MEMOIRES DE LA MARQUISE DE LA TOUR DU PIN

 

 

CAPITOLO I

 

Mia madre aveva sposato Arthur Dillon. Si diceva che il principe de Guemenee, nipote del celebre cardinale de Rohan, fosse il suo amante, ma non è vero.

 

(Arthur Dillon)

 

Molti gentiluomini frequentavano la nostra casa, come il conte Fersen che si diceva fosse  l’amante della regina Maria Antonietta. L’eleganza di mia madre fece sì che fosse chiamata a corte come dama di Palazzo.

 

(La regina Maria Antonietta nel 1778)

 

Mi fu data come governante una paesana di Compiegne, ella aveva 25 anni, io 12. Conducevo la mia esistenza, per gran parte dell’anno, nel castello di Hautefontaine.

 

(Chateau de Hautefontaine)

 

Lì andavo a cavallo, anche se caddi più volte, dai sette ai dieci anni, quando mi ruppi tutte e due la gambe.

La prima volta che mi recai a Versailles fu per la nascita del primo Delfino, nel 1781.

 

(Louis de France, il Delfino)

 

(Pianta dello chateau de Versailles)

 

Là conobbi Madame de Polignac, amica della regina.

 

(Madame de Polignac)

 

CAPITOLO II

 

Ma mia madre non stava bene, nell’aprile del 1792 ebbe uno sbocco di sangue ed il dottor Michel, suo medico personale, le consigliò di andare, per le acque, a Spa, in Belgio. Mia nonna non volle prestare il denaro occorrente al viaggio e credo che in quell’occasione fu la magnanimità della regina a permettercelo.

Passammo prima da Bruxelles e poi ci recammo a Spa. Ma, nonostante le cure, il 7 settembre del 1782, mia madre morì tra le mie braccia.

Io non pretendo di descrivere lo stato delle cose prima della rivoluzione, nel mio paese, ma certamente posso affermare che mai come allora i costumi erano degenerati, la nobiltà ed il clero non pensavano ad altro che a trascorrere una vita di agi e di lusso. Fu soprattutto la degenerata società dell’epoca di Luigi XV a far precipitare il tutto.

Attenzione, lo svilimento dei costumi interessava anche il popolo, così che i castighi della Rivoluzione, come li chiamo io, è giusto che vennero dopo un’epoca come quella che ho descritto.

Io crescevo bene, a 16 anni avevo una buona salute ed ero curiosa di tutto, apprendevo e desideravo apprendere tutto, dalla musica al giardinaggio, senza sapere che tutte queste conoscenze mi sarebbero state utili un  giorno.

Mia nonna, stanca di Hautefontaine, comperò, poche leghe fuori Parigi, la villa di Montfermeil.

 

(Chateau de Montfermeil)

 

Poi decidemmo di recarci a Montpellier, fu un viaggio affascinante.

 

CAPITOLO III

 

Eravamo ospiti dello zio, arcivescovo di Narbonne (Richard-Arthur Dillon-n.d.a.), a quel tempo presidente degli Stati Generali, che per gli abitanti della zona era ben più di un re!

 

 

(Lo stemma dell’Arcivescovo di Narbonne)

 

La casa dove abitavamo era grande e spaziosa, ma un po’ triste.

Ritornammo a Parigi agli inizi del 1784, mio padre era ritornato dall’America e voleva sposarsi con una ricca vedova di un ufficiale di marina, Mademoiselle la comtesse de la Touche. La sorella della madre era madame de la Pagerie, madre di una signorina che era andata sposa al visconte de Beauharnais (era cugina cioè di Josephine-n.d.a., la Giuseppina di Napoleone).

Nonostante l’opposizione di mia nonna, mio padre sposò la contessa e si recò a Tobago, dove era stato nominato Governatore.

