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NAPOLEONE BONAPARTE |
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Gli storici hanno profuso fiumi d’inchiostro (circa dodicimila volumi) sulla vita del generale corso, ora esaltandolo, ora diminuendolo, di fronte alla Storia. Con il Firpo, diremo che nella sua vita si possono scindere ed individuare tre periodi ben distinti:
-Generale
-Primo Console
-Imperatore,
caratterizzati, rispettivamente da:
-Attività Militare
-Attività legislativa e di organizzazione dello Stato
-Assolutismo e distruzione di tutto quello che egli aveva costruito nei primi due periodi.
GENERALE
Napoleone è il secondo figlio di Carlo Buonaparte e nasce ad Ajaccio, in Corsica, il 15 agosto del 1765. Il padre Carlo, importante notabile, ha dapprima seguito Paoli, poi si è alleato con gli occupanti francesi. Avvocato al Consiglio Superiore della Corsica, poi deputato della Nobiltà nel 1777, si reca a Versailles nel 1778, per essere ricevuto dal re Luigi XVI. |
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(Stemma dei Bonaparte) |
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(Charles-Marie Bonaparte, padre di Napoleone) |
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La madre, Letizia Ramolino, donna affascinante, è figlia di un ispettore dei Lavori Pubblici della Corsica e di una donna che, risposatasi, si legherà ad un capitano della Marina Genovese, Francesco Fesch, padre del futuro cardinale, Giuseppe, che, sotto il Consolato, sarà incaricato da Napoleone delle trattative per il Concordato con la Chiesa ed il papa di Roma. Dalla coppia nascono otto figli: Giuseppe, poi Napoleone (in ricordo di uno zio morto), Luciano, Elisa, Luigi, Paoletta (poi chiamata Paolina), Maria Antonietta (in futuro Carolina) e Girolamo.
(Il cardinale Joseph Fesch) |
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Carlo Buonaparte (poi Bonaparte, alla francese) ottiene così per i due figli maggiori, due borse di studio per le Accademie Militari. Ad Autun, poi a Brienne (1779 – 1784), il giovane Napoleone, pur tra gli scherni dei compagni per il suo accento e per quel suo strano nome, compie studi importanti, eccelle in Storia e Geografia, ma soprattutto in Matematica, ciò lo favorisce per l’entrata all’Ecole Militaire di Parigi, dove diventa tenente di artiglieria.
(L’Accademia di Brienne) |
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(L’Accademia Militare di Parigi) |
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Dal 1786 al 1793 fa vita di guarnigione, prima a Valence e poi ad Auxonne, poi ancora a Valence, interrompendola con lunghi soggiorni nell’isola, dove diventa Tenente Colonnello in seconda della Guardia Nazionale. Non partecipa quindi alle operazioni di guerra dopo Valmy ed alle esaltanti giornate rivoluzionarie, così quando i corsi scacceranno dall’isola i francesi, si ritroverà anch’egli di nuovo in Francia. Nominato capitano del 4° reggimento di artiglieria dell’Armata d’Italia di stanza a Nizza, conosce Saliceti, corso anche lui e rappresentante in missione presso la stessa Armata.
(Saliceti) |
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A Tolone, è proprio lui che, riconosciuto il valore dei piani strategici di Bonaparte (cannoneggiamento della flotta anglo-spagnola nella rada), lo fa nominare comandante di battaglione. La città viene così liberata e Augustin Robespierre (fratello minore di Maximilien), lì presente, ne esalta il valore.
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Il 22 dicembre 1793 viene nominato generale di Brigata, il 17 febbraio 1794 Comandante del corpo di artiglieria dell’Armata d’Italia e partecipa all’occupazione di Oneglia e Saorge. E’ di questo periodo la sua famosa “memoria” sull’occupazione dell’Italia. Ma Robespierre cade e nella sua caduta trascina anche Napoleone che viene imprigionato nel Fort Carrè di Antibes, dal 16 agosto al 14 settembre del 1794. Liberato, torna a Parigi, dove, dopo alterne vicende, tocca quasi la miseria perché radiato dai quadri dell’esercito, poi ottiene il comando dell’artiglieria nelle giornate di Vendemmiaio, poi di Capo di Stato Maggiore, visto che il comando è vacante, dopo che Barras si è dimesso.
(Vendemmiaio: Bonaparte sconfigge i realisti davanti alla chiesa di St.Roch) |
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E’ proprio Barras, anche lui presente a Tolone, che favorisce l’ascesa, anche perché amico di Freron, amante di sua sorella Paolina e per sbarazzarsi della sua ex amante Josephine, di cui Napoleone s’invaghisce veramente.
(Paolina Bonaparte) |
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Questa lettera ne testimonia la verità:
“Mi risveglio pieno di te. Il tuo ritratto e il ricordo dell’inebriante serata di ieri non hanno lasciato riposare i miei sensi. Douce et incomparable Josephine <Dolce ed incomparabile Giuseppina>”,
e non solo per meri calcoli di carriera, tanto è vero che la sposa! Dieci giorni dopo, il 13 vendemmiaio, ottiene il grado di generale di divisione ed il comando dell’Armata dell’Interno, infine il comando dell’Armata d’Italia.
