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TERZA PARTE |
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Purtroppo la profezia di Barras si avverò: “voi soldati di terra e di mare non avrete più comandanti ma solo un padrone!”. Bonaparte, nominato Console, si arrogò il diritto di essere Primo Console, e mi diede l’incarico di raccomandare a Sieyes di non pretendere altro, gli avrebbe lasciato la cassa del Direttorio e gli avrebbe regalato un possedimento. Il console non ne voleva sapere, ma io lo persuasi che l’esercito ed il popolo gridavano solo il nome di Bonaparte e non il suo! Ci misi un po’ di tempo a convincerlo, ma i 650.000 franchi che egli prese dalla cassa del Direttorio, mentre 150.000 soltanto ne diede a Ducos, e soprattutto le magnifiche terre di Crosne, alfine lo convinsero.
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Fatta questa rivoluzione, i giacobini si misero a cospirare, poiché i vincitori non lo fanno mai. Era il momento anche di ringraziare gli amici che avevano collaborato alla vittoria di Bonaparte, infatti molti di loro entrarono nel Senato e nel Consiglio di Stato. A me Bonaparte offrì un’ambasciata a Berlino, ma io gli dissi voler servire la Francia da qui e non dall’estero, il primo Console comprese e mi nominò Ministro degli Esteri, il 22 novembre del 1799, appena 13 giorni dopo il 18 brumaio (9 novembre-n.d.a.). Mi misi subito in corrispondenza con i miei pari, mentre, dopo aver ricevuto lusinghiere attestazioni circa il desiderio di pace manifestatomi dal Primo Console, egli scrisse personalmente a tutti i sovrani europei. Analoghe risposte positive ebbe Bonaparte. Bonaparte ricevette ben due proposte di avere in possesso o la Lombardia ed il Veneto, o gli stati tedeschi, purché lasciasse ai Borboni la Francia. Poscia ebbe anche due lettere da Luigi XVIII che gli dicevano di lasciarlo ritornare e che i suoi meriti sarebbero stai riconosciuti, allora Bonaparte rispose che il suo ritorno era impossibile, dovendolo fare sul corpo di almeno 100.000 cadaveri! Poi fui incaricato di una delicata missione, dovevo recarmi da sua moglie Giuseppina e convincerla a non ricevere più donne dal passato… turbolento, come ad esempio madame Tallien. Lo feci e riuscii a convincerla facendole balenare l’idea di un prossimo, ma non tanto, avvenire di regina, così ella prese tempo. Bonaparte allora ci pensò da sé e cominciò a scacciarne una, le altre ebbero timore e … non si fecero più vedere! Intanto il Papa mi scriveva, togliendomi la scomunica, condannandomi a fare carità e dandomi il permesso di vestire abiti secolari e di ricoprire cariche pubbliche. I gesuiti ne approfittarono subito per raccomandarmi un giovane, come scrivano. Il giovane lavorava molto, ma più di lingua, perché mi accorsi che tutto quello che facevo e dicevo era saputo immediatamente da Bonaparte, acclarato ciò, me ne servii sapientemente… Bonaparte aveva meditato il passaggio del suo potere alla monarchia, così chiese consiglio a tutti i suoi fidi, ma Fouchè, che era stato scacciato dal Ministero della Polizia ed era diventato un semplice senatore, si vendicò. Prima chiese otto giorni di tempo per rispondergli, poi gli scrisse una lettera in cui dichiarò cosa buona la monarchia per la Francia, ed in specie per Bonaparte e poi consigliò di mettere del sangue per cementare il nuovo patto contro i realisti e per favorire i giacobini, cioè l’assassinio di un membro della casa dei Borboni, in specie il duca d’Enghien, che si trovava poco oltre il confine. Con questo si comprenderà come io non c’entri nulla in questo affare!
(Duc d’Enghien) |
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Io tentai in tutti i modi di far avvisare il duca del pericolo che correva, ma era troppo tardi. Nemmeno il primo Console volle ascoltarmi e tutti sanno quello che accadde! Naturalmente note diplomatiche negative vennero dalla Prussia e dalla Russia. Bonaprate mi disse che avrebbe risposto da solo. Infatti segnalò a queste Potenze che il trattato di Luneville prevedeva che nessun stato desse asilo ai nemici della Francia, è stato allora buon diritto del governo francese difendere la sua sicurezza anche al di fuori dello stato per arrestare due criminali che volevano attentare a questa sicurezza. Il risultato fu che furono rotte le trattative con la Russia ed iniziò quella guerra che doveva terminare solo con la battaglia di Austerlitz. Pichegru si strozzò da solo in cella !?! Cadoudal e gli altri furono giustiziati. Bonaparte si fece nominare Console a vita e cominciò la riorganizzazione dell’esercito con la nomina dei marescialli: 1 = Berthier, era figlio del portinaio del palazzo di guerra, la madre era cameriera e tramite le sue conoscenze, tra cui le figlie di Luigi XV, riuscì a sistemare il figlio nel reggimento di Soissons, partecipò poi alla guerra d’America assieme a Lafayette e comandò la Guardia Nazionale di Versailles. Bonaparte lo colmò di titoli ed onori e lo creò principe di Wagram.
