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NAPOLEONE III
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Il 20 Aprile del 1808, all’una di notte, in Rue Cerutti (oggi Rue Laffitte-n.d.a.), a Parigi, nasceva il figlio di Luigi Bonaparte, re d’Olanda e di Ortensia de Beauharnais, figlia dell’Imperatrice Giuseppina.
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Napoleone era a Bayonne, così si dovette attendere il suo ritorno per apporgli il nome, che fu: Carlo Luigi Napoleone. Il suo nome fu inserito nel registro delle Successioni ed era il primo, quale beneaugurante Destino! Caduto l’Impero, nel 1815, la madre diventa contessa di Saint Leu e peregrina in Europa fino a fermarsi in Svizzera, nel Cantone di Turgovia e sceglie come dimora il castello d’Arenenberg.
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Tra i suoi precettori spicca Filippo Le Bas, figlio del giacobino amico di Robespierre che si era ucciso per non essere ghigliottinato. Con lui compie ben tre viaggi in Italia, nel 1824, ‘25 e ‘26 e si comprende bene da dove vengano le sue idee liberali! Ma l’ora delle rivoluzioni suona in tutta Europa e sia lui che il fratello più grande, Napoleone, si recano a Roma per partecipare all’Insurrezione che ivi si sta preparando ad opera della Carboneria. Si è discusso da più parti se il giovane Luigi abbia mai appartenuto sia alla Carboneria che alla Massoneria, dove, d’altronde, erano iscritti tutti i suoi zii, sembra di sì, certo è che egli partecipò attivamente all’insurrezione romana del 1831. Egli assalta la guardia in Piazza Colonna ma viene respinto, così ben 3 cardinali firmano la sua espulsione dallo stato pontificio. Lui ed il fratello raggiungono prima Spoleto e poi Terni, dove si riuniscono ai patrioti. Mentre Ciro Menotti viene arrestato a Modena, i due fratelli organizzano un centinaio di uomini e rimettono in sesto un vecchio cannone, occupando Civitacastellana. Combattono i briganti e Luigi scampa miracolosamente alla morte. Metternich invia un corpo di spedizione al comando del generale Geppert, che occupa Bologna, le nomine dei due fratelli a capo squadrone ed a capitano di Luigi, vengono bloccate ed il fratello più grande cade malato di rosolia e muore a Forlì! Ortensia fugge ad Ancona assieme al figlio e riesce a fuggire dalla città con un passaporto austriaco! Imbarcatasi a Livorno, sbarca a Genova e prosegue per Parigi. Anche se è vietato ai Napoleonidi di risiedere in Francia, ella fa intendere a Luigi Filippo di volersi recare a Londra, ma già il figlio cospira con i patrioti parigini! Infatti, in previsione di una manifestazione in Place Vendôme, a cui dovrebbe partecipare il principe, il governo diffida lui e la madre ad allontanarsi dalla Francia. Essi si recano a Londra e da lì ritornano in Svizzera. Il 22 luglio del 1832, muore Napoleone II, prigioniero degli Austriaci e lui diventa l’erede di Napoleone I, la cosa lo trasforma e si dà alla politica ed agli scritti. Scrive, infatti, le “Reveries Politiques”, Les Idees napoleoniennes”, in cui vagheggia un ritorno all’Impero, ma ad un Impero costituito dal basso, con l’approvazione del popolo, cioè ad un Impero napoleonico! Scrive un Manuale d’Artiglieria e così la Svizzera prima gli concede la cittadinanza e poi lo nomina Capitano d’Artiglieria. Egli comprende che la sua “investitura” può venire solo dal basso! Eredità e suffragio sono i suoi due capisaldi. Nel 1834 Luigi è in relazione con Giuseppe Mazzini che lo vede come capitano di una nuova spedizione contro Genova. Persigny, che si dice visconte, diventa suo segretario: è un liberale tutto di un pezzo. Intanto in Francia il partito bonapartista fa sempre accoliti, la morte di Napoleone l’ha reso un mito ed in un’epoca priva di grandi ideali la Grandeur francese ha molta presa sui giovani animi. Sono loro che hanno ispirato le barricate del 1830, ma i seguaci degli orleanisti erano molti di più, perciò ha vinto Luigi Filippo, ai bonapartisti mancava un capo! Il culto di Napoleone si rinnova, si reclama la sua salma, onde dargli onorevole sepoltura, in Place Vendôme viene posta, alla sommità della colonna, la statua del Seurre.
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Nella mente del principe si fa strada un’idea: occupare una piazzaforte e di lì dirigere su Parigi, sperando in una sollevazione popolare. La scelta cade su Strasburgo.