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(Sua moglie Josephine) |
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L’ascesa di Bonaparte, chiamato così fino al Consolato, è in primo luogo dovuta alla campagna d’Italia: senza di essa, infatti, nulla avrebbe potuto realizzare il generale corso, fino ad allora solo piccoli incarichi, adesso è veramente scoccata la sua ora ! Perché il Direttorio continua una guerra che pochi, sin dall’epoca di Robespierre, avevano voluto? Sono i pericoli interni a guidare la loro mano: quello di Destra, la pace per essi può essere l’inizio di una restaurazione monarchica; quello di Sinistra, gli ideali rivoluzionari permangono nella base dell’esercito, è meglio quindi tenere i soldati impegnati in estenuanti battaglie che in pericolose rivolte a Parigi o nell’interno della Francia!
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(Milano napoleonica. A Sx, in alto, il Castello Sforzesco prima dell’attuale ricostruzione. Notare le torri “scatozzate” e senza merlature) |
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I rapporti di polizia sono illuminanti sulla fama del generale: sì, è vero che egli spenderà parte del bottino acquistato in Italia (3 milioni) per favorire una campagna di stampa per decantare le sue vittorie, ma è il popolo che, dopo averlo nominato in sordina, ora urla il suo nome a squarciagola per tutta Parigi! E’ in quegli anni che nasce il mito della “Grand Nation”, così da permettere a tanti giacobini di diventare bonapartisti: l’espansione della Francia si identifica col trionfo della Rivoluzione nel Mondo! La campagna d’Italia, secondo il piano originario di Carnot, doveva solo servire da diversivo per le altre due Armate che avrebbero marciato su Vienna al comando di Jourdan e Moureu, ma Bonaparte ottiene che essa partecipi all’azione. Il piano di Bonaparte è semplice: separare i due eserciti (piemontese ed austriaco) e batterli uno per volta: Montenotte, Dego, Millesimo, Mondovì, ecc…, le vittorie si susseguono alle vittorie! Strumenti politici e di comunicazione sono i Bollettini di guerra che vengono pubblicati su due giornali: -“Courrier de l’Armée d’Italie ou le patriote française a Milan », -« La France vue (vista) de l’Armée d’Italie », a cui si aggiungerà, in seguito : « Journal de Bonaparte et des hommes verteux » (Robespierre ha colpito ancora ! – n.d.a.). I giornali, stampati a Milano, non si rivolgono solo ai soldati ai quali vengono distribuiti gratuitamente in migliaia di copie, ma anche ai francesi: strumento potente quindi di propaganda politica! Le vittorie di Napoleone, però, spaventano il Direttorio e perciò, anche se lui sogna un Impero Orientale, lo inviano in Egitto.
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Dopo le prime vittorie sui mammalucchi, la flotta inglese distrugge quella francese e l’Armata resta “prigioniera” in Africa. E’ il momento di agire: Napoleone si imbarca per la Francia con pochi fedelissimi, come lo scienziato Monge, i generali Lannes, Murat, Berthier, lasciando a capo dell’Armata, Kléber. Un colpo di stato preparato da Sieyés con il generale Joubert è il vero motivo della sua partenza. |
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(Monge) (Lannes) (Berthier) |
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(Kleber) |
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La vittoria di Abukir fa dimenticare ai francesi la sconfitta navale e l’isolamento dei suoi soldati, così il viaggio di Napoleone, che non viene intercettato in mare, sul suolo di Francia, è un vero tripudio: egli deve spesso fermarsi lungo il tragitto fino a Parigi, per essere acclamato dalla folla!
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Joubert muore a Novi, in battaglia, e Sieyés cambia “cavallo”: è finalmente arrivato il momento di Napoleone! L’uso delle baionette nelle giornate del 18 e 19 Brumaio, permettono a Napoleone di diventare Console e di iniziare quel lungo cammino che lo porterà a diventare Imperatore dei francesi! Nella notte tra il 17 ed il 18 Brumaio (8 – 9 novembre 1799), il piano ordito da Sieyés viene attuato: attuazione degli Ordini Militari, invio di proclami alla stamperia di Demonville, convocazione dei membri del Consiglio degli Anziani (C.D.A. – n.d.a.), dove Sieyés conta su un nucleo forte di “fedelissimi”, cosa che non è invece nel Consiglio dei Cinquecento (C.D.C. – n.d.a.). Alle 17,30, alle Tuilieries, sede del C.D.A., Cornet informa i colleghi che la repubblica è minacciata e che è opportuno trasferire le due Assemblee a St.Cloud, per evitare colpi di mano. E’ emanato un decreto:
-Art.1: il Corpo Legislativo è trasferito nel castello di St.Cloud… -Art.2: i due Consigli vi si recheranno domani il 19 Brumaio a mezzogiorno. Le prosecuzioni delle funzioni (fino a quell’ora – n.d.a.) sono interdette. -Art.3: il generale Bonaparte è incaricato dell’esecuzione del Decreto e prenderà tutte le misure idonee per la sicurezza nazionale (Sic!). -Art.4: il generale Bonaparte è chiamato a far parte del C.D.A. ed a prestare giuramento.