Di passaggio a Cubzac, potei ammirare il castello dei marchesi de La Tour du Pin, il cui figlio, era stato destinato da mio padre a me come marito, nonostante l’opposizione di mia nonna. In cuor mio non potei che ammirare quelle bellissime terre!

 

 

(Chateau de Bouilh- o de Cubzac)

 

CAPITOLO IV

 

Al mio ritorno a Parigi, appresi che mia nonna cercava di combinare il mio matrimonio col giovane marchese Adrien de Laval, imparentato nientemeno che con i Montmorency.

 

                                                                                                                                 

(Blasone dei Laval-Montomorency)                                                        (Blasone dei Montmorency)

 

Io ero considerata un buon partito, perché erede di mia nonna, solo che lei aveva appena 60 anni ed io 16! Hauetfontaine, la casa a 5 leghe da Parigi, rendite, mobili , ecc., completavano il quadro delle mie future eredità. Ma i Laval preferirono un’altra sposa.

Mi furono avanzate altre “candidature” come il visconte de Fleury, de l’Aigle, ecc., ma io rifiutai. Evidentemente, il mio pensiero era fisso su la Tour du Pin. Infatti, un giorno mia nonna mi propose proprio questo matrimonio, io, naturalmente, accettai subito!

Da quel giorno il giovane la Tour frequentò assiduamente la nostra casa, trattenendosi a pranzo, mi fece conoscere suo padre, che sebbene avanti negli anni, conservava intatto il suo sorriso e la sua bontà!

La regina volle vedermi, figuratevi la mia emozione, ella mi abbracciò ed io piansi, fortunatamente l’ingresso di mia nonna e di mio zio mi salvarono!

 

 

CAPITOLO V

 

Per le nozze ricevetti un’infinità di regali, da parte di mio suocero, di mia nonna e di mio zio.

Il giorno del mio matrimonio gli invitati erano titolati e numerosi, per me erano presenti, oltre a mio zio e mia nonna, tutti i ministri, in quel periodo mio zio partecipava alla riunione dei notabili, presieduta dal conte d’Artois, fratello del re, M. de Lally Tollendal e molti invitati inglesi.

 

(Trophine Gérard, marquis de Lally Tollendall)

 

Per la parte di mio marito, erano presenti: il padre e la madre di mio marito, de Gouvernet,  lo zio abate, le zie, marchesa di Lameth e Madame d’Henin, il cavaliere de Coigny ed il conte di Valence.

La domenica successiva Madame d’Henin mi introdusse a corte.

La vita di corte era regolata e scandita da precisi cerimoniali, il re veniva raramente nelle stanze della regina e faceva un semplice cenno alle dame di corte, a noi giovani non degnava di darci neppure uno sguardo.

Mio marito era di stanza ad Arras, ma il Maresciallo di Segur gli concedeva spesso dei permessi per venirmi a trovare.

 

 

CAPITOLO VII

 

Il 1 ottobre del 1787, mia cognata mi propose di andare in campagna, ci recammo così al castello di Hénencourt a trovare lo zio curato della bellezza di 90 anni!

 

(Chateau de Hénencourt)

 

La regina ci concesse l’uso dei palchi, sia all’Operà che alla Comédie-Francaise, già Comédie- Italienne.

 

 

(La Comédie Francaise)

 

CAPITOLO VIII

 

Nell’estate del 1788 ci recammo a Passy.

 

                                                        

 

Andammo ad abitare nella Rue de Verneil, che era la mia casa. Continuavo a recarmi a Versailles, anche se ero incinta di tre mesi, la regina mi aveva dispensato di andare a messa, così potevo restare nelle sue stanze e comprendere il servizio complesso e minuzioso che le veniva fornito.

Mio marito era stato nominato colonnello del reggimento Royal-Vaisseaux, che si trovava di stanza a Valenciennes, così fu escluso dai torbidi che si verificarono a Parigi.

 

(Distintivo del reggimento)

 

Alla fine di dicembre partorii, con gran dolore e dopo 24 ore di travaglio, un bimbo nato morto.

