LE ORIGINI DELLA RIVOLUZIONE FRANCESE

 

 

Questo breve scritto è desunto dagli appunti delle lezioni che Federico Chabod tenne all’Università di Roma nell’Anno Accademico ‘51-‘52.

Buona lettura!

                                                                                             L’Autore

 

 

LEZIONE I

 

Il primo impulso della rivoluzione francese non venne dal popolo, Lefebvre afferma, infatti, che fu l’aristocrazia a sollevarsi per riprendersi l’autorità perduta nei confronti del re. Alla fine, però, si trovò sotto le macerie dell’Ancien Régime.

Il primo studio sulla Rv.Fr. è dell’inglese Edmund Burke, sostenitore della tesi conservatrice che sarà poi ripresa dal Taine.

 

 

E’ strano che Burke, che era all’opposizione dei Whig ed aveva difeso la rivoluzione americana, si scagli contro quella francese.

Per Burke i rivoluzionari distruggono la casa, senza saperla ricostruire! La colpa di tutto ciò è dell’astrattezza delle idee dei filosofi dell’epoca.

All’inutilità della Rv.Fr. Burke contrappone la “felice e gloriosa” rivoluzione inglese del 1688. Per lui l’inizio della Rv.Fr. va fissato alle giornate del 5 e 6 ottobre del 1789 (assalto a Versailles-n.d.a.).

Anche il giornalista Mallet du Pan fu di quest’idea.

 

                                                                                                                           

           (Edmund Burke)                                                                             (Jacques Mallet du Pan)

 

Egli afferma che fosse giusto che l’antico regime crollasse, ma deplora gli orrori della rivoluzione.

 

LEZIONE II

 

Esaminiamo ora l’opera di Madame de Stael, la figlia di Necker. Già nel 1797 ella aveva scritto sulla Rv.Fr.

 

                                                                                                                                                              

(Madame de Stael)                                                                                                    (Jacques Necker)

 

Secondo la de Stael la Francia, con la Rv.Fr. riacquistò la libertà, soffocata da secoli di oppressione, cioè da Luigi XI a Luigi XVI.

 

                                                                                                                                                        

        (Louis XI)                                                                                                           (Louis XVI)

 

Nel 1818 uscirà l’altra sua opera; “Consideration sur le principaux événements de la Révolution francaise”. In essa ella afferma che siamo tutti figli della Rv.Fr. Noi siamo i figli della rivoluzione, indietro non  si può più tornare! La forza che ha causato la rivoluzione francese è il Terzo Stato. Neanche un grande re l’avrebbe potuta fermare! Nell’89 si chiedeva uno stato monarchico costituzionale, nel ’93, la plebaglia prende il sopravvento ed è inevitabile il Terrore.

Il cattolico de Maistre sostiene che il cristianesimo era venuto meno in Francia.

 

(Joseph de Maistre)

 

Il Thiers cerca di spiegare il Terrore, affermando che c’era poco da scegliere tra la fine della rivoluzione ed esso, appunto!

 

(Adolphe Thiers)

 

Tutti concordi sul fatto che è il Terzo Stato l’artefice della Rv. Fr. Sono, oltre Thiers:

Michelet, Guizot, Tocqueville, Quinet, Taine, Jaurés.

 

                                                                                  

          (Jules Michelet)                                 (Francois Guizot)                   (Alexis de Tocqueville)

 

                          

         (Edgar Quinet)                                     (Hippolite Taine)                                 (Jean Juarés)

 

 

LEZIONE III

 

Il Lefebvre parla di 4 rivoluzioni:

-l’aristocratica,

-la borghese,

-l’operaia,

-la contadina.

Tra il Cinquecento ed il Seicento la Monarchia lottò contro i feudatari che avevano addirittura eserciti propri. Richelieu e Mazzarino trasformarono la nobiltà in nobiltà di corte.

 

                                                                                                                                                        

     (Richelieu)                                                                                                         (Mazzarino)

 

Ma la monarchia deve combattere anche contro i Parlamenti, che hanno sempre cercato di limitare il potere del re attraverso le “leggi fondamentali”.