E così avviene. Bonaparte, con i generali: Berthier, Lefebvre, Marmont, si reca al Consiglio degli Anziani e parla brevemente: piccoli accenni di ribellione, sono subito sopiti. Il generale ridiscende nei giardini delle Tuilieries ed apostrofa duramente il segretario di Barras, Bottot. Poi i suoi soldati lo acclamano. Alle ore 11 giunge la notizia dell’approvazione del Decreto anche al C.D.C., voci dissenzienti si levano, ma i Consiglieri si trasferiscono comunque al castello di St.Cloud: ogni resistenza sarebbe stata illegale. Occorre ora che i Direttori si dimettano per creare un Vuoto di potere. Per Sieyés e Ducos non ci sono problemi, ma Barras come reagirà? Talleyrand si reca da lui mentre è a tavola al Lussemburgo con il banchiere Ouvrard. Gli viene fatta un’offerta che non può rifiutare (si terrà gli 8 milioni che ha già trafugato), anche perché i soldati hanno già circondato la sede del Direttorio e sono ben visibili dalle finestre del Palazzo. La notte cala su di una Parigi tranquilla ed ignara. Il 19 Brumaio la scena si sposta nel castello di St.Cloud. Bonaparte si reca prima al C.D.A., installato nel salone di Apollo. Poche parole raffazzonate del generale: “… fratelli d’arme…, schiettezza di soldato…, Cesare…, Cromwell…”, non fanno che irritare i presenti, tanto che il Presidente gli bisbiglia nell’orecchio di andarsene, tirandolo per la giacca. Poi Bonaparte si dirige al C.D.C., ma al suo apparire si levano grida di: “Fuori legge il dittatore. Viva la Repubblica…”. Bonaparte viene condotto fuori (con una guancia insanguinata, sembra, da un colpo di pugnale), da alcuni soldati. E’ Luciano Bonaparte, Presidente de Consiglio dei Cinquecento a risolvere la situazione, uscendo fuori, dopo essersi strappato di dosso le insegne da Presidente ed aver inforcato un cavallo. Egli chiama a raccolta i soldati presenti con queste parole: “Il Presidente vi dichiara che pochi consiglieri armati di stile terrorizzano la maggioranza dell’Assemblea. Essi non sono più i rappresentanti dell’Assemblea, ma i rappresentanti del pugnale”. I soldati si scuotono, rullano i tamburi, Murat e Leclerc, alla testa dei granatieri, invadono l’Oarangerie: in cinque minuti i consiglieri scappano anche dalle finestre e corrono fino al vicino Bois (bosco – n.d.a.).
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CONSOLE E PRIMO CONSOLE
Con la costituzione dell’Anno VIII, i poteri vengono affidati a tre Consoli che scelgono i Ministri: alla giustizia resta Gambacérès, così come alla Polizia Fouchè, alle Finanze va Gaudin, Berthier alla Guerra, Talleyrand alle Relazioni Estere.
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Sieyès ha però preparato il suo colpo da maestro per allontanare dal potere Napoleone: nominarlo Grande Elettore (carica a vita), estromettendolo dal potere reale, ma Bonaparte rifiuta e così guadagna la stima dei francesi. Il potere legislativo è affidato a quattro Assemblee: -Consiglio di Stato: 30 o 40 membri nominati e presieduti dal primo Console, prepara i progetti di legge, -Tribunato: 100 membri che discutono i progetti presentati, può, però, esprimere solo pareri, -Corpo legislativo: 300 membri, vota i progetti di legge. -Senato: 60 membri designati per cooptazione. Nomina i membri del Tribunato e del Corpo legislativo, scelti nelle liste dei notabili (redatte secondo il censo). Può annullare gli atti ritenuti incostituzionali e presentati dal Tribunato. Il Grande Elettore così scompare, lo sostituiscono tre consoli con nomina Senatoriale di durata decennale. I primi tre (di nomina Costituzionale) sono: Bonaparte, Gambacérès e Lebrun. E’ però solo il Primo Console, Bonaparte, che di fatto esercita tutto il potere: iniziativa delle leggi e loro promulgazione, nomina dei Consiglieri di Stato, dei ministri e dei funzionari, diritto di guerra e di pace. Gli altri due Consoli hanno solo compiti consultivi.
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La Costituzione viene approvata con un Plebiscito, si inaugura così l’era di queste “consultazioni” popolari, abilmente guidate, come ad esempio il fatto di votare palesemente, mettendo un Sì od un No, accanto al proprio Nome. La Vandea viene pacificata, gli ultimi terroristi arrestati (come ad esempio il generale Arena, fratello di quel Barthélemy che aveva osato alzare, nel Consiglio dei Cinquecento, il pugnale su Bonaparte). Viene favorito l’Accordo con la Chiesa (“Il perfetto ordine e la sicurezza pubblica non permettono che si abbandonino a se stesse le istituzioni della Chiesa”, afferma Bonaparte). Il 2 agosto 1802, Bonaparte viene proclamato dal Senato (dopo un ennesimo Plebiscito) Console a Vita, con diritto ereditario: Bonaparte, cioè, può indicare al Senato il suo successore! E’ proprio negli anni di Console e di primo Console che egli può modificare la Francia ed i suoi ordinamenti e farla diventare una Nazione Moderna: il Code Napoleon, l’istituzione dei prefetti, una forte organizzazione dello Stato centralizzato, sono di modello a tutti gli stati europei. |
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IMPERATORE
Il 18 maggio del 1804 (28 Fiorile – Anno XII) viene promulgata la Costituzione dell’Anno XII. Consta di 42 articoli e fonda l’Impero, sotto la sovranità di un Imperatore che assume il titolo di “Imperatore dei francesi”.
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Alla Grande Nazione si sostituisce il Grande Impero, Napoleone a Bonaparte, il nuovo “Robespierre a cavallo” viene paragonato a Carlo Magno.