(Louis Alexandre Berthier) |
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2 = Murat, figlio di un tavernaio, a 18 anni si fece abate ed entrò nel seminario di Tolosa. La rivoluzione lo chiamò nell’esercito dove fece carriera, diventato cognato di Napoleone divenne granduca di Berg e Cleves, indi re di Napoli.
(Joachim Murat maresciallo) (Murat re di Napoli) |
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3 = Moncey, il padre era notaio e poi avvocato, fece carriera nell’esercito meritando gloria, onore e rispetto dai suoi soldati.
(Bon Adrien Jeannot de Moncey) |
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4 = Jourdan, la sua nascita è delle più vili, infatti suo padre era garzone chirurgo, barbiere e stufaiuolo, dopo essere stato barbiere anche lui, si arruolò come semplice soldato, rimase sempre fedele alle sue opinioni rivoluzionarie ed è per questo motivo che Napoleone lo fece solo conte. Fu onesto ed immacolato e perciò meritò il rispetto di tutti.
(Jean-Baptiste Jourdan) |
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5 = Massena, nizzardo e non francese, si dimostrò però miglior francese di tanti altri: il suo nome era causa di terrore per i nemici!
(André Masséna) |
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6 = Augereau, nacque nella parrocchia di St. Medard, a Parigi, da un domestico.
(Eglise de St. Medard) |
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Fu carabiniere a Napoli nel 1789, scacciato dall’esercito si recò a Parigi e fu uno dei rivoluzionari tra i più arrabbiati. Non aveva istruzione militare, ma fu lo stesso un ottimo stratega. Prima strisciò sotto Napoleone, poi, dopo la sua caduta, lo vilipese.
(Charles-Pierre-François Augereau) |
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7 = Bernadotte, apparteneva alla più antica nobiltà, il padre era avvocato. Fu sottoaiutante nella Marina reale, salvò il suo colonnello da una sedizione con la sciabola in pugno. Fu sempre devoto al re, poi abbracciò la causa del popolo, ma senza mai trascendere. Assieme a Massena vinse numerose battaglie, durante il colpo di stato del 18 brumaio si tenne in disparte, ma Bonaparte lo fece lo stesso maresciallo. Divenne re e fu modello per tutti i sovrani.
(Bernadotte) |
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8 = Soult era figlio di un ricco notaio di Saint-Amand. Si distinse nella battaglia di Tolosa, dove resistette, con 17.000 uomini ad 80 mila!
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9 = Brune, figlio di avvocato e cavaliere di S. Luigi, fece il proto di stamperia a Parigi, poi diede alla luce un suo giornale. Amico di Danton, si distinse nella battaglia di Hondschoote, poi in quelle di Rivoli, Feltre e Belluno. Conquistò l’Elvetia, il Piemonte e l’Olanda. Cadde in disgrazia dell’Imperatore. Per aver osato tenere la bandiera repubblicana sul pennone, anche dopo la sconfitta di Waterloo, fu assassinato ad Avignone ed il suo corpo fu gettato nel fiume Rhone.
(Guillaume Marie-Anne Brune) |
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10 = Lannes, figlio di un tintore, fu chiamato l’Achille francese. Divenne duca di Montebello e la sua fama resterà imperitura.
(Jean Lannes) |
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11 = Mortier, figlio di un ricco agricoltore si distinse in molte battaglie, come quella dell’Hannover.
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12 = Ney, figlio di un bottaio fece una grande carriera militare. La sua morte fece dimenticare le sue defezioni del 1814 e del 1815.
(Michel Ney) |
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13 = Davoust, gentiluomo e nobile sia di padre che di madre, fu grande soldato, profondo diplomatico e saggio amministratore.
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14 = Bessières, di buon casato cittadinesco, fu amato da tutti coloro che lo conobbero. Morì sul campo di battaglia.
(Bessières) |
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15 = Kellermann, nobile, luogotenente generale, cavaliere di S. Luigi, salvò la battaglia di Valmy.