La Monarchia, tra la fine del 1600 e gli inizi del 1700, è in crisi, ma quali ne sono le cause?

-crisi economica con aumento dei prezzi,

-le lunghe guerre sostenute da Luigi XIV,

-le tasse, imposte a causa delle guerre. I ricchi devono licenziare i loro impiegati per poterle pagare!

Anche la revoca dell’Editto di Nantes, che permetteva ai protestanti libero commercio, è un’altra causa di impoverimento, infatti i protestanti fuggiranno nei paesi più liberali, come l’Olanda e l’Inghilterra, per riprendere il loro commercio.

 

(Editto di Nantes)

 

 

LEZIONE IV

 

Fenelon, arcivescovo di Cambrai, scrisse il “Télémaque”, in cui propugnò uno Stato più giusto.

Egli fu il precettore del duca di Borgogna, nipote del re Sole, che doveva succedergli, ma nel 1712 morì.

 

┌──> Louis de France (16611711)
│          │
│          │  ┌──>Louis de France, duc de Bourgogne (16821712)            
│          │  │     │
│          │  │     └──> Louis XV de France (1710-1774) 
│          │  │
│          └──+──>Philippe de France, duc d'Anjou (1683-1746) Roi d'Espagne 
│             │
│             │
│             └──>Charles de France (1686-1714), duc de Berry
Louis XIV de France (16381715), roi de France et de Navarre
│             ┌──> Louis Auguste de Bourbon, duc du Maine (1670-1736),
│             │    
│    ┌────────+──> Louis Alexandre de Bourbon, comte de Toulouse (1678-1737) 
│    │        │ 
│    │        └──>  Autres (voir ci-dessous)  
│    │
└─ par Madame de Montespan

 

Fenelon si scaglia contro la guerra che è un mezzo di depauperamento delle campagne, infatti l’agricoltura soffre, mentre dovrebbe essere incrementata.

Occorre inoltre incrementare il commercio, sofferente per la revoca dell’Editto di Nantes.

Nelle Tables du Gouvernement, il Fenelon indicherà più compiutamente quali sono i doveri di un buon re e come si deve governare una nazione.

 

 

                                                                                                                         

       (Francois Fenelon)                                                            (Luigi di Francia, duca di Borgogna)

 

 

LEZIONE V

 

Per il Fenelon il re deve:

-conoscere le leggi fondamentali,

-le usanze,

-la situazione economica del suo paese.

Si deve incrementare l’agricoltura, si deve evitare che le proprie ambizioni diventino una necessità per il paese (che attualità!-n.d.a.).

Occorre evitare le guerre che causano povertà e spopolamento, per questo il Fenelon fu propugnato dai rivoluzionari, come il Robespierre.

Occorre poi prendere gli artigiani e trasformarli in contadini, così si risolveranno due problemi, quello dell’artigianato che è in crisi e quello dell’agricoltura che non ha più braccia.

 

 

LEZIONE VI

 

Se i re superano ogni limite non avranno altro che schiavi e adulatori, ma così facendo non avranno nessuno che dirà più loro la verità. Mineranno il loro potere e, prima o poi cadranno. Ma Fenelon difende la nobiltà perché la ritiene necessaria, in quanto sta tra il popolo ed il re.

Egli si scaglia contro il lusso che ritiene deleterio per i costumi.

Il re deve evitare i favoritismi, ma deve premiare il merito!

Egli è contrario agli Stati Generali, perché ne teme le decisioni. E’, invece, per una consulta di Notabili, che non sono nobili, attenzione, ma uomini preminenti, come vescovi, magistrati, ecc…

Inoltre ha una profonda disistima per i finanzieri che considera solo degli strozzini.

 

 

LEZIONE VII

 

Nelle Tavole di Chaulnes il Fenelon prosegue il discorso già iniziato col Telemaco. E’ sempre contro la guerra, quindi propone la riduzione delle forze militari a 150.000 uomini, responsabilità di comando non ai nobili, privilegiati, ma ad uomini di esperienza.