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Il Blocco Continentale, istituito per combattere l’Inghilterra, provoca la rovina dei porti francesi, come Tolone, Boulogne e La Rochelle, complessivamente però l’economia francese si sviluppa, il mercato europeo conta più di ottanta milioni di abitanti, esso è un immenso mercato per le vendite francesi: seterie, tappeti, mobili, gioielli, armi, ceramiche, metallurgia, ecc… Con l’Impero egli distrugge tutte le istituzioni repubblicane che ha contribuito a creare, le sostituisce con una nuova Monarchia Dinastica, aggregando a sé nobili e divenuti tali, in tutta Europa. L’Impero è dei notabili. Chi è il notabile? Col Tulard, si può affermare che egli è colui che esercita una autorità: il padrone sugli operai, il funzionario sui sottoposti, ecc… Secondo lo storico Marcel Dunan, Napoleone: “non si circonda di alleati, ma di vassalli, non vuole amici, ma tributari”. Ma il popolo è d’accordo con lui, non lo combatte, sia in campagna, dove le condizioni di vita sono incontestabilmente migliorate, sia in città, dove gli operai possono contare sul pane a buon mercato (Napoleone ha imparato la lezione delle terribili giornate rivoluzionarie e non farà mai mancare il pane a Parigi!) e sul lavoro delle grandi opere napoleoniche, così per i salari, quando anche i padroni vengono combattuti se vogliono diminuirli, più per una preoccupazione di quiete pubblica, in verità, ma cosa importa? Il commercio interno viene stimolato dall’istituzione delle Camere di Commercio nel 1807. L’industria progredisce: metallurgia, chimica, tessile, ecc… Figure di industriali come Oberkampf, Richard, sono accanto all’Imperatore. La censura però è rigida, la libertà di stampa non esiste, e allora? Anche l’Istruzione, con la creazione dell’Università Imperiale, contribuisce a creare un carattere “elitario” del governo napoleonico. Anche nella cultura il rapporto è da considerarsi negativo? Non lo crediamo. Anche se la censura esiste, i letterati, i poeti, gli scultori, i musicisti prosperano e così le loro opere, non si può certamente accusare Napoleone se la piaggeria di pochi, certo non di tutti, appiattisce il gusto (il famoso “Stile Impero”, fatto di ridondanti accenti faraonici e neoclassici, né è un valido esempio), comunque, e questo è un puro dato di fatto, Parigi diventa la capitale intellettuale d’Europa.
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Napoleone è diventato grasso, ha perso i capelli, ha un colorito giallognolo, la borghesia non lo segue più: le sue campagne (vedi quella rovinosa di Spagna), per la prima volta danno luogo addirittura all’insubordinazione delle truppe, non solo non procurano più guadagni, ma causano perdite anche economiche! L’istituzione di una nuova nobiltà, a cominciare dai membri della sua famiglia che soppiantano i “notabili” della prima ora, di una nuova araldica imperiale, non può creare una nuova classe dirigente, essi sono “creati” dall’Imperatore in base alle loro professioni: magistrati, parlamentari, consiglieri, diventano baroni, marescialli, conti o duchi, qualcuno arriva addirittura a principe od a re, come Murat che diventa re di Napoli.
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Ma l’ostilità delle classi borghesi e popolari è motivata da ben altro: nonostante Napoleone abbia l’accortezza di legare ai titoli solo terre fuori di Francia, essi hanno paura della restaurazione della feudalità, tanto aborrita ed abolita dalla Rivoluzione! Così anche per il contributo in vite umane: la borghesia rivoluzionaria non vuole più sopportare da sola il peso di un’impresa che non vuole più diffondere le idee rivoluzionarie, ma che obbedisce solo agli interessi di un uomo! Il “regime” cambia: Talleyrand viene allontanato e così Fouchè,che cede il posto al “gendarme” Savary. Le assemblee vengono vieppiù indebolite: -Tribunato: è soppresso nel 1807, -Corpo legislativo: la sua attività è ridotta a poche settimane l’anno, -Consiglio di Stato: subisce le decisioni di Napoleone, -Senato: perde tutta la sua indipendenza. I magistrati divengono amovibili, nelle Prefetture arrivano funzionari più docili, spesso provenienti dall’ex nobiltà. Motore di questo riavvicinamento alla vecchia nobiltà è l’Imperatrice Giuseppina, ex viscontessa sotto l’Antico Regime. Per le immense spese militari ed i mancati introiti delle campagne di guerra, Napoleone aumenta le contribuzioni indirette, viene ripristinata finanche la vecchia tassa sul sale!, così come quella sulle bevande, viene poi imposto il monopolio sul tabacco. Napoleone cerca un’alleanza con lo zar Alessandro I e così richiama Talleyrand che, proprio lui, fa invece fallire, ad Erfurt, così come falliscono le trattative per un matrimonio con la sorella di questi, la granduchessa Caterina. Talleyrand ritiene che la Francia debba allearsi con l’Austria, infatti, il “grande vecchio” la ritiene l’unica monarchia capace di ristabilire l’ordine in Europa. Si risvegliano i nazionalismi, i tedeschi cercano per primi la rivincita, scoppia la guerra in Europa, l’Austria cerca subito di approfittarne, anche se oramai la Grande Armata non è più quella di una volta, sia per i motivi esaminati prima, sia perché essa è ora una congerie di eserciti forniti dai vari regni dell’Impero, e quindi consta di truppe non preparate, ma raffazzonate alla meglio. Napoleone, comunque, vince a Wagram ed arriva a Vienna, dove firma la pace, con conseguenze molto gravi per l’Austria, il 14 ottobre del 1809, nel castello di Schonbrunn.