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Lo scopo di Luigi è di sollevarne la guarnigione che ammonta a circa 10.000 uomini, divisi in 3 reggimenti di artiglieria, 3 di linea ed una compagnia del genio. Egli entra in contatto con alcuni ufficiali e col colonnello Vaudrey, che si associano all’impresa, il generale comandante la piazza rifiuta. Alle 6 di mattina, il principe, nella divisa di capitano d’artiglieria, blu e rossa fiammante, come quella del celebre zio, entra nella caserma e si dichiara come il nipote del Grande Imperatore, le truppe fraternizzano ed escono con lui per le strade della città. Alcuni capisaldi vengono presi, ma il generale Voirol si ribella e riesce a fuggire ed a riprendere l’offensiva. Alle 8 di mattina, è già tutto finito, i congiurati sono tutti arrestati. Luigi viene poi liberato per intervento della madre ma deve recarsi in America per decreto del governo francese. Dopo poco tempo, in agosto, ritorna in Svizzera perché la madre è molto malata, nell’ottobre ella morirà tra le sue braccia. In eredità riceve: -120.000 franchi di rendita annua, -una scaglia della vera croce appartenente a Carlo Magno ed in possesso di Napoleone I, -la notizia che ha un fratellastro. Intanto a Parigi viene edito un opuscolo sui fatti del ’36 da Laity, che viene perciò processato dalla Corte dei Pari e condannato a 5 anni di reclusione: il governo ha creato un martire, ma ha designato un nuovo erede all’Impero Francese, Luigi Napoleone! Ma evidentemente un solo martire non basta, così il governo francese indirizza una nota diplomatica a quello svizzero chiedendo l’espulsione di Luigi, contemporaneamente invia al confine un esercito di 20.000 uomini al comando del generale Armand. La Svizzera nega l’espulsione e si prepara alle armi, ma Luigi comprende e si rifugia a Londra, dove vive una vita di lusso, affittando un intero palazzo, il Carlton House, assieme a 16 persone del suo seguito.
(Carlton House) |
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Frequenta i migliori salotti londinesi, perfino Wellington si congratula con lui. Lo chiamano “Il principe taciturno”, pubblica un Trattato su “Les Idees Napolenennies”, in cui dichiara che tutto quello che ha fatto il celebre zio è ottimo. E’ pronto un secondo tentativo di Golpe, prima viene scelta la città di Lilla, poi si ripiega su Boulogne. Viene affittato un mercantile dove vengono imbarcate 60 persone, con la scusa di una gita turistica, tra di loro Montholon che è stato a S. Elena con l’Imperatore, il generale Voisin, cavalli, un’aquila viva in una gabbia ed altri cimeli. Sbarcati a Boulogne si recano alla caserma del 42° di linea, ma le truppe si rifiutano di fraternizzare, ancora una volta Luigi deve fuggire. Si tuffano in mare per raggiungere la nave, ma vengono colpiti dalle palle nemiche, Luigi ha trafitta l’uniforme, Voisin è ferito. Vengono processati dalla Corte dei Pari, Luigi è condannato al carcere a vita. La sua prigione è il castello di Ham, in Piccardia.
(Château de Ham) |
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Ha due camere a disposizione, una da letto ed un salotto, ha come compagni Montholon e Conneau, medico, cavalca nel cortile e coltiva fiori nel giardino. Rimarrà ad Ham ben 5 anni. Ma la sua seconda “follia” non è stata inutile, la sua impresa di Boulogne lo ha fatto conoscere al popolo. I contadini dichiarano: “Allora c’è un erede dell’Imperatore, bisogna solo aspettare…”! Luigi dirà che Ham è stata la sua Università, si occupa di tutto scibile umano, scrive articoli, libri, ha il permesso di vedere donne e si fa un’amante, la bella Sabotiére, Eleonora, una cameriera di 20 anni che gli darà anche due figli. Suo padre sta male e chiede di vedere per l’ultima volta suo figlio, ma Luigi non ha il permesso, così nella mente del principe si fa largo l’idea dell’evasione. Dopo aver distrutto i mobili delle sue stanze, per avere il pretesto di farvi entrare degli operai, concepisce l’ardito piano, uscire dalla porta principale… travestito da operaio. Si taglia i baffi, indossa un grande camicione rosso, una parrucca con dei lunghi capelli neri ed indossa un berretto sporco e sdrucito. Esce con un asse di legno sulla spalla per la porta principale, nessuno lo riconosce.