 

(Chateau de Chaulnes)

 

Riduzione congrua delle spese di corte, con l’annullamento delle pensioni inutili, delle spese per carrozze, mobili, ecc…, fuori le donne inutili, approvazione di leggi suntuarie che diminuiscano le spese anche della casa del re.

Abolizione del mecenatismo che serve solo a far crescere le spese.

In ogni diocesi deve nascere un’assemblea presieduta dal vescovo, esse eleggeranno delle assemblee provinciali che riferiranno agli Stati Generali, convocati solo straordinariamente.

 

 

LEZIONE VIII

 

Come devono essere i rapporti tra Stato e chiesa? Secondo Fenelon di mutuo soccorso, la Stato non deve ingerirsi nella Chiesa che dipende solo da Dio. Il principe deve punire i ribelli della Chiesa, la Chiesa serve per tenere legati i sudditi al re. Alla faccia della distinzione tra Stato e Chiesa!

Fenelon reputa necessario tenere un registro (Il “Nobiliare”) dove vengano annotati tutti i nobili ed i loro figli primogeniti, onde evitare usurpazioni araldiche. E’ evidente che per Fenelon la nobiltà è un segno di distinzione.

 

(Corona per il titolo nobiliare di Nobile)

 

Fenelon è contro i matrimoni misti, la nobiltà, quindi, non deve confondersi col Terzo Stato, e qui notiamo la grande differenza con la Rv.Fr., per la quale tutti gli uomini sono eguali davanti alla legge.

Un altro problema è costituito dai bastardi del re, e Luigi XIV ne aveva molti. Per Fenelon essi non hanno diritto ad alcun titolo.

I nobili, a differenza dei non nobili, i “roturiers”, hanno diritto ad accedere alle alte cariche della magistratura.

 

 

LEZIONE IX

 

All’inizio della gioventù, afferma Fenelon, si devono prendere 100 giovani nobili e belli e destinarli a paggi per il re di Francia.

Il grande commercio, per cui si era battuto Richelieu, non serve che ad alimentare il lusso. L’ideale per Fenelon è uno Stato basato sull’agricoltura e su costumi patriarcali.

Il suo pensiero è un misto di novità e di vecchio.

 

 

LEZIONE X

 

Il Saint-Simon è contrario ad ogni nobilitazione di borghesi.

 

(Il conte de Saint-Simon)

 

Più interessante, anche se meno conosciuto, è il conte de Boulainvilliers. Era un eccentrico, si occupava di astrologia e prediceva il futuro.

 

 

Egli è anticattolico, anzi propende per il mondo musulmano. Non si rivolge all’Inghilterra, come fanno gli altri, ma cerca nella storia di Francia, nel suo passato, dove si ritrova il principio di Libertà, il re, infatti non ere un monarca assoluto, ma “primus inter pares”.

Per lui, il regno di Luigi XIV è una degenerazione della storia di Francia.

Egli contrasta la nobiltà di toga, i magistrati, perché non la ritiene una vera nobiltà.

 

 

LEZIONE XI

 

Ricordiamo le opere più famose del Boulainvilliers:

-Histoire de l’ancien gouvernement de France,

-Lettres sur l’état de Nerone.

All’inizio I nobili si giudicavano da soli, poi si erano lasciati scappare di mano questa grande opportunità ed erano arrivati i magistrati.

La libertà naturale, per lui, è solo quella dei nobili, egli ritorna al passato, quindi non è un liberale, ma riesuma la monarchia feudale.

 

 

LEZIONE XII

 

Nel corso della storia umana, la violenza ha introdotto le distinzioni tra gli uomini.

Le cause della decadenza della nobiltà vanno ricercate nella nascita del terzo Stato, del clero e dei magistrati, creati dal re e che con lui si alleano contro la nobiltà.

 

 

LEZIONE XIII

 

Per comprendere perché l’opera di Boulainvilliers divenne famosa, basta riferirsi al giudizio del Montesquieu.

 

(Charles-Louis de Secondat, baron de Montesquieu)

 

La nobiltà come forza politica era fallita, essi trovarono forza ed appoggio nell’opera del Boulainvilliers.