(Bataille de Wagram) |
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Il 1 aprile del 1810, dopo il divorzio da Giuseppina pronunciato il 16 dicembre 1809 e l’annullamento del matrimonio del 12 gennaio 1810, Napoleone sposa, a St.Cloud, Maria Luisa, figlia dell’Imperatore d’Austria.
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Intanto, l’arresto del papa, la mancanza di poter eleggere i vescovi metropolitani, la ribellione di quasi tutti i vescovi e prelati allo strapotere imperiale, fanno fallire miseramente il tentativo di Concordato con la Chiesa di Roma, già avviato proficuamente sotto il Consolato. Il papa viene portato prima a Savona (1809) e poi ricondotto a Roma nel 1814: Napoleone ha perso! Tutti i predicatori denunciano l’assurdità della guerra e nascondono i renitenti alla leva! La crisi del Blocco Continentale fa aumentare iperbolicamente il contrabbando, così Napoleone si decide, solo per le merci coloniali, a concedere delle Licenze (autorizzazioni straordinarie), ma solo in favore della Francia. Requisizioni e distruzioni delle merci degli altri paesi (ad esempio a Francoforte) causano il panico in Borsa ed un’altra crisi commerciale e finanziaria di grandi dimensioni! Aumento dei prezzi di importazione, diminuzione delle esportazioni, carestia ed aumento del prezzo del pane, fanno il resto. Bancarotte e fallimenti aumentano in modo vertiginoso. Gli espedienti trovati da Napoleone, quelli soliti, come i lavori di sterro per combattere la perdurante disoccupazione, forti ordinazioni della Corte e prestiti agli industriali, non bastano ad evitare la crisi del 1811! A Parigi, dove l’Imperatore riesce a calmierare il prezzo del pane ed a fornire “minestre” a prezzi popolari, la situazione è più calma, diversamente accade in provincia. Scoppiano sommosse a Caen, Rennes, Charleville, manifestanti vengono condannati a morte. Napoleone reprime con le truppe (egli è troppo occupato nella preparazione della spedizione in Russia), i moti sorti spontaneamente contro gli accaparratori. In conclusione, Napoleone è ancora “amato” dal popolo, soprattutto di Parigi, ma si è alienato definitivamente la borghesia! In Inghilterra, intanto, sorge il “luddismo”, movimento operaio dovuto al malcontento per la disoccupazione ed il rincaro del pane, dovuti alla crisi monetaria e cerealicola. L’errore di Napoleone è di non saper approfittare del momento favorevole, l’Inghilterra, probabilmente, non avrebbe resistito, invece l’Imperatore fornisce loro anche il grano, ma soprattutto si lancia nell’avventura russa. Sui motivi della campagna di Russia sono stati profusi fiumi d’inchiostro, ad esempio si è detto che essa fosse dovuta alle cattive condizioni commerciali tra i due paesi. La verità, purtroppo, è che Napoleone sogna da tempo la via dell’India e l’Impero di Alessandro Magno, così la guerra contro l’Impero degli Zar gli sembra l’unica via accessibile per realizzare questo pazzo desiderio! Nel giugno del 1812 scoppia la guerra: i francesi hanno un esercito composito di 675.000 uomini, formato anche da polacchi, svizzeri, italiani, belgi ed olandesi, i russi solo centocinquantamila uomini divisi in due tronconi. Ma la novità della guerra è la terra bruciata: Napoleone non riesce a contattare il nemico e neanche la piccola battaglia di Borodino, voluta dal maresciallo Kutuzov, riesce nello scopo. Mosca è presa ma senza i suoi abitanti. Così, preoccupato di essere tagliato fuori (occorrono ben quindici giorni per andare da Mosca a Parigi), Napoleone decide di ripiegare. E’ la catastrofe: il freddo, gli attacchi dei cosacchi, decimano la Grande Armata, le perdite assommano a circa trecentottantamila uomini!
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Napoleone avrebbe dovuto sguarnire la Spagna? Indebolendo il suo lato sinistro, e poi cosa sarebbe successo? Le cause della sconfitta sono tutte nell’Idea di Napoleone! I prussiani approfittano immediatamente della sconfitta e così, dopo alterne vicende, prime iniziali battaglie vinte da Napoleone, essi, aiutati dai russi, sconfiggono a Lipsia, dopo ben tre giorni di battaglia (16 – 19 agosto 1813) le forze francesi. La Francia perde così la Germania e l’Olanda, poi è la volta dell’Italia dove il viceré Eugenio è costretto a ritirarsi. Migliaia di italiani sono morti in guerra (27.000 in Russia e 25.000 in Germania). Arthur Wellesley, futuro duca di Wellinghton, si insedia nel Portogallo e vince i generali francesi in Spagna, divisi tra amanti e beni razziati. In accordo con Napoleone, ritorna il vecchio re Ferdinando VII. Il conflitto con l’Inghilterra ha però effetti planetari: le colonie francesi in America cadono una ad una, Guiana, Guadalupa, Martinica. Approfittando dell’assenza di Napoleone, nella notte tra il 22 ed il 23 ottobre 1812, il generale Malet compie il suo “colpo di stato”: libera due generali prigionieri dalla prigione della Petite Force, convince il prefetto Frochot dell’esistenza di un nuovo governo (oramai i colpi di stato sono entrati nella mentalità dei funzionari francesi!) ed è solo per l’ostinazione del generale Hulin, comandante la piazza e vecchio assalitore della Bastiglia, che il colpo di mano viene sventato. Nessuno ha pensato al re di Roma, erede e figlio dell’Imperatore! Così Napoleone affida la reggenza, in caso di sua assenza, alla moglie Maria Luisa.