(Luigi Napoleone ad Ham) |
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Si incontra col suo cameriere, Thielin, prendono una carrozza e si recano a Bruxelles, da lì a Londra ed il gioco è fatto! A Londra vive bene, cambia più volte dimora, frequenta i Tabarins e le belle donne… Il 26 settembre 1846 il padre muore senza che il granduca di Toscana, Leopoldo gli abbia dato il permesso di vedere il padre. Nel suo testamento l’ex re di Olanda gli lascia tutti i ricordi dell’Imperatore. Intanto in Francia Gerolamo è ritornato, ottenendo la carica di Pari ed una pensione di 100.000 franchi. Ma arriva il 1848 e scoppiano le proteste, prima per il divieto di tenere un Banchetto Riformista, poi il 24 febbraio è la rivoluzione: l’esercito mitraglia la plebe! Il 25, Luigi apprende a Londra, dai giornali, che è stata proclamata la Repubblica. Il 27 Luigi è a Parigi e va ad abitare nella casa del suo precettore, Vielliard. Lamartine ed i membri del Governo provvisorio lo invitano ad andarsene e lui obbedisce! Viene comunque eletto in vari dipartimenti con più di 300.000 voti. Nelle giornate del 23, 24 e 25 giugno, il ministro della Guerra, il generale Cavaignac, scatena una feroce repressione, ben 5.000 persone vengono uccise!
(Louis-Eugéne Cavaignac) |
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(La repressione del giugno 1848) |
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Torna e registra varie battaglie contro di lui, viene rieletto infine nelle elezioni suppletive di settembre, questa volta ben 5 dipartimenti lo eleggono! Si avvicina agli ambienti socialisti e montagnardi, conosce Proudhon, che non ha un grande concetto di lui. Alla sua rielezione ha contribuito molto il generale de Montholon che con un suo manifesto lo ha innalzato agli occhi dei Francesi! Arriva finalmente il momento delle elezioni presidenziali, tutti cercano in ogni modo di limitargli questo traguardo, stabilendo: 1 = il Presidente della repubblica può essere eletto una sola volta e non può durare in carica per più di 4 anni, 2 = ogni modifica alla Costituzione è vietata (evidente paura di un ritorno all’Impero!-n.d.a.). Tutte le componenti politiche si saldano attorno al principe, da ultimo i cattolici che da lui ricevono assicurazioni per l’insegnamento e la professione del culto. Luigi è eletto a stragrande maggioranza: - votanti: 7.517.811 - Luigi Napoleone: 5.572.834 voti, - Cavaignac: 1.469.156. Il 20 dicembre presta giuramento nell’Assemblea.
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Ma subito si diffondono voci di un colpo di stato. Il suo governo: - Odillon Barror, Primo Ministro, - Malleville, Interno, - Faucher, Lavori Pubblici, - De Tracy, Marina, - Passy, Finanze, - de Lhuys, Esteri, - Falloux, Istruzione Pubblica, - Bixio, Commercio, subisce scossoni, il ministro dell’Interno si dimette, seguito da Bixio, volevano indagare sui colpi di mano del giovane Luigi! Il governo subisce perciò un rimpasto,. Il 24 dicembre del 1848 si ha la prima parata militare sugli Champs Elisée, 40.000 uomini sono passati in rivista dal presidente, in uniforme di generale in capo della Guardia Nazionale, la cosa, naturalmente, subisce critiche feroci. Il commento di Carlo Marx alla sua elezione è: “i contadini hanno vinto…la campagna si è vendicata della città!”. Il 14 gennaio si reca ad uno spettacolo teatrale e viene acclamato, così in una visita all’Hotel de Dieu, in piazza Notre Dame il popolo lo acclama. Ma sorge la questione romana, Luigi deve scegliere se intervenire o meno, sceglie l’intervento, per non inimicarsi la componente cattolica della Francia. Il generale Oudinot sbarca a Civitavecchia con un corpo di spedizione di 12.00 uomini, ma viene ricacciato malamente dalla Legione Garibaldi e dagli insorti della repubblica Romana, si contano, tra i soldati francesi, oltre 200 morti.
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Scoppia la rivolta a Parigi, dove la Sinistra rimprovera al Presidente il suo intervento a Roma. - Il 13 giugno, alle 11 del mattino, una folla si raduna sulla piazza dello Château d’Eau e si dirige verso Place de la Concorde, al grido di Viva la Costituzione, Viva la Repubblica Romana, - Ledru-Rollin, assieme ad altri deputati, si adunano al Conservatorio delle Arti e dei Mestieri per proclamare la decadenza di Luigi Napoleone.