 

CAPITOLO IX

 

Nella primavera del 1789 iniziarono i torbidi a Parigi, con la distruzione dell’atelier di Réveillon, al faubourg di St.Antoine.

 

(24-28 Aprile 1789, le manifatture Réveillon vengono incendiate e distrutte a causa di una tassa imposta agli operai ed ai poveri su proposta del suo imprenditore-Vedi placca a dx n.d.a.)

 

Non partecipai alla processione per l’apertura degli Stati Generali, ma alla seduta di apertura, sì. Le dame di corte avevano a disposizione delle gradinate senza bracciolo e fu molto stancante ascoltare il discorso di Necker che non solo fu barboso, perché parlava solo di economia, ma anche perché durò più di due ore, niente al confronto del re che parlò per pochi minuti!

Il giorno dell’assalto alla Bastiglia, 14 luglio, mi ero recata a Berny, ma al cambio dei cavalli fui avvisata dell’episodio e ritornai precipitosamente a Versailles, dove appresi della brutta fine fatta dal Governatore de Launay e da Flesselles. Nei gironi seguenti subirono la stessa sorte Foulon e Bertier.

 

(La fine di Foulon)

 

L’armata delle truppe reali di stanza a Grenelle venne sciolta, molto per la defezione di interi reggimenti.

Mio marito riuscì ad ottenere una licenza e mi raggiunse a Versailles, ma era inquieto perché il re aveva proposto a suo padre l’alta carica di ministro della Guerra, egli, vista la situazione era contrario.

Si diffuse la grande paura, di cui noi fummo testimoni a Forges, dove io ero andata  a passare le acque. Gli abitanti del villaggio, temendo un attacco austriaco inesistente, avevano messo in allarme tutta la popolazione del circondario.

 

CAPITOLO X

 

Mio suocero venne nominato Ministro della Guerra ed io ricevetti l’incarico di accogliere i numerosi ospiti al ministero. Ogni giorno si preparava un pranzo per 24 coperti, tutti gli invitati erano solo uomini scelti tra i membri più autorevoli dell’Assemblea Costituente. Mirabeau non fu mai invitato, ricordo benissimo invece un Robespierre in abito verde mela!

Nasceva, dal 14 luglio in poi con la fuga del conte d’Artois che si era recato con tutta la sua corte a Torino dal suocero, la moda dell’emigrazione; i giovani lo facevano per viaggiare, gli altri per raggiungere i loro amici, nessuno immaginava le conseguenze di quel gesto!

La notte del 4 agosto furono aboliti i diritti feudali, mio suocero finì sul lastrico ed anche la mia famiglia ricevette un colpo mortale da cui non si riebbe mai più!

 

 

Mio marito viene nominato comandante in seconda della guardia nazionale di Versailles, il popolo si allarma il 4 ottobre per la mancanza del pane. Il 5 si prepara a marciare su Versailles, mio marito si appresta alla difesa della famiglia reale, assieme ad altre truppe. Mentre io andavo avanti e indietro per capire cosa succedeva, arrivò Lafayette che si inginocchiò melodrammaticamente davanti al re chiedendogli di morire con lui! Mentre la notte passava tranquillamente e mio marito percorreva anche lui il castello in lungo ed in largo, una folla di un centinaio di uomini armati entrò per una porticina delle guardie e trucidò M. de Vallori, un ufficiale della guardia del re.

 

CAPITOLO XI

 

Iniziò il massacro delle guardie, poi, come Dio volle, tutto finì poiché il re e la regina avevano deciso di lasciare Versailles e di recarsi a Parigi. Accompagnati da un codazzo di popolo, dai deputati dell’Assemblea e da guardie e cannoni, il triste corteo si avviò verso la capitale. Mio marito, che restò per difendere il castello, voleva che io partissi, io volevo invece rimanere accanto a  lui, poi mi lasciai convincere e mi recai a St.Germain, dopo 15 giorni raggiunsi Parigi ed andai ad alloggiare all’Hotel des Menus Plaisirs.