(Il generale Malet) |
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Napoleone è ora giunto a più miti consigli: fa assistere alle sedute del Senato, sia il Consiglio di Stato che il Corpo legislativo, e comunica loro i negoziati in corso con le potenze che lo hanno sconfitto a Lipsia. Le Camere lo invitano a continuare la guerra solo per difendere il suolo francese, ma egli non ci sta. Fa così appello al “Quarto Stato”, al popolo, cioè alla Guardia Nazionale che intende costituire in vero e proprio esercito, ma gli entusiasmi sono cessati: è ora che nasce la leggenda “dell’Orco”, mangiatore e divoratore di uomini. La renitenza alla leva è apertamente difesa anche dai prefetti realisti. La vita è rincarata, gli stipendi sono diminuiti e così il consenso verso l’Imperatore! Anche i nobili lo abbandonano per il vero sovrano di Francia, Luigi XVIII. Tre eserciti ora affrontano l’Imperatore, con oltre duecentocinquantamila uomini, a cui Napoleone può opporre solo ottantamila coscritti, giovani ed inesperti. Sette battaglie in otto giorni, Napoleone è per il momento vittorioso. Ma lo squilibrio delle forze in campo è troppo marcato: le truppe nemiche si avvicinano a Parigi, solo a Belville e Charonne, quartieri periferici della capitale, la Guardia Nazionale, con a capo Marmont e Mortier, tenta una qualche resistenza. La capitale capitola e le truppe alleate entrano in Parigi il 31 marzo del 1814. Talleyrand viene nominato Presidente di un governo provvisorio e fa approvare dal Senato (3 aprile 1814) l’allontanamento di Napoleone, considerato decaduto perché ha violato il suo giuramento: “precettando uomini ed imponendo imposte contro le norme costituzionali”. Napoleone abdica il 4 aprile in favore del re di Roma e, non senza tentennamenti, il 20 congeda la sua Guardia a Fontainebleau, dove si era acquartierato. Luigi XVIII torna, che cosa farà? Talleyrand ed i suoi accoliti, tutti quasi “direttoriali” del 1795, vorrebbero la costituzione del 1791, ma il vecchio re concede solo una Carta, che pure si rivela abbastanza liberale: libera ammissione di tutti agli impieghi, libertà di coscienza, eguaglianza davanti alle imposte, ecc… Più pesanti sono le condizioni della pace. Con il Trattato di Parigi del 30 maggio, la Francia cede tutte le sue conquiste post – rivoluzionarie e ritorna ai confini del 1792, conservando solo i territori di Avignone, la Savoia e Montbéliard. Il Veneto e la Lombardia sono restituite all’Austria, la sorte degli altri territori è demandata ad un futuro Congresso che si dovrà tenere a Vienna. In definitiva si finirà col rimpiangere Napoleone, che dal 4 maggio è all’isola d’Elba. Non è per lui un esilio, ma solo un momento di preparazione: egli è instancabile, progetta nuove opere per l’isola, teatri, ecc… Accoglie con entusiasmo le informazioni del malcontento sul suolo francese: -l’esercito protesta contro i licenziamenti di ufficiali e quadri, -i contadini vedono in pericolo le terre da loro acquistate appartenute agli emigrati, -si moltiplicano gli episodi di ortodossia religiosa, -i prodotti inglesi invadono la Francia, rovinando completamente l’economia nazionale. |
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L’ELBA
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In seguito al trattato di Fontainebleau dell’11 Aprile del 1814, Napoleone diventava il signore di un nuovo regno: l’isola d’Elba.
(L’addio) |
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(L’imbarco di Napoleone a St. Raphael, per l’isola d’Elba) |
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Il 4 maggio egli sbarcò nell’isola, tra le acclamazioni del popolo, che allora sentiva di essere entrato finalmente nella Storia! Perché Napoleone aveva scelto proprio quella minuscola isola? Era evidente che egli riteneva non ancora conclusa la sua Esperienza, aveva solo 45 anni, la piccola isola era solo un altro punto di partenza della sua turbinosa esistenza!
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(Lo sbarco) |
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L’isola era tenuta, per conto della Francia di Luigi XVIII, dal generale Dalesme, che aveva rifiutato qualsiasi approccio con gli Inglesi e si era ritirato, con le sue truppe, a Portolongone ed a Portoferraio. Talleyrand, l’Imperatore d’Austria, ed altri, avevano ritenuto quella scelta pericolosa: l’isola era troppo vicina all’Europa! Ma tant’è! Già sulla nave Undaunted che l’aveva portato da St.Raphael, dove si era imbarcato il 28 Aprile, all’Elba, Napoleone aveva scrutato quel minuscolo regno col suo cannocchiale, una volta sbarcato, impiegò tre giorni per percorrerla tutta a cavallo.
(Lo sbarco dalla Undaunted) |
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L’Imperatore fu ricevuto con tutti gli onori dal generale Dalesme, dal sindaco Traditi e dalla popolazione. L’Elba non era uno scoglio ma una fertile terra, con delle miniere conosciute fin dall’antichità, un piccolo staterello, insomma, con la sua economia, con la sua vitalità E lì Napoleone fondò la sua piccola corte ed il suo piccolo esercito e pose mano alle innovazioni!