(Parigi: Conservatorio delle Arti e dei Mestieri, Sala delle Macchine) |
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Il generale Changarnier, alla testa di due reggimenti di cavalleria e di due battaglioni di fanteria sgomina i rivoltosi, l’ordine è ristabilito, i deputati vengono arrestati e si predispongono liste di proscrizione. Intanto l’Assemblea vota il suo scioglimento. Si preparano nuove elezioni per la Camera, il Presidente propone di candidare: - i suoi amici, - i giovani dai 25 ai 35 anni, - i vecchi magistrati ed ufficiali, - i proprietari terrieri, - i membri dell’opposizione, - i repubblicani moderati! E’ eletta una nuova Assemblea a maggioranza orleanista ed antibonapartista, Una cosa è il suffragio universale a favore di un solo uomo, un’altra sono le elezioni per la Camera, dove non ci sono candidati! Il 23 marzo del 1849 Carlo Alberto abdica in favore di Vittorio Emanuele II, l’Austria sembra voler occupare il Piemonte, Luigi Napoleone vuole mandare l’esercito, ma Thiers lo sconsiglia: è meglio usare la via diplomatica, così avverte l’ambasciatore austriaco delle intenzioni del Presidente e gli Austriaci, che stavano per occupare Torino, si fermano. L’11 maggio alcuni deputati propongono di mettere in stato d’accusa il Presidente, ma la proposta viene bocciata a larga maggioranza. Il 1 giugno termina l’assedio di Roma, Oudinot ha preso militarmente la città. Il papa Pio IX promette riforme, ma non ringrazia i Francesi, Luigi Napoleone si arrabbia e ferma le truppe e minaccia lo stato pontificio: nessuna ritorsione sui civili. La maggioranza orleanista dà filo da torcere al presidente della repubblica, inizia una lotta senza quartiere tra Assemblea e presidenza! Il 12 agosto il Presidente lascia Parigi per una visita in tutta la Francia, ovunque si odono grida di Viva Napoleone e Viva l’Imperatore!. Il 19 settembre il Presidente ritorna nella capitale, alla stazione un’enorme folla lo saluta. Il 14 luglio inizia la revisione della Costituzione, è il primo passo verso il colpo di stato, ma l’Assemblea la respinge. Il Presidente ha compreso che deve agire e lo fa contornandosi di un piccolo gruppo di fedelissimi: Persigny, il generale Magnan che viene nominato comandante della Piazza di Parigi, il generale de Saint-Arnaud, comandante di divisione, il colonnello Espinasse, poi promosso generale.
(Esprit Charles Marie Espinasse) |
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I punti principali per la riuscita del colpo di stato sono cinque, e cioè: 1: la stampa di proclami e di decreti, 2: arresto dei deputati più pericolosi, 3: impossessarsi dell’Assemblea, 4: mobilitazione di una imponente forza militare, 5: occupazione del Ministero dell’Interno affinché si possa comunicare con tutti i prefetti ed, all’occasione, sorvegliarli.
Ci si serve della stamperia nazionale, dove l’aiutante di campo del Presidente, colonnello De Beville, in due ore appronta proclami e decreti. I deputati come Changarnier, Chavaignac e Thiers, vengono prontamente arrestati, il colonnello Espinasse occupa il palazzo Bourbon, sede dell’Assemblea. Pochi di loro riescono comunque a penetrare nel palazzo e tentano di dichiarare decaduto il Presidente della Repubblica, ma i soldati intervengono, arrestandoli tutti. Il palazzo del Ministero dell’Interno è preso e così le sedi dei principali giornali di opposizione. Parigi dorme, avvolta nella nebbia, al suo risveglio (il 2 dicembre), il popolo legge annoiato il proclama di Luigi Napoleone, l’Assemblea non aveva più credito, quindi nessuno la piange adesso!
(Parigi al risveglio del 2 dicembre 1851) |
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Da un rapido giro in città, il Presidente e i suoi fidi, tutti in divisa militare, vengono osannati dalle truppe, ma il popolo è assente. Intanto 300 deputati si riuniscono nella sede del X Circondario e proclamano la decadenza del capo dello stato. Intervengono i militari che li arrestano e li conducono tutti nella caserma di Quai des Orsay.
(I deputati vengono portati alla caserma del Quai des Orsay) |
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Scatta ora la protesta del popolo, barricate vengono innalzate in tutta Parigi, ma adesso i capi militari conoscono bene queste tattiche, la moltiplicazione delle barricate serve a disperdere le forze dell’esercito, infatti essi non interverranno subito, ma solo il pomeriggio del 4 dicembre. Ben 3 divisioni escono dai loro acquartieramenti ed in appena 4 ore sono padrone dell’intera capitale. Restano sul terreno 1.200 morti. Gli arresti superano i 26.000, le deportazioni le 10.000 unità. Ora arrivano finalmente quelle felicitazioni che non erano ancora giunte, i cattolici plaudono al colpo di stato. Il 20 dicembre ha luogo il plebiscito che ha per oggetto: “il popolo vuole il mantenimento dell’autorità di Luigi Napoleone Bonaparte e gli delega i poteri necessari per fare una costituzione…”. I SI sono 7.439.216, i NO 640.73, il popolo approva! Il 14 gennaio del 1852 è pubblicata la nuova Costituzione.
