MEMORIES DE MADAME ROLAND

 

 

Agli inizi del 1793, nel mese di gennaio, la posizione di mio marito (ministro grondino dell’Interno-n.d.a) era divenuta insostenibile. Il partito giacobino aveva preso le redini del potere ed imperversava sia nella Convenzione che alla Comune.

 

(Jean Marie Roland de la Platière)

 

I dissapori con la parte avversa iniziarono da quando mio marito si rifiutò di firmare l’Atto contro il giornale “l’Amì de lois” e da allora non firmò più nessun  atto del Consiglio dei Ministri.

Avevo chiesto al Municipio il mio passaporto, per recarmi in campagna a trovare mia figlia e ad attendere ad altre questioni domestiche, ma esso tardava, i seguaci di Marat alla Comune erano responsabili di questo ritardo, chissà cosa volevano per forza trovare contro di me!

 

(Jean Paul Marat)

 

Dopo una settimana di inutile attesa mi recai quindi al Municipio, ma il rumore delle campane a stormo mi avvisò che quello era un brutto momento!

L’atmosfera si era fatta così rovente che mio marito venne consigliato di non dormire a casa sua, ma alle 5 del pomeriggio si presentò una pattuglia con l’ordine di arresto per lui, firmato dal Comitato Rivoluzionario della Comune. Mio marito rispose che non conosceva questa Autorità e che quindi non le riconosceva l’autorità di emanare simili decreti. Si sarebbe mosso solo con la violenza. Il capo della pattuglia disse che non aveva ordine di impiegare la violenza ma che avrebbe riferito al Comitato la sua risposta. Per il momento il pericolo era scampato ma decisi di non stare con le mani in mano e di scrivere una lettera al Presidente della Convenzione per evitare che deputati fossero arrestati arbitrariamente, ma di più, decisi di portarla personalmente e subito a destinazione.

 

(La Convention Nationale)

 

Arrivai al Palazzo delle Tuileries, sede della Convenzione, tra ali di soldati che marciavano, anche il palazzo era presieduto, infatti due soldati montavano la guardia davanti alla sala delle sedute e non lasciavano entrare chicchessia.

 

(Le Palais de le Tuileries in una foto del 1865)

 

Non mi fu possibile parlare con nessuno, l’Assemblea stava ascoltando dei petizionari che chiedevano l’arresto dei 22 (girondini-n.d.a.). Dopo varie insistenze riuscii a  parlare con un usciere che mi portò Vergniaud, molto impegnato e  preoccupato. Così, comprendendo la delicatezza della situazione, decisi di ritornare a casa. Ma il caos era enorme, la carrozza che avevo noleggiato procedeva a passo d’uomo, così decisi di camminare a piedi ma trovai casa in subbuglio. I condomini mi avvisarono che la pattuglia che era già venuta era ritornata e, questa volta, mio marito, aiutato da loro, era scappato per il retro della casa.

Decisi immantinente, invece di riposarmi, erano più di dieci ore che vagavo per Parigi, di ritornare al palazzo delle Tuileries, ma davanti ad esso, ora stazionavano anche due cannoni e la seduta della Convenzione era terminata! (il 2 giugno 1793 vi fu la giornata della cacciato dal governo del paese dei Girondini, un’analoga giornata vi era stata il 31 maggio, senza però apprezzabili risultati-n.d.a.).

 

                        

                                                              (Charrettier)                             (Savetier)                         (Fort des halles)              (Sans culotte)

(Les èmeutiers parisiens de juin 1793)

 

Il giorno dell’insurrezione, dopo che il suono delle campane era cessato, 40.000 uomini avevano circondato la Convenzione e preteso il decreto d’arresto per 22 girondini.

 

(I deputati girondini incarcerati alla Grand Force)

 

Avevo attraversato di corsa il cortile delle Tuileries e mi ero ficcata nella carrozza, quando un piccolo cane mi si era buttato sulle ginocchia. Ad un posto di blocco, il vecchio sergente sanculotto mi aveva chiesto cosa ci facesse una donna sola in quei luoghi perigliosi. Io risposi che non ero sola, ma ero insieme all’Innocenza ed alla Verità, il sergente mi disse che la risposta gli piaceva e così mi fece passare.

Tornata a casa ricevetti nuovamente la visita degli uomini della Comune che mi chiesero notizie di mio marito, ma se ne andarono scornati! Naturalmente lasciarono delle guardie davanti alla mia casa, in Rue de la Harpe (Rive Gauche-5° Arrondissement-n.d.a.).

 

(Rue de la Harpe durante le demolizioni del 1858)

 

Mi ero appena coricata da solo un’ora che il mio domestico mi risvegliò, le guardie erano ritornate e con un ordine di arresto per me, dovevano condurmi alla prigione dell’Abbaye.

 

(Prison de l’Abbaye)

 

Il Concierge, Lavacquerie e sua moglie erano due brave persone, in attesa che mi fosse preparata la stanza, mi accolsero in una specie di Hall dove mi fecero sedere su di una sedia. Finalmente fu pronta la stanza, era una grande camera con camino e con un tavolo dove potevo scrivere. Subito indirizzai due lettere, una alla Convenzione ed una al nuovo ministro dell’Interno, Garat, pregandolo di assicurarsi che la lettera della Convezione fosse recapitata con certezza! All’ora di cena, la moglie del Concierge mi invitò a pranzare con loro, accettai di buon grado. Ma il regime doveva cambiare, alla stanza grande, mi venne data, solo 24 ore dopo, una più piccola, un “cabinet”, atteso che in quella più grande si potevano “ospitare” più prigionieri. Al vitto buono, venne sostituito uno più povero: pane ed acqua anzicchè cioccolata e caffè, una vivanda di carne bollita con verdure a mezzogiorno e dei legumi la sera, niente più birra che io avevo iniziato a bere al posto del vino che non c’era.

