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QUARTA PARTE |
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Al Congresso di Vienna erano presenti imperatori, re, principi e principesse. Io cercai di difendere i territori francesi. Luigi XVIII commise molti errori, finalmente il suo favorito, il conte di Blacas, fu allontanato ed il suo posto preso da Chateaubriand. Alla fine del 1815, io abbandonai il ministero e così cadde tutto il governo. Nel 1829 i Realisti si dividevano in quattro categorie: - gli Ultra, quand même, più realisti del re. Essi furono la causa di tutti i mali della Restaurazione e della sua caduta, - i Reali deploranti la perdita delle cose passate, - i Realisti ragionevoli, ma deboli, - i Commedianti di quindici anni, mentitori, bugiardi, che avevano già servito Bonaparte console e si erano inginocchiati davanti a Bonaparte Imperatore. Venivano poi i repubblicani, anch’essi divisi in ex giacobini sanguinari e semplicemente repubblicani puri. I Bonapartisti si dividevano in due categorie, la prima voleva come capo il giovane duca Napoleone II e la seconda voleva come re Eugenio di Beauharnais, il principe puro e ritenevano il figlio di Napoleone, più austriaco che francese. C’erano infine gli orleanisti, convinti che la sostituzione di un ramo cadetto a quello principale avrebbe risolto tutti i mali della Francia, rivoluzione compresa! Una cosa sola era sicura: Carlo X doveva andarsene in esilio! Ma bisogna fare un passo indietro. Luigi XVIII era morto e gli era succeduto Monsieur, ossia Carlo X. Fin dal primo momento egli si era lamentato di come i suoi sudditi gli avessero tolto ogni potere: era d’uopo, quindi, restaurare le antiche leggi, gli antichi usi! Questa politica malaccorta fu perseguita dal suo primo ministro, il giovane Giulio di Polignac.
(Jules de Polignac) |
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Un brutto giorno il re chiamò a sé il suo ministro della Giustizia, de Chantelauze e gli consegnò le famigerate ordinanze liberticide. Non solo non stette a sentire il suo ministro, ma lo convinse ad obbedirlo, suo malgrado! Le ordinanze furono pubblicate sul Monitore e quando il popolo lo seppe, capì quello che doveva fare! (Le Tre Giornate Gloriose: 27-29 luglio 1830-n.d.a.). Intanto la mia casa era oggetto di un vero pellegrinaggio: - Lafitte, il grande cittadino che si proponeva come presidente del consiglio e mi offriva il ministero degli esteri, - Lafayette che si credeva già presidente di una repubblica che non esisteva se non nella sua mente, -vari generali che mi chiedevano consiglio. A tutti risposi di starsene tranquilli, di assicurare i loro servigi sia al re che al duca d’Orleans, di cui già si parlava come Luogotenente generale e di … darsi malati!
(Talleyrand) (Lafayette) |
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Per conto mio feci diffondere la voce che mi trovavo in campagna, mentre i miei domestici erano sguinzagliati per tutta Parigi e mi riportavano le notizie che apprendevano! Intanto il duca d’Orleans giungeva a Parigi, si installava al Palais Royal e chiedeva di poter parlare con me. Mi fu difficile convincere il duca che era venuto il suo momento, egli credeva sempre un tradimento prendere il potere. Ma dopo i miei ragionamenti, ed i consigli che gli diedi, feci ciò che gli avevo pronosticato. Si recò all’Hotel de Ville accompagnato dalle Camere, che lo avevano già proclamato Luogotenente Generale dello stato.
(Le camere proclamano Luogotenente il duca d’Orleans) |
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Intanto, da St. Cloud, fuggiva Carlo X e la sua famiglia. La vittoria del duca d’Orleans sconfisse le mire di Lafitte e di Lafayette, ma, ad onor del vero, bisogna dire che il secondo seppe rientrare nei ranghi ed abbracciò, sulla terrazza dell’Hotel de Ville, il principe, la folla che comprende subitaneamente ciò che accade, gridò: “Viva il re!”.
(Lafayette abbraccia il duca d’Orleans) |
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Dopo il giuramento del duca d’Orleans fu formato il nuovo governo: - Giustizia: Dopont de l’Eure e poi Barthe, - Estero: Mignon, - Interno: De Broglie, poi Guizot e Montalivet. |