Completamente opposta a lui, l’opera dell’abate Dubos, tesa ad affermare che la supremazia dei franchi, da cui discendono i nobili, non esiste, in quanto essi non fecero altro che copiare i Romani. Montesquieu affermerà che questa tesi del Dubos è un’ingiuria contro la nobiltà.

 

(Jean-Baptiste Dubos)

 

Ma esaminiamo il periodo della Reggenza, dopo la morte di Luigi XIV. Reggente fu nominato il duca d’Orleans, nipote del re Sole e figlio di suo fratello.

 

(Filippo d’Orleans, il reggente)

 

In un primo momento parve che il duca volesse ridare forza all’aristocrazia e mitigare l’assolutismo, con il ripristino dei Consigli (sette) della guerra, degli esteri, ecc… Nel 1723, però, i Consigli vengono annullati e la nobiltà perde di nuovo terreno.

Montesquieu era un nobile di toga e scrisse:

-Les Lettres persanes,

-Esprit des lois.

In queste opera è forte lo spirito antimonarchico (leggi monarchia assoluta-n.d.a.) e quello antireligioso.

Nelle “Lettere Persiane” egli divide il governo in due tipi:

 

 

-asiatico o dispotico,

-costituzionale o occidentale.

Nell’”Esprit des lois”, in tre forme:

 

 

-repubblicano, il popolo, in tutto o in parte, ha la sovranità,

-monarchico, governa uno solo, ma esistono già delle leggi. In questo tipo di governo ci sono dei poteri intermedi, cioè la nobiltà e la volontà del re è limitata da leggi,

-assoluto, è il governo di un solo uomo, cioè è il dispotismo.

 

(Luigi XIV all’assedio di Besancon)

 

 

LEZIONE XIV

 

Montesquieu afferma che se si aboliscono i diritti della nobiltà o si ha una democrazia o la tirannide.

Inoltre egli afferma che il clero è l’unica forza che fa da barriera al dispotismo.

Occorrono delle leggi che limitino il potere del re, ma la nobiltà francese non è in grado di adempiere a questa funzione. Occorre, quindi, un corpo depositario di queste leggi, questo organo può provenire dal popolo, es. il Parlamento.

Nella Monarchia il principio che fa agire il governo è l’onore, nella democrazia la virtù, nel dispotismo la paura.

 

 

LEZIONE XV

 

La guerra deve essere fatta con onore. In guerra, cioè, occorre lealtà.

I nobili devono possedere la terra, cioè il feudo e queste prerogative non possono spettare al popolo.

 

 

LEZIONE XVI

 

Le repubbliche devono essere piccole, i grandi stati sono per forza imperi e sono dispotici, le monarchie vanno bene per gli stati medi.

Si possono cumulare le cariche civili con quelle militari? Nella repubblica sì, nella monarchia, no, perché sarebbe pericoloso! Occorre, quindi, che i militari siano tenuti a bada dalle cariche civili.

In Francia, nel 1733, l’industria avanzava, cosa doveva fare il nobile, possedere solo la terra o occuparsi anche del commercio? No, il nobile non deve assolutamente occuparsi di commercio. Attenzione, per il Montesquieu commerciare non è disdicevole, anzi, ma ciò appartiene al popolo, non ai nobili, ciò si ricollega all’antico pregiudizio che il commercio è un’arte “bassa”.

 

 

LEZIONE XVII

 

Il nobile è proprietario terriero, si occupa di guerra, di ambascerie, può sedere in Parlamento. Questo è un elogio per la nobiltà di toga, che viene però sempre dopo quella di spada, l’antica nobiltà.

In ogni stato deve esserci la tripartizione dei poteri: legislativo, esecutivo e giudiziario. Se quello legislativo fosse unito a quello esecutivo si avrebbe il dispotismo, se quello giudiziario fosse unito a quello legislativo si avrebbe la tirannia.