 

(L’Hotel des Menus Plaisirs viene occupato dai deputati dell’Assemblea Costituente)

 

Finalmente partorii un bel maschietto a cui diedi il nome di Humbert-Frederic, non potei allattarlo, a causa della mia debolezza, così fu dato a balia e crebbe ben forte. Mi recai dalla regina che teneva corte alle Tuileries che mi accolse con grande benevolenza. Intanto si preparava l’arrivo delle Federazioni per la Festa del 14 Luglio (1790-n.d.a.). Il Campo di Marte fu spianato ed elevata una struttura simile ad un circo per poter ospitare 200.000 persone. Io mi trasferii in un’abitazione proprio di fronte alla spianata, nell’Ecole Militaire, dove mio suocero inviò dei viveri per poter nutrire le numerose delegazioni di militari venute a Parigi. Mio marito era il responsabile dell’accoglienza, del nutrimento e del divertimento di questi soldati. In tutto questo bailamme si dimenticarono della regina e del delfino, che accettò di buon grado la nostra colazione!

Mi recai in viaggio in Svizzera, visitai Losanna, Ginevra, poi Strasburgo e Nancy, infine ritornai a Parigi.

 

CAPITOLO XII

 

A causa della debolezza del re, mio suocero volle lasciare il ministero e propose a mio marito di succedergli, ma mio marito non ne volle sapere. Fu così che venne nominato Ministro plenipotenziario in Olanda. Ma la partenza fu rinviata al giuramento della costituzione da parte del re. Eravamo a  dicembre del 1790.

Partimmo nella primavera del 1791 e ci installammo a La Haye, ma Dumouriez, nuovo ministro degli Esteri, nemico di mio suocero, richiamò mio marito a Parigi e lo sostituì con un  altro diplomatico.

 

(La Haye)

 

La situazione intanto era precipitata ed il 10 agosto il palazzo reale era stato assalito ed il re e la sua famiglia imprigionati.

 

CAPITOLO XIII

 

Dopo molte peripezie rientrai a Parigi e mi recai ad Hennencourt, mio suocero fu arrestato, ma poi rilasciato, noi decidemmo di allontanarci dalla capitale e di recarci al castello di Bouilh. Io ero già incinta di 2 mesi. Intanto l’armata rivoluzionaria occupava Bordeaux. Fummo convinti da un nostro amico di lasciare il castello e di occupare una piccola casa a Canoles.

A gennaio il re fu giustiziato e tutti tremarono, mio suocero ci consigliò di emigrare in Spagna, ma io ero al nono mese e non potevo spostarmi.

 

CAPITOLO XIV

 

Decisi di accettare l’ospitalità prima del mio medico, Brouquens, poi di Bonie che mi ospitò in una  casetta triste con vista su di un piccolo giardino. Mio marito era fuggiasco, mio suocero in prigione ed io avevo due bambini sulle spalle! Decisi di recarmi da Madame Fontenay, che da quando aveva divorziato aveva smesso il suo vero nome, Theresia Cabarrus. Ora era la compagna del potente Tallien. La donna mi ricevette subito e mi fece incontrare Tallien che, sulle prime fu un po’ tracotante, ma quando anche lui ricevette l’ordine di rientrare a Parigi per dar conto del suo operato, si calmò abbastanza.

 

CAPITOLO XV

 

Riuscii ad ottenere due passaporti con il nome Latour, un uomo, sua moglie e i loro due bambini, la partenza per l’America era prossima, il bastimento scelto, il Diane.

 

                                                                                                                                                     

    (Theresia Cabarrus)                                                                                                   (Tallien)

  

Mio marito mi raggiunse marciando a piedi verso il porto di Bordeaux. Quando salimmo sul canotto che ci portava alla nave, vidi Madame Fontenay piangere sinceramente!

 

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