(Jean-Baptiste Dalesme) |
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(L’isola d’Elba) |
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Il piccolo governo dell’isola fu subito formato: -Balbi, come intendente, -il conte Drout come governatore, -Peyrusse, tesoriere, -il generale Betrand, maresciallo di Palazzo.
(General Drout) (Marechal Bertrand) |
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Creò una Corte d’Appello ed un piccolo esercito. Il trattato di Fontainebleau gli permise di portarsi con se 400 uomini della vecchia Guardia, poi fece arruolare, in tutta Italia, altri soldati, con la motivazione che gli occorrevano per presidiare l’isola, in tutto una forza di 1647 uomini, tra cui un centinaio di Polacchi destinati a sua moglie Maria Luigia, che però non si recò mai nell’isola. Comprò vari possedimenti, il bilancio dell’esperienza elbana si chiuse in attivo, ai circa 3 milioni di franchi posseduti al suo arrivo nell’isola si aggiunsero i 600.000 ricavati dal governo dell’Elba ed il ricavato dalla vendita dei diamanti di sua sorella Paolina, circa 2 milioni, che ella volle donargli! Dopo la pavimentazione delle strade, ne fece costruire una per raggiungere la sua residenza, la palazzina detta dei “Mulini”, si dedicò alla coltivazione dei bachi da seta, fece iniziare lavori di consolidamento delle fortificazioni.
(Villa dei Mulini) |
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Dopo la madre Letizia, arrivò anche sua sorella Paolina che si era separata da suo marito, il principe Borghese. La principessa si trovò una villa e si dette alla bella vita. Per fabbricare un Teatro per la sorella, Napoleone fece abbattere la chiesa sconsacrata di San Francesco. Il pomeriggio del 1 settembre arrivò la notizia che un veliero stava per attraccare, era Maria Walewska con suo figlio Alessandro, l’ex amante polacca dell’Imperatore. Napoleone li accolse nel suo eremitaggio della Marciana, Una breve notte e la sera dopo gli ospiti già ripartirono: l’Imperatore aveva paura della venuta della moglie, Maria preferì ripartire in mezzo ad un fortunale per Napoli, dove la contessa era latrice di un messaggio al re Murat.
(Joachim Murat) |
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Il governatore della Toscana, il generale Spannocchi, ha una spia sull’isola, Tommaso Panucci.
(La bandiera di Napoleone) |
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Ma l’organizzazione più importante è la Polizia segreta o Buon Governo, che comprende al suo interno, ispettori, commissari, ecc… Intanto, veniva fatto un ripulisti di giacobini a Firenze, non si sa mai…! Anche la vita di Napoleone, però, era in pericolo: è sicuro, infatti, che alcuni sicari erano stati inviati all’Elba. Ma il problema più grande per l’Imperatore è il rapporto con sua moglie. Maria Luigia è a Vienna con suo figlio, poi si reca ad Aix les Bains, dove conosce il generale Niepperg, inviato da Metternich, per farla cadere nella sua rete. Il generale non è bello, anzi ha anche un occhio di vetro, ma è un uomo di “esperienza”, è affascinante ed ha 45 anni, contro una giovane come Maria, che è inesperta ed indifesa. Un po’ la sua passione per il generale, un po’ il suo desiderio di ricevere il ducato di Parma, la porterà a non rispondere alle lettere dell’imperatore, prima, ed a decidere, poi, di non recarsi mai all’Elba, negandogli financo di fargli rivedere il figlio!
(Maria Luigia ed il figlio) |
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(Adam Adalbert von Neipperg) |
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Il Congresso di Vienna è ripreso ed in molti sostengono che Napoleone deve andarsene più lontano, così nasce da un lato l’idea di rapirlo, e dall’altro la paura di ciò. Vengono rinforzate le misure di sicurezza attorno all’Imperatore. Alcuni soldati vengono arrestati, a Capoliveri alcune sobillatori subiscono la stessa sorte; le tasse, visto che i 2 milioni promessi annualmente a Napoleone, non gli sono stati mai pagati, aumentano! E’ da tutto questo che, forse, matura l’idea in Napoleone di tentare altre strade per cambiare vita, troppo monotona ed angusta essa è ora diventata! Gli arrivò anche una lettera della madre di un granatiere affermante che l’Imperatore era sempre nel loro cuore! Questa lettera gli fu letta nel suo giardino ed alla presenza dei soldati.
(Il giardino dell’Imperatore) |
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Ma chi decise definitivamente Napoleone ad evadere dall’Elba, fu un ex sottoprefetto, Fleury de Chaboulon, che si era recato sia dal duca di Bassano che dalla regina Ortensia, figliastra dell’Imperatore, per portargli le loro impressioni, i loro messaggi. Il 24 febbraio sera, tutta l’Elba sapeva che Napoleone stava per lasciare l’isola a bordo del suo brick, l’Incostant. La partenza avvenne il giorno dopo, tutto il paese si recò sulla banchina a salutarli al grido di “Viva l’Imperatore”. Oltre al suo brick, vi era una piccola flottiglia formata dalle navi: Caroline, Etoile e St.Joseph, in più, dopo averlo abbordato, avevano acquistato il brigantino francese Saint Esprit. Solo a mezzanotte, però si alzò un buon vento e le vele cominciarono a gonfiarsi. Subito al largo comparve la prima minaccia, due navi francesi, che però, fortuna?!?, non li videro. Ma la navigazione fu tempestata da questi colpi di fortuna, altre navi inglesi che lo incrociarono, non lo videro, altre navi inviate dalla Toscana, arrivarono tardi, ecc… Evidentemente il Destino voleva così…! La navigazione proseguì per la Capraia, poi ci si diresse al largo della Corsica, costeggiandola per un tratto. Intanto si lavorava ai due proclami, uno al popolo francese ed uno all’Armata. In quello al popolo si usava la moderazione, infatti se da un lato si rivendicavano i diritti dell’imperatore e del popolo francese, dall’altro si faceva chiaramente intendere che un’epoca si era chiusa: quella delle conquiste militari!