(Distribuzione delle schede elettorali per il Plebiscito) |
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- il corpo legislativo è privato dell’iniziativa, - il comando delle forze armate è del Presidente, - così il potere di concludere Trattati, - così il diritto di iniziativa delle leggi, - così la concessione della grazia, - la giustizia sarà amministrata in suo nome, - egli può chiedere crediti straordinari al di fuori del bilancio. Luigi Napoleone è però timoroso, quindi aumentano i prigionieri politici, anche se dopo egli si pente ed introduce un magistrato nelle Commissioni di inchiesta militari, così circa 3.000 persone beneficeranno o della grazia o di sconti di pena. Una “carognata” è la confisca dei beni degli Orleans, egli ha dimenticato come è stato trattato! La nuova Camera conta ben 253 rappresentanti a lui fedeli e solo 8 oppositori, la sua effigie è sulle monete, ma non si reca alle Tuileries, è ancora presto! Il suo appannaggio passa a12 milioni, in origine era di 600.000 franchi! Si reca in giro per la Francia meridionale ed ancora una volta viene acclamato dalle truppe che lo osannano al grido di “Ave Caesar, Imperator!”. Il momento è arrivato, il 4 novembre del 1852 il Senato approva un senato-consulto con il quale egli è Imperatore con discendenza legittima. Ben 200 carrozze, il 1 dicembre del 1852, trasportano tutto il Senato al castello di St. Cloud, là dove Napoleone I compì il suo destino il 19 Brumaio. Naturalmente il popolo è chiamato ad un plebiscito che lo consacra Imperatore con 7.824.189 SI e 253.145 NO, ma questa volta imponente è il numero delle astensioni, ben 2.062.798! Il 2 dicembre Persigny, nella sua qualità di ministro, proclama, in Place de la Concorde, l’Impero. Napoleone III, in divisa da generale di divisione, entra alle Tuileries, sua nuova residenza. Napoleone III governa in forza di due principi fondamentali, l’atrofia del potere legislativo e l’ipertrofia del potere esecutivo. La democrazia si fonda col potere personale. Eppure la Francia, almeno fino al 1860, gli accorda fiducia. Si pone ora il problema del riconoscimento da parte delle potenze straniere. Primo perché il Congresso di Vienna ha disposto che nessun Bonaparte governi più, secondo è il numero III accanto al suo cognome che dà da pensare. Comunque il Regno delle due Sicilie lo riconosce per primo, poi la Svizzera ed il Regno di Sardegna, così anche l’Inghilterra. La Russia impiega un po’ di tempo in più. E’ ora di pensare al matrimonio e ad una discendenza. La scelta cade su una spagnola: Dona Maria Eugenia Ignavia Augustina de Guzman Porto Carrero y Palafox, contessa di Teba, che nonostante tutti i suoi cognomi pare abbia una dubbia nobiltà, perciò tutta la Francia s’infuria!
(Eugenia de Montijo) |
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Anche i consiglieri dell’Imperatore esprimono preoccupazioni, ma Napoleone non vuole sapere nulla. Così il 29 gennaio 1853 si celebra il matrimonio civile alle Tuileries. Eugenia è accompagnata dalla madre e dall’ambasciatore spagnolo, il 30 quello religioso nella cattedrale di Notre Dame. Una carrozza ad otto cavalli bianchi accompagna gli sposi in chiesa. All’uscita, Eugenia non è più la timida contessa di quando è entrata, ma è già l’Imperatrice bella, affascinante e buona che guiderà con mano ferma le sorti dell’Impero e di suo marito per oltre vent’anni! L’Imperatore ha restaurato la nobiltà, si contorna di generali ed ufficiali amici e devoti, la borghesia è urtata perché ritiene, a ragione, che solo il lecchinaggio porti alle migliori cariche. Napoleone governa con mano ferma, teme sempre il popolo che sente sordo e da lontano, così riconosce i diritti individuali, ma li controlla. Gli studenti, però, protestano sempre contro i loro professori, leggono Proudhon e la Storia della Rivoluzione Francese di Michelet, che essendosi rifiutato di giurare a Napoleone III è stato allontanato dall’Università e si è rifugiato a Nantes. Nasce finalmente l’erede al trono, Eugenio-Luigi Napoleone: il nuovo erede garantirà la discendenza della stirpe.
(L’Imperatrice Eugenia con suo figlio) |
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I deputati si accontentano di venire raramente a Parigi, di parlare con l’Imperatore, di ricevere piccole prebende e di timidamente consigliare… Ma è l’economia a svilupparsi, così le esportazioni, le remunerazioni dei capitali depositati in banca, “ed ecco che escono dalle calze i risparmi del popolo”, come afferma il Mazzucchelli, può dipendere tutto ciò dalla favorevole congiuntura mondiale? Ma che importa, il benessere si trasferisce al commercio ed alla Borsa che specula vergognosamente. Con gli introiti delle Tasse che aumentano considerevolmente Napoleone III intraprende opere colossali di lavori pubblici. Hausmann vede per prima il Boulevard de Sebastopol nel 1858, nel 1862 è la volta del Boulevard del Principe Eugenio.
(Georges Eugène Hausmann) (I Boulevards di Parigi) |
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Contemporaneamente la Francia riapre le ostilità. Nel 1854 la vittoria in Crimea, contro la Russia, vendica la sconfitta di Mosca.