 

 

LEZIONE XVIII

 

Sarebbe opportuno che tutto il popolo possedesse il potere legislativo, ma essendo ciò impossibile, esso viene affidato a dei rappresentanti, la stessa cosa accade per il potere esecutivo.

La nobiltà deve possedere solo il potere di veto, il monarca incarna il potere esecutivo, che si caratterizza per la rapidità con cui prende le sue decisioni, es, in caso di guerra.

 

 

LEZIONE XIX

 

Il Mounier, con la sua opera: “Nuove osservazioni sugli Stati Generali di Francia”, condanna la visione di Montesquieu sulla nobiltà con essa i nobili godrebbero di troppo potere.

 

(Jean Joseph Mounier: 1758-1806)

 

Mounier afferma che Montesquieu non ha mai dimenticato di essere un nobile. Per lui, invece, la nobiltà non è distinta dalle altre classi per diritto di sangue.

Il marchese d’Argenson (1694-1757) scrive:

-Le Considerazioni sull’antico e moderno governo di Francia,

-Memorie,

-Giornale.

 

(René de Voyeur de Paulmy, marquis d’Argenson)

 

Si sentiva accanto ai philosophes ed era amico di Voltaire. Fu intendente e ministro degli esteri. La storia di Francia, per lui, è una continua usurpazione da parte della nobiltà ai danni della monarchia.

Egli pone a base di tutto un contratto, che può essere espresso o tacito, tra il popolo ed il re. Distingue poi se il sovrano agisce come proprietario del regno, nel senso che lo considera una sua proprietà personale, o se il re si considera solo il primo fra i magistrati dello Stato (royauté).

D’Argenson afferma che la nobiltà deve esistere, ma davanti al sovrano tutti i cittadini devono essere uguali.

La alte cariche non devono andare al clero, esso non è una classe sociale, ma un ordine, prova ne sia che all’interno di esso esistono preti poveri e grandi dignitari della Chiesa.

 

 

LEZIONE XX

 

La nobiltà non ha particolari virtù militari, perciò il d’Argenson consente che un povero possa accedere agli alti gradi, specialmente se è un genio militare. Il decreto che vietava questo accesso alle persone che non possedessero 4/4 di nobiltà fu una delle cause della rivoluzione francese.

L’egualitarismo di d’Argenson non si spinge al politico, ma rimane nel campo sociale. La sua vicinanza con la povera gente è frutto della sua esperienza. Montesquieu, invece, era solo dedito alla vita parlamentare e non era mai uscito fuori dalla sua cerchia.

 

 

LEZIONE XXI

 

La borghesia è una classe disomogenea, infatti, in essa, si trovano i grandi finanzieri, commercianti, avvocati, ma anche i piccoli artigiani.

Ma che cosa pensano i nobili dei borghesi? Esistono due pubblicazioni, “Del buono e del cattivo uso nelle maniere di comportarsi…” ed un “Dizionario del cittadino”. Nel primo, si immagina di trovarsi nel salotto di una dama dell’alta società e viene preso in giro un borghese, tale Thibault, che presta soldi alla gran dama, ed è perciò utile, ma come si fa a sopportare il suo eloquio errato? Il poveretto è costretto a fuggire dalla comitiva!

 

 

LEZIONE XXII

 

Il borghese è dunque “l’uomo onesto”, mentre il nobile è “l’uomo di qualità”.

Ma il borghese non si confonde con il volgo, il popolaccio, il “gueux”! Voltaire dirà: “Guai se questa plebaglia venisse istruita!”.

Il popolo crede, mentre la borghesia, specialmente quella alta, è più razionale. Ecco la spiegazione dei moti in Vandea, provocati dal parroco e dal castellano!

 

  

LEZIONE XXIII

 

Il commercio, lo abbiamo già visto, è condannato, ma i commercianti del Settecento si difendono,affermando che l’economia è florida proprio a causa del loro lavoro, così lo stato si ingrandisce ed il debito diminuisce!

Ma il popolo già affila le armi contro la borghesia, il risultato di questa lotta sfocerà nel ’93.

