte, la Guardia Nazionale si dirige nella zona al comando del sindaco, la folla prende a sassate i soldati e li provoca, la Guardia spara in aria, ma poi, non si saprà mai bene come, spara sulla folla. Il popolo ritiene Bailly responsabile dell’accaduto, l’Assemblea Nazionale, dove regnano i moderati, invece, lo applaude. Ma il suo regno dura poco. Ai fatti del Campo di Marte segue quello che gli storici hanno definito Piccolo Terrore. Danton, Marat e Desmoulins fuggono, il Club dei Giacobini viene chiuso, così i giornali della sinistra. Poi la situazione si stabilizza, la legge marziale viene ritirata, i condannati, come Desmoulins, amnistiati. Il re loda Bailly, affermando che “ha vinto i mostri con le armi della ragione”! Ma la vittoria dei moderati ha breve durata. Una nuova campagna di stampa si scaglia contro il sindaco che, in settembre, si dimette. A Novembre le sue dimissioni vengono accettate. Bailly entra a far parte del Consiglio Generale dei dipartimenti. Al suo posto viene nominato Petion. Ma a Bailly non verrà mai perdonato quello che ha fatto. Così durante il Terrore, egli verrà condannato a morte e, nel novembre del 1793, sarà ghigliottinato. Nel salire il patibolo Bailly ha come un tremito, ma non è la paura di morire come un cittadino gli sussurra contro, “è il freddo”, risponde l’ex Primo Cittadino di Parigi! |