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Napoleone III giustifica l’intervento affermando che è obbligatorio difendere la Turchia contro la Russia di Nicola I che vuole impadronirsi del Mediterraneo!
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Nel 1855 le truppe del re di Sardegna si affiancano a quelle francesi. Inizia lo stretto rapporto tra l’Imperatore, vecchio cospiratore in Italia ed il Piemonte. Molte persone accanto a lui gli ricordano il problema “Italia”: 1 = il dottor Conneau, suo Primo medico, figlio di una lombarda, 2 = Hortense Cornu, figlia di una cameriera di sua madre, 3 = Alessandro Bixio, suo consigliere. Alla Conferenza di Parigi, che pone fine alla guerra con la Russia, la Sardegna è ospite a pieno titolo, Cavour parla della situazione italiana. Ma è la contessa di Castiglione, assoldata dal governo sardo come spia, che darà una mano all’Italia, l’Imperatore l’avrà, come amante, per ben due anni! Intanto si moltiplicano gli attentati contro Napoleone. Il più famoso è quello compiuto dal patriota Orsini, assieme ad altri italiani, Il piano è semplice, ma ben congegnato: all’Operà, quando arrivandole carrozze con L’Imperatore ed il suo seguito, ben tre bombe dovranno essere scagliate contro la vettura di Napoleone, miracolosamente l’Imperatore, accaloratosi in una discussione col generale Roguet, abbassa il capo, è allora che il proiettile fora la vettura e colpisce il generale. Undici morti e decine di feriti, ma la coppia reale è salva. Essi si recano ad ascoltare la famosa soprano Ristori, con gli abiti ancora sporchi di sangue, Napoleone ha una leggera ferita sul viso causata da una scheggia di vetro, l’Imperatore vorrebbe graziarlo, ma Orsini viene condannato a morte. In due lettere all’Imperatore egli si scagiona, affermando che ha agito così perché Napoleone non fa nulla per l’Indipendenza dell’Italia.
(Felice Orsini) |
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Le incomprensioni col re di Sardegna vengono superate, a Plombieres, Napoleone assicura a Cavour il suo appoggio: la Francia parteciperà con 200.000 uomini, 100.000 saranno forniti dal Piemonte, in cambio egli chiede Nizza e la Savoia, Cavour non si compromette! Il futuro Regno d’Italia sarà solo quello centro-settentrionale, con esclusione della Toscana, di Roma e del Regno di Napoli. Le cose sembrano precipitare con la pubblicazione di un opuscolo da parte dell’Imperatore, in cui egli dichiara che i rapporti tra la Francia e l’Austria stanno peggiorando, gli fa eco Vittorio Emanuele con il suo discorso alla Camera in cui dichiara che “ non si è insensibili al grido di dolore che da più parti d’Italia si leva”. Stranamente è la stessa cosa che aveva affermato il principe in un suo scritto del maggio 1833. Ma poi Napoleone rallenta, così viene inviato a Parigi Costantino Nigra che deve tenere i rapporti con Torino.
(Costantino Nigra) |
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E’ Cavour che toglie dall’empasse l’Imperatore, dicendogli che se la Francia non interviene, in Italia scoppierà la rivoluzione. Alla mente di Napoleone torna l’attentato di Orsini e si … decide! Viene firmato un trattato con l’Italia in cui la Francia si dichiara alleata in caso di attacco da parte dell’Austria, il regno nuovo che sta per nascere si estende dalle Alpi ad Ancona e comprende 12 milioni di persone. In cambio l’Italia cede la Savoia e per Nizza, si vedrà! L’Austria cade nella trappola e dà tre giorni di tempo al Piemonte per disarmare i volontari, il 29 attacca e la Francia invia i suoi uomini in Italia. Napoleone si reca a Genova, accolto con grandi onori e tripudio. Ma l’esercito tarda a venire, Napoleone ha a disposizione solo 120.000 uomini. Comunque si iniziano le ostilità e dopo le vittorie di Montebello e di Palestro, Napoleone vive ore d’angoscia per l’occupazione di Magenta, finalmente il generale Mac Mahon riesce a sbloccare la situazione ed entra in città Lui riceve la promozione a Maresciallo ed a duca di Magenta, Espinasse muore e Napoleone è stordito! Ha avuto una tremenda paura che le forze francesi non riuscissero a sfondare.
(Edmée Maurice Patrice comte Mac Mahon) |
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(Inizio II guerra d’Indipendenza italiana) |
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L’8 giugno, di mattina, Vittorio Emanuele e l’Imperatore dei Francesi si incontrano alla Cascina Pioppetta e si dirigono verso Milano che li accoglie come liberatori, sotto l’Arco di Trionfo!