 

  

LEZIONE XXIV

 

La Chiesa non è d’accordo con l’elogio che il commerciante fa di se stesso. Infatti i soldi guadagnati dai capitalisti vanno a loro stessi, nessuno riceve beneficio, quindi, dal loro commerciare. Il tasso d’interesse è un peccato, tutto ciò che accresce il capitale è usura!

Fénelon, Boulainvilliers e  Montesquieu hanno spronato la nobiltà ma essa è oramai fiacca e sfinita.

 

 

LEZIONE XXV

 

Sieyès, tra il 1788 ed il 1789, pubblica due opere:

-Che cos’è il Terzo Stato?,

-Saggio sui privilegi.

 

 

L’oggetto della legge è di impedire che si attenti alla libertà di qualcuno, la libertà ha il suo limite nella libertà altrui, la legge fissa questi limiti. Le leggi positive partono da un principio di natura (principio giusnaturalistico delle norme). Lo Stato deve tutelare i cittadini verso i nemici esterni (esercito) e verso quelli interni (polizia). Sièyes afferma che lo Stato deve tutelarci mettendo le norme per iscritto, nessuno deve farsi giustizia da sé, tranne la legittima difesa, così per la proprietà è ammessa l’espropriazione per pubblica utilità.

 

                                                                                              

        (Emmanuel-Joseph Sièyes)                                                               (La sua maggiore opera)

 

Il privilegio è come ammettere di giustificare un torto fatto ad altri, peggio quando il privilegio è ereditario. Quando si installa in qualcuno l’idea del privilegio, si crea una casta e quella persona agirà come membro di quella casta senza preoccuparsi degli altri.

 

 

LEZIONE XXVI

 

Il nobile disprezza chi non lo è, se fa gesti cortesi è per rispetto verso se stesso, non verso gli altri. E’ il caso di Luigi XIV che quando vedeva un suo cameriere si toglieva il cappello.

Se nella società esiste una classe sociale che vuole sottrarsi a dei doveri il risultato è che essa graverà sulla società e sulle altre classi sociali!

La società moderna si basa sull’onore (nobili) e sul denaro (borghesia), ma l’onore è ciò che deve frenare il desiderio eccessivo di denaro. Attenzione però, per Siéyes l’onore è la considerazione pubblica!

Questo diverso senso dell’onore (Vedi Montesquieu-n.d.a.), è quello che caratterizzerà la metà del settecento con gli anni precedenti la rivoluzione francese.

 

 

LEZIONE XXVII

 

L’autorità pubblica deve godere dei suoi diritti senza ledere quelli dei cittadini, attenzione la parola cittadini è rivoluzionaria per l’epoca e Sièyes la ripete spesso e volentieri!

Siéyes dà dignità all’animus lucrandi, quando una cosa pratica diventa un principio allora sì che scoppia la rivoluzione!

Il nobile, però, per procurarsi il denaro, dato che non ne possiede, ha solo due metodi a disposizione:

.l’intrigo,

-la mendicità.

Con quest’ultima il nobile ottiene dal re, pensioni, denaro, ecc… Ciò lo convince anche che tutto gli è dovuto e che questo è un corollario necessario della sua discendenza di sangue!

 

 

LEZIONE XXVIII

 

La nobiltà non possedeva più le terre, al massimo i boschi, dove cacciava, ma Siéyes afferma che bisogna strappare ai nobili quel poco che rimane loro.

I figli dei privilegiati frequentano scuole apposite, quando terminano gli studi trovano subito delle cariche, mentre i non privilegiati, anche se bravi e preparati, si devono rompere la schiena per trovare un lavoro! Ma Va!?!

Il re, che si considera di diritto divino ed ha sangue nobile nelle vene, considera i nobili molto vicino a lui e perciò li privilegia (affinità di sangue-n.d.a.).

 

 

LEZIONE XXIX

 

Che cosa è il Terzo Stato? Tutto, Cosa rappresenta? Nulla, Cosa chiede? Di contare qualcosa!