(La rotta del ritorno di Napoleone) |
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Una volta arrivati in Francia, si scelse il piccolo golfo di S.Juan, per sbarcare, ma i 25 ufficiali e soldati mandati in avanscoperta non tornarono più, infatti essi erano stati fatti prigionieri, così, nelle prime ore del pomeriggio Napoleone dette l’ordine di sbarcare, non senza prima aver distribuito la Legion d’Onore a tutti i presenti. Il capitano dell’Incostant fece all’uopo a pezzi una bandiera rossa di segnalazione!
(Golfe Juan) |
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La sua corsa da Juan le Pin a Parigi (20 giorni) avviene in un tripudio generale: cittadini e soldati si mettono ai suoi piedi e lo seguono, così anche i generali che lo avevano abbandonato, come il maresciallo Ney. Il 20 marzo, alle nove di sera, Napoleone ritorna alle Tuilieries dove sventola la bandiera tricolore. Così egli fa concessioni alla Sinistra: abolizione della nobiltà, espulsione di tutti gli emigrati. Ma Napoleone rifiuta la “carta” giacobina, come del resto aveva già fatto nel 1799, ma come ripiegamento tattico, per sfruttare il momento, concede l’Atto Addizionale (addizionale proprio perché non cambia il suo precedente regime), che sopprime la censura, abolisce le giurisdizioni eccezionali, riconosce la libertà dei culti. L’Atto viene approvato con il solito plebiscito, anche se in misura molto minore. Il 15 giugno Napoleone va alla sua ultima campagna. Di fronte ha il villaggio di Waterloo, dove le sue truppe s’impantanano nel fango e non possono manovrare. Le cariche della cavalleria affondano nella melma: la disfatta è totale.
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Il 21 giugno Napoleone è a Parigi e si reca all’Eliseo, dove migliaia di persone del popolo l’acclamano. Ma egli non vuole essere l’Imperatore della “canaglia”, così come egli la chiama ed abdica, il giorno dopo, ancora una volta in favore del figlio.
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Intanto Fouchè, condotto da Talleyrand (ce lo racconta Chateaubriand nelle sue “Memorie dell’oltretomba”), si reca a St.Denis dal re Luigi XVIII, per mettersi al suo servizio, lui che ha ucciso suo fratello Luigi XVI! E’ l’epilogo: Napoleone sale sul veliero inglese Bellerophon, ma non sa che sarà condotto all’isola di S.Elena. Egli, giunto a Plymouth, chiede asilo agli inglesi, ma poco dopo viene trasferito, mentre fervono manovre per un Habeas Corpus nei suoi confronti da parte di alcuni cittadini inglesi, sul Northumberland, per il suo ultimo viaggio. A S.Elena porta con sé pochi generali: Bertrand, aiutante di campo, Montholon, Gorgaud e un civile (che scriverà celebri memorie), Las Cases, come segretario ed infine il suo fido Saint-Denis, detto Alì e le mogli degli ufficiali. La vita a S.Elena è pessima: controllato a vista dal suo carceriere, l’ottuso governatore dell’isola, Hudson Lowe, in un clima micidiale, fatto di nebbie e di piogge, Napoleone si spegne, malato, il 5 maggio del 1821, alle ore 5 e 49. Ma nasce il suo mito: l’arte, la letteratura, la pittura, lo celebreranno, rendendo romantica la sua avventura e la sua figura, proprio a causa di S.Elena!
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CONCLUSIONE
Ma allora chi è Napoleone? E’ quello che ci suggerisce lui nelle memorie scritte a S.Elena, da dove ne viene fuori il liberatore d’Europa, colui che ha saputo trasformare le guerre in guerre di liberazione, o il demoniaco rappresentante del male che altri ci suggeriscono? Napoleone è (come dicono i tedeschi): “Plus d’un homme”, instancabile lavoratore, dotato di grande memoria e di grande ingegno. Ha vissuto il tormento delle rivoluzioni, il crollo dell’Ancien Regime, ha restaurato le Libertà Fondamentali in tutta Europa. Ma è anche un uomo dai gusti semplici, spartani, per sé non ha tenuto nulla, lo ha usato per creare e fondare un Nuovo Ordine, diverso dall’Assolutismo dell’Ancien Regime, e che servirà come modello a tutti gli Stati europei dell’ottocento. Un uomo unico, dunque, non solo per il suo tempo, ma per tutti i tempi!
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E se, infine, ci sentiamo anche di dire con Georges Lefebvre, che egli non ci ispira certo simpatia, perché sono uomini solo quelli che leniscono le sofferenze dei loro simili e che li portano ad accrescere la loro potenza e libertà, non possiamo sottacere che egli creò un Impero, che almeno nei suoi Ideali, era universale e che avrebbe potuto rendere più libero l’Uomo! |