(Vittorio Emanuele II) (Napoleone III) |
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Il 24 giugno è la vittoria di Solferino e S. Martino, ma Napoleone firma inaspettatamente un armistizio con l’Austria. Napoleone ha paura che Vittorio Emanuele si emancipi troppo! Ma la verità viene affermata in uno scritto dell’imperatrice Eugenia che dichiara esserle già noto che la Dieta Tedesca aveva già approntato un esercito di 350.000 uomini, a difendere Parigi c’erano solo 50.000 coscritti, e allora? Cavour è dimissionario, Napoleone propone all’imperatore Francesco Giuseppe una Confederazione di Stati italiani sotto la Presidenza del Papa, la Lombardia al Piemonte, il Veneto sotto un Vicerè austriaco, la Toscana e Modena devono ritornare ai loro legittimi sovrani, le Legazioni pontificie eleggeranno i propri rappresentanti, ma il governo spetterà sempre al Papa. Garibaldi sbarca a Marsala e poi avanza nell’Italia meridionale le annessioni dell’Italia centrale sono completate, Napoleone III è molto criticato, ma egli, anche se fa la voce grossa, riconosce infine il Regno d’Italia il 15 giugno del 1861, dopo la morte di Cavour, quasi un omaggio al grande statista! Ma dopo il 1860 l’astro di Napoleone comincia a declinare, così egli cerca di ammorbidire il freno e concede più libertà alle Camere. Egli riesce a convincere l’Italia a portare la capitale a Firenze, sanzionando l’intangibilità del suolo romano. Ma l’indipendenza italiana ha risvegliato le altre nazioni, come la Polonia. L’Imperatore sa che non può combattere tutte le potenze europee, così dice e non dice, risvegliando l’ira dei Russi. Intanto la sua attenzione si rivolge al Messico. Per controbilanciare la potenza americana in quel Continente, egli sposa l’idea di una spedizione in Messico. Ai 35 membri della Junta di Città del Messico, si affinano 215 colleghi che preparano una costituzione, Juarez sconfitto, si ritira in provincia e prosegue la guerriglia. Come Imperatore la scelta cade su Massimiliano d’Asburgo, fratello dell’Imperatore d’Austria, Francesco Giuseppe.
(Massimiliano d’Asburgo) |
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Intanto l’esercito francese, non senza sforzi, vince a Puebla (17 maggio 1863). Il 1 giugno il generale Forey entra a Città del Messico. Nel castello di Miramare si firma la Convenzione di Miramare con la quale la Francia si impegna a tenere le truppe fino al 1867, Massimiliano deve rendere alla Francia 270 milioni per spese di guerra. Gli Stati Uniti che erano impegnati nella guerra civile, ora che essa è finita, non vogliono riconoscere il nuovo stato. In Francia si levano voci contrarie alla spedizione, Napoleone III è in gravi difficoltà, anche economiche, visto il costo della spedizione stessa! All’orizzonte europeo si affaccia Bismarck che condurrà Napoleone III alla rovina.
(Otto von Bismarck) |
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Bismarck ha studiato attentamente la mentalità e gli atteggiamenti di Napoleone, sa che gli vuole risolvere la questione dell’indipendenza dell’Italia, che vuole Venezia e che la Francia vuole ingrandimenti territoriali, perciò si abbocca con lui a Biarritz. Il risultato è l’alleanza della Prussia con l’Italia. A Custoza gli Italiani vengono sconfitti, ma a Sadowa sono i Prussiani a vincere!
(Battaglia di Custoza) |
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(Battaglia di Sadowa) |
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Venezia viene ceduta alla Francia, ma la richiesta di compensazioni territoriali sulla rive del Reno viene negata dalla Prussia, sotto minaccia di guerra! Un progetto di riorganizzazione militare che porterebbe gli effettivi francesi a 1.200.000 uomini, viene respinto. Nella primavera del 1867 si apre a Parigi l’esposizione universale, è un trionfo per la Francia, tutti i sovrani europei si recano nella capitale, ma solo per divertirsi, non si parla di politica!
(Parigi: Esposizione Universale del 1867) |
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Alla fine della manifestazione, un polacco spara nella carrozza che trasporta lo Zar e Napoleone III, per fortuna tutti rimangono illesi, ma per la Francia non v’è fortuna! Garibaldi tenta più volte di liberare Roma, ma viene arrestato e confinato a Caprera, fugge e con le sue truppe e si avvicina alla città eterna, ma un corpo di spedizione francese lo fermerà a Mentana (3 novembre 1867). Viene di nuovo arrestato e portato nel forte del Varignano di La Spezia, poi di nuovo a Caprera.