Per Siéyes i lavori privati e quelli pubblici sono essenziali alla vita dello Stato. I lavori privati si possono raggruppare in 4 categorie:

1=materie prime,

2=attività di lavorazione degli artigiani, essi sono la seconda classe,

3=gli agenti intermediari tra la produzione ed il consumo, cioè i mercanti ed i negozianti, sono la terza classe,

4=altri lavori privati utili, come le libere professioni intellettuali, scientifiche e letterarie.

I lavori pubblici sono anch’essi raggruppabili in 4 categorie:

1=amministrazione militare, spada,

2=amministrazione giudiziaria, toga,

3=Chiesa,

4=amministrazione civile.

Siéyes è un abate e si inserisce nei funzionari pubblici, come si vede!

 

 

LEZIONE XXX

 

La nobiltà antica non può soffrire i nuovi nobili, infatti essi non possono sedere agli Stati Generali se non hanno 4/4 di nobiltà.

 

 

LEZIONE XXXI

 

Il Terzo Stato ha chiesto tre cose:

1=di avere rappresentanti che escano dal suo seno, ad es. no per i nobili truccati da Terzo Stato. Quest’affermazione di Siéyes si dimostrerà non vera, Mirabeau sarà un “vero” rappresentante del Terzo Stato.

2=alto numero di rappresentanti per poter bilanciare quelli degli altri due ordini. E’ l’unica cosa che ottiene.

3=voto per testa e non per ordine, altrimenti le prime due richieste non servono a nulla.

La legge dovrà prevedere l’età dei votanti, sono escluse le donne ed il basso popolino, che non è degno di rappresentare il Terzo Stato, anche per Siéyes!

 

 

LEZIONE XXXII

 

Ma prima della rivoluzione francese, Mounier attua un esperimento positivi per gli Stati generali di Vizille, nel Delfinato, proponendo l’elezione di rappresentanti doppi per il Terzo Stato, ma il suo scopo è quello di unificare i tre ordini, mentre Siéyes è per la supremazia del Terzo Stato.

Per esercitare la carica di rappresentante del popolo è necessario però avere una certa tranquillità economica, così si sceglie la rappresentanza per censo!

 

 

LEZIONE XXXIII

 

Siéyes si spinge ad affermare che il Terzo Stato ha chiesto poco di votare alla parità con gli altri ordini, doveva chiedere il doppio dei voti. E la cosa si spiega facilmente se si considera la composizione dei tre ordini. Secondo il Lefebvre;

-nobiltà: 400.000 persone,

-clero: 100.000,

-Terzo Stato: 23.000.000.

Secondo Siéyes:

-nobiltà: 100.000,

-clero: 80.000,

-Terzo Stato: 25.000.000.

I dati del primo sono i più attendibili.

Per Siéyes, dato che il terzo stato paga il doppio di imposte degli altri due ordini, ha diritto al doppio dei voti!

 

 

LEZIONE XXXIV

 

Se esiste solo il terzo stato, esso deve ergersi ad Assemblea Nazionale. Questo infatti accadrà con Mirabeau!

 

 

LEZIONE XXXV

 

E’ la Monarchia Costituzionale che si vuole in questo momento, gli ideali politici, come le forme di governo, passeranno col passare del tempo. Infatti, i Monarchici Costituzionali dell’89 diventeranno gli uomini di centro del ’91 ed i reazionari del ’93 e per questo saranno ghigliottinati!

 

 

LEZIONE XXXVI

 

Nessuna imposta sarà pagata dal Terzo Stato se non la pagheranno anche i membri degli altri due ordini, ecco perché le proposte del Terzo Stato valgono anche per gli altri due.

L’espressione Assemblea Nazionale è di Siéyes.

 

 

LEZIONE XXXVII

 

La Nazione è l’insieme delle volontà individuali, ciò non toglie che ci siano disuguaglianze naturali. L’eguaglianza del Siéyes è eguaglianza di diritti: “tutti i cittadini sono eguali davanti alla legge”.

Per Babeuf, invece, l’eguaglianza è economica, nel senso comunista del termine.

 

(Gracchus Babeuf)

 

Nell’Assemblea si trattano solo argomenti di interesse generale.

 

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