(Francois Christophe Kellermann) |
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16 = Lefebvre, figlio di un portantino e di una pescivendola, era soldato nelle Guardie Francesi. Si distinse nelle 4 campagne d’Italia del 1796, prese Danzica, restò però uomo semplice. Non compì mai saccheggi e brillò nell’onore!
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17 = Pérignon, di nobile famiglia, guadagnò la sua fama nelle guerre spagnole.
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18 = Serrurier, figlio di un merciaio, divenne ufficiale superiore prima del 1789, poi nel 1793 colonnello nel reggimento di Medoc, poi generale di divisione, dopo aver partecipato alle numerose campagne d’Italia. Napoleone lo chiamò al Senato e gli diede il bastone di maresciallo onorario.
19 = Marmont, gran gentiluomo.
(Marmont) |
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20 = Junot, amico di Marmont, aveva il suo stesso carattere e se ne fregava dei soldi!
(Jean-Andoche Junot) |
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21 = Oudinot, figlio di un fabbricatore di birra, fu un modello di amicizia.
(Nicolas Charles Oudinot) |
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22 = Suchet, duca di Albufera, era figlio di un mercantello di tela.
(Louis Gabriel Suchet) |
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23 = Duroc, figlio di un bottegaio, con uno spiccato senso dell’amicizia.
(Geraud Christophe Michel Duroc) |
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24 = Victor, figlio di un usciere.
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Napoleone commise l’errore di fare la campagna di Russia, il risultato fu disastroso, migliaia di uomini ed animali morti, numerosi marescialli uccisi, così anche in Spagna, dove io avevo consigliato l’Imperatore di non andare. Mi furono affidati i tre figli del re e dovetti ospitarli a lungo nel mio castello di Valencay.
(Chateau de Valencay) |
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Dopo la mia nomina a principe di Benevento, l’Imperatore mi silurò da ministro degli esteri, poiché riteneva incompatibili le due cariche, io decisi rivendicarmi e mi dedicai anima e corpo al ritorno dei Borboni!
(Stemma dei principi di Benevento) |
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Ma persi anche la carica di Gran Ciambellano, poiché l’Imperatore mi fece dire essere incompatibile con quella di Vice Grande Elettore! Così io temea di esser arrestato, ma venni invece invitato a pranzo e ad una partita di whist, da Giuseppina alla Malmaison. Poco dopo il pranzo ella mi disse di recarmi alle ore 9 nel gabinetto privato dell’Imperatore. Napoleone aveva perso a Lipsia, era il 21 gennaio del 1814, e mi chiese consiglio su come comportarsi, dicendomi che era contornato solo da imbecilli! Io tentai di sottrarmi, egli voleva che io conducessi i colloqui di pace, ma mi defilai e gli dissi che la sua proposta di nominare Reggente Maia Luigia e di consigliarle di andarsene da Parigi in caso di invasione, era molto appropriata: finalmente potevamo avere le mani libere! Lo stesso feci con Giuseppe, re di Spagna, che era dello stesso avviso di suo fratello.
(Giuseppe, re di Spagna) |
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Strane leggende furono messe in giro, come quella che i fantasmi dei re Luigi XIV, XV, XVI, XVII ed Enrico IV, ritornavano alle Tuileries, con una corona in mano! Mi fu annunciato un messo dai Paesi Baschi, quale fu il mio stupore quando mi accorsi che ella era una leggiadra fanciulla! Era messaggera del duca d’Angoulème che mi assicurava che tutte le potenze alleate volevano il ritorno sul trono di Francia dei Borboni, così dedicai tutte le mie energie a ciò! Prima mi recai dal re Giuseppe ed ottenni la sua parola che avrebbe lasciato la capitale, poi alle Tuileries, dove parlai con Maria Luigia, dicendole di voler salvare la vita di suo figlio, in pericolo per un complotto realista. Il 28 marzo tutti lasciarono Parigi, restarono soltanto i marescialli Marmont e Mortier, ministri, corte, funzionari dell’Interno, non c’era più nessuno! Corsi da Marmont che si convinse a firmare la resa, dopo l’arrivo di una lettera dell’Imperatore. Vecchi soldati e cittadini tentarono una strenua difesa sulle alture di Bellville e di Montmartre, ma tutto fu vano, le truppe alleate li sconfissero, giusto in tempo per evitare l’occupazione alleata, i sindaci di Parigi si recarono da Marmont che accettò la resa! Il 30 mattina Parigi era libera ed io arringavo i senatori realisti a volere il ritorno del legittimo re, mi si chiesero spiegazioni sul mio comportamento ed io le diedi: “Fino al 1799 io servii Bonaparte perchè eravamo pari, poi egli volle diventare imperatore e tradire la rivoluzione, cominciò allora solo a tormentarmi ed io mi ripresi la mia libertà!”. Bandiere banche furono messe un po’ dovunque, le dame si diedero da fare per distribuire a tutti coccarde bianche! Il 31 mattina gli alleati entrarono dalla porta St. Martin con 300.000 uomini. Vi era lo zar Alessandro, il re di Prussia ed il principe di Schwartzenberg, comandante in capo dell’esercito austriaco. Dopo aver passato in rivista, ai Campi Elisi, le loro truppe, ognuno si recò al palazzo a lui destinato, con una fame da lupo! Alessandro venne in casa mia, in Rue de St. Florentin, e volle, nonostante la fame, prima parlare con me.