 

(La cappella dell’Abbaye)

 

Con me avevo portato alcuni libri, come le Vite di Plutarco, un Vocabolario d’Inglese e la Storia Inglese di David Hume.

Nessuna risposta alle mie lettere! Ma la mia maggiore preoccupazione era mia figlia Eudora, dodicenne, che decisi di affidare all’ottima famiglia dell’avvocato Creuzé-la-Touche.

La mia Sezione, quella di Beaurepaire aveva stilato un documento in mio favore, ma al momento di discuterlo per trasformarlo in un atto da indirizzare alla Convenzione, si presentarono mestatori giacobini e sanculotti che riuscirono a paralizzare il tutto. Intanto la Convenzione aveva deciso di non leggere la mia lettera perché materia di non sua competenza!

Ricevetti una visita da parte di un ufficiale della Comune che mi chiese come era la mia prigionia, il vitto, l’alloggio, i mobili, ma io risposi semplicemente che non dovevo essere là, che l’ordine di arresto era arbitrario, che non ero ancora stata interrogata!

Poi arrivò il momento dell’interrogatorio,a condurlo fu un Amministratore della Polizia, Louvet. Mi fu chiesto se ero a conoscenza di un complotto contro la Repubblica, tendente a portare al governo i federati a scapito del governo di Parigi.

Inoltre mi fu detto che mio marito non aveva reso il Conto del suo ministero.

Il verbale era striminzito, riempiva appena due pagine, lo firmai e ne chiesi una copia, mi fu promessa, non mi è mai stata data. Ma io, subito dopo l’interrogatorio, scrissi sui miei fogli tutto quello che l’interrogante mi aveva chiesto e le mie risposte!

I miei scritti, davvero notevoli, oramai costituivano un volume in/12 ed avevo dato loro il titolo di “Notices Historiques”.

Una sera mi si presentò un amministratore della polizia con la notizia della mia scarcerazione, oh gioia! Soprattutto perché egli affermò che l’ordine di arresto era illegale!

 

 

(La crisi dello Stato nel 1793)

 

Ritorno a casa in tutta fretta, saluto il portiere Lamarre, quando mi sento apostrofare da due uomini che mi avevano letteralmente inseguito. Essi erano latori di un ordine di arresto per la prigione di Sainte-Pélagie.

 

(Prison de Sainte-Pélagie)

 

Faccio le mie rimostranze e riesco a farmi condurre al Municipio dove, in una stanza si discute ad alta voce della mia sorte. Irrompo nella stanza e chiedo solo di essere presente alla decisone sulla mia sorte, ma un amministratore di Polizia, quel Louvet che era venuto nella prigione dell’Abbaye per interrogarmi, chiama i gendarmi, mi fa allontanare e condurre alla prigione di Sainte-Pélagie.

Mi danno una piccola cella che si trova nel corridoio delle donne, che ospita le celle delle donne, di fronte, poco distante, il complesso maschile, da cui provengono se non parole, gesti inequivocabili ed indecenti!

Messieur Bouchaud, il concierge della prigione e sua moglie mi ospitano, durante il giorno, nel loro appartamento, poiché il caldo è soffocante nella mia piccola cella. Quanto al desinare, anche lì accetto quello della moglie del concierge poiché per la prigione io ho solo diritto a pane ed acqua a colazione, una cotoletta con un piccolo contorno a pranzo e a poca verdura la sera.

Finalmente il concierge mi mette a disposizione una stanza a piano terra, accanto alla sua dimora. Lì posso avere il mio pianoforte, degli armadi dove posso sistemare le mie poche cose e, naturalmente, uno scrittoio dove posso scrivere.

Oltre al concierge ed a sua moglie, posso vedere i miei amici, Bosc, Champagneux e Grandpré.

 

(Louis-Augustin Bosc d’Antic)

 

Ricevo notizie dal di fuori, Carlotta Corday ha ucciso Marat, Danton è tra i sospetti, Robespierre si lancia in gravi accuse, false, contro mio marito; le città si rivoltano contro il potere centrale che invia rappresentanti in missione, sanguinari e vendicativi: povera Patria mia!

 

 

(13 luglio 1793: assassinio di Marat)

 

(Ottobre 1793: assedio di Lione)

 

(Novembre 1793: massacri di Lione-le cannonate di Collot d’Herbois mietono 6.000 vittime)

 

In una visita di un amministratore di polizia, mentre una prigioniera che mi è stata assegnata mi dà una mano per riassettare la mia stanza, il concierge viene rudemente apostrofato per gli “agi” che mi ha concesso, come il pianoforte in camera, devo ritornare nella mia piccola cella e risentire il fetido odore del corridoi dove sono stipate le altre prigioniere. Il concierge mi solleva un po’ il morale, accogliendomi, durante il girono, nel suo appartamento, per respirare un po’ d’aria pura.

Le mie Notices Historiques sono andate perdute, poco male scriverò delle Memoiries. Mi hanno riferito che sono nell’ordine di accusa di Brissot, per me è veramente finita!

Addio…, no ci sarà sempre qualcuno da cui non mi separerò mai, vado a raggiungerlo!

 

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