(Battaglia di Mentana) |
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Una ventata di libertà si vive in Francia, dietro le rivendicazioni del Gruppo dei Cinque, parlamentari francesi, Napoleone concede alle camere il “diritto di indirizzo”. Il popolo si è risvegliato da un lungo sonno durato 15 anni e se Napoleone fosse coraggioso farebbe quelle riforme democratiche che necessitano per passare da un potere personale come il suo ad una Monarchia costituzionale e liberale come quella che desiderano la maggior parte dei Francesi, ma Napoleone è stanco, malato e non ha voglia di fare nulla, neanche salvare la sua dinastia! Il 12 luglio del 1869 l’Imperatore annuncia alle camere le riforme che vuole attuare: 1:diritto di iniziativa delle leggi, di emendamento delle stesse, di interpellanza, di competenza delle camere, 2:il bilancio sarà approvato per capitoli. E’ la volta della riforma della Costituzione, approvata però con un plebiscito. Il senato consulto che approva tale riforma non passa nelle città, come Parigi, ma in tutta la Francia, col concorso delle solite classi rurali, vince alla grande! Napoleone però è preoccupato, le campagne sono formate da masse rurali amorfe, mentre le città da uomini intelligenti e dotati di una cultura superiore, così anche l’esercito che gli dato 50.000 NO! Gli storici sono divisi sull’interpretazione da dare a questo voto, alcuni sostengono che ad uscire vincitore dal plebiscito è Napoleone e quindi la monarchia, altri invece ritengono che questo voto segna il nascere della repubblica, infatti una Camera forte con dei poteri ben precisi sono gli albori della repubblica! Il nuovo governo, però, è composto sempre dagli stessi uomini, come Hausmann, qual è la novità! Il primo ministro Ollivier?
(Emile Ollivier) |
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E’ sulla candidatura al regno di Spagna che si apre la frattura con la Prussia. Infatti il candidato tedesco è il principe Hohenzollern, ma la Francia non lo vuole, così chiede al re di Prussia di far ritirare al principe la sua candidatura, cosa che regolarmente avviene, ma a questo punto interviene il duca di Grammont, ministro degli esteri francese, che si impunta e chiede al re di Prussia di promettere solennemente che mai più il principe tedesco presenterà una sua candidatura, Bismarck interviene a sua volta ed offende Napoleone III: è la guerra. Chi l’ha provocata, la Francia! Le truppe però sono male equipaggiare ed al di sotto dei loro effettivi, così la Francia può contare su di un esercito di soli 165.000 uomini. Parigi non dorme da 15 giorni, mentre i soldati sono accampati sui Boulevards e si sentono i canti della Marsigliese e del Chant du Depart. Il 4 agosto l’esercito prussiano sferra un attacco in grande stile ed occupa Wissenbourg, seguono altre sconfitte, la via dell’Alsazia e della Lorena sono prese: è l’invasione!
(Bataille de Wissenbourg) |
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A Parigi la reggente, l’Imperatrice Eugenia ed il primo ministro respingono la tesi del ripiegamento dell’esercito sulla capitale, addirittura essi temono una rivoluzione. Napoleone prosegue per Sedan, assieme al generale in capo Mac Mahon, che poi sarà sostituito da Wimpffen. 400 cannoni tedeschi battono sulla città, i corazzieri che tentano una sortita si comportano da valorosi tanto da ricevere l’onore delle armi da parte dell’esercito prussiano, ma vengono inesorabilmente sconfitti, alla fine Napoleone, visto il martirio della città, capitola. Le condizioni del generale prussiano Von Molkte sono dure, capitolazione e basta, così l’Imperatore si reca dal re Guglielmo per tentare di ottenere condizioni migliori, ma viene intercettato da Bismatck che non vuole assolutamente questo incontro. L’Imperatore è prigioniero e viene condotto nel castello di Wilhelmshohe con 13 accompagnatori.
(Chateau de Wilhelmshoe) |
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A Parigi Eugenia riesce per il rotto della cuffia a fuggire e nella capitale, dopo che la folla ha occupato tute le Piazze, minacciosamente, si installa un Governo della Difesa Nazionale con presidente il Thiers. La prigionia di Napoleone è dorata, ed egli cerca di riannodare i fili con l’esercito, ma Mac Mahon si defila ed alcuni marescialli lo ignorano. In ottobre giunge la moglie che lo conduce in Belgio e poi in Inghilterra. Il figlio tenta, dopo la sua elezione in Corsica, di portare a compimento il disegno golpista del padre e si presenta in Francia, vicino Versailles, ma il Thiers lo fa accompagnare alla frontiera, dove viene espulso. L’Impero dei Napoleonidi, e di Napoleone IV, è finito! L’esilio dell’ex Imperatore finisce nella villa di Camden House, a Chislehurst.
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Ma la sua salute è minata, subisce vari interventi alla vescica, ostruita da un calcolo enorme, ma non riesce a superare il momento difficile, alle 10 e 45 del 9 gennaio 1873, muore.
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Nel suo testamento Napoleone indica al figlio la vita da seguire, le letture da fare, ma il figlio cade in Africa, nella divisa di soldato inglese. |