(Talleyrand accoglie lo zar Alessandro) |
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(L’abitazione di Talleyrand) |
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Io lo assicurai che tutta la Francia voleva il ritorno dei Borboni, alle sue obiezioni sull’imperatore d’Austria, gli feci osservare che nessun Bonaparte poteva salire ancora sul trono di Francia! Mentre Alessandro riceveva una pletora di nobili dame e generali, io ricevetti il duca di Vicenza che mi rinnovò le offerte di Napoleone su Nizza o sul principato di Monaco, io gli risposi che era troppo tardi e che mi sarei accontentato di portare la pace in Europa… Il 31 marzo presiedetti la seduta del Senato che stabilì nessun Bonaparte poteva regnare ancora in Francia. Viene nominato un Governo provvisorio di 5 membri, con me a capo. Furono nominati i ministri (Vedi I Cento Giorni- n.da.) e ricevetti l’ennesima ambasciata da parte di Giuseppina. Nel suo messaggio ella mi ripeteva una cosa di cui ero già a conoscenza e che Bonaparte quando era Primo Console aveva saputo anch’egli, Luigi XVII era vivo e forse Napoleone ora voleva adoperarlo contro Luigi XVIII per scatenare una guerra all’interno della famiglia. Ma io sapevo come non vera la cosa, così raccomandai al messo che se ne andasse tranquillo! Poco tempo dopo, infatti, Giuseppina mi riferì che il suo pretendente era morto d’angina!
(Louis XVII) |
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Quando i servitori di Bonaparte seppero della scelta delle potenze alleate e del Governo provvisorio, capirono che l’Imperatore era ormai finito e ritornarono in massa nella capitale! Napoleone era ancora a Fontainebleau e raccoglieva attorno a sé un grande esercito, anche se molti generali defezionavano! Finalmente avemmo le sue richieste che furono siglate dalle potenze alleate: - l’isola d’Elba, - 2.000.000 di rendita annua, - varie centinaia di migliaia di franchi per ogni componente della sua famiglia, comprese Ortensia e Giuseppina, - 1200 uomini della sua Guardia, di cui 400 dovevano partire subito con lui. L’11 aprile abdicò ed il 20 si imbarcò da Frejus per l’Elba.
(Napoleone sbarca all’isola d’Elba) |
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Prima arrivò Monsieur, il fratello del re. Il conte d’Artois mi dimostrò poca riconoscenza e poca amicizia e mi disse bruscamente che non riconosceva il nostro governo e che da allora in poi era lui che avrebbe comandato la Francia. Anche dopo le rassicurazioni dello zar egli continuò nella sua disistima verso di me ma comprese che il governo doveva pur dimettersi, prima che il potere passasse nelle sue mani. Non miglior fortuna incontrai con Luigi XVIII che mi ricevette ma finse di non accorgersi, neanche lui, che doveva soprattutto a me il suo ritorno al potere! Anche con lui intervenne lo zar Alessandro, così egli finse di riappacificarsi con me e mi nominò suo ministro degli Esteri. Io, che mi ero accorto della falsità del suo comportamento,chiesi ed ottenni di essere inviato a Vienna, per partecipare al Congresso che si sarebbe tenuto in quella capitale. Altra impresa ardua fu la concessione della Carta, solo l’aiuto dello zar riuscì a farla emanare. Poi, Luigi XVIII si rese conto, a proposito dei Cento Giorni, che senza di essa i Francesi sarebbero rimasti al fianco di Napoleone. Il re mi pregò anche di convincere Monsieur, suo fratello, che non ne voleva sapere, di evitare, specialmente un giorno che fosse diventato re (parole profetiche! – n.d.a.), di accettarla, ma il conte d’Artois non mi stette nemmeno a sentire! |