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LE GUERRE DELLA FRANCIA RIVOLUZIONARIA
PARTE PRIMA: “LA COSTITUZIONE DELL’ESERCITO”
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Alla fine del 1794, gli eserciti della Francia Rivoluzionaria avevano raggiunto i cosiddetti “confini naturali”, cioè il Reno e le Alpi.
(Guardia del Direttorio-Anno III-1795) |
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I suoi nemici erano: -l’Inghilterra, alcuni staterelli germanici, l’Austria, il Regno di Sardegna, il Regno delle Due Sicilie. Nell’ottobre del 1795 il governo era stato assunto dal Direttorio, la guerra era lo strumento per garantire al potere stabilità e mezzi di sussistenza, così si continuò nell’organizzazione e nel miglioramento dell’esercito.
(Il Direttorio: il Triumvirato) |
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La base fondante della nuova organizzazione era stata la legge dell’Amalgama, votata nel 1793, per effetto di essa, le unità volontarie di combattenti si dovevano fondere con quelle regolari di linea, fu istituita all’uopo, quindi, la “Mezza Brigata”, la “demì-brigade” (n.d.a.), costituita da tre battaglioni di 1.000 uomini. Ogni battaglione contava su 9 compagnie, almeno una delle quali di carabinieri o granatieri.
(8^ Demi-Brigade-Infanterie de ligne-Uniformi) |
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La cavalleria era articolata in reggimenti di linea, 3 squadroni di 4 compagnie, cioè 12 compagnie di 93 uomini ciascuna e reggimenti leggeri, costituiti da 4 squadroni di 2 compagnie, ciascuna di 116 uomini.
(Corazziere) |
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L’artiglieria contava in reggimenti a piedi ed a cavallo. I primi erano costituiti da 12 compagnie, divise in sezioni, con 93 uomini ciascuna ed i secondi da 6 compagnie.
(Artiglieria in azione) |
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Venivano poi i Pontieri, con compagnie di Pontieri e di Operai. Ma l’organizzazione esisteva in realtà solo sulla carta, è verosimile affermare che alla fine del 1797 tale organizzazione non era ancora stata completata. Esistevano, inoltre, altri gravi problemi, come: -l’amalgama era stata fonte di gelosie, dissapori, contrasti, tra i vecchi ufficiali regi ed i nuovi, elettivi, provenienti dai quadri dei sottufficiali. Bonaparte affermava che i migliori generali erano propri questi ultimi, poiché provenivano dal popolo. Murat, ad esempio, secondo noi, che da semplice maresciallo di cavalleria scalò la scala gerarchica militare, ne sarà un tipico esempio! -i rifornimenti alle Armate erano molti scarsi, non era infrequente il caso che i soldati morissero letteralmente di fame e si dedicassero alla rapina ed al saccheggio. Con Decreto dell’aprile 1795 si cercò di ovviare ad alcuni inconvenienti, come le promozioni ad ufficiali, poichè il sistema dell’elezione non sempre aveva portato al comando ufficiali preparati, così si stabilì che le promozioni avvenissero: -per un terzo per elezione, -per un terzo per anzianità di grado, -per un terzo per merito di guerra.
ARMAMENTO
La fanteria era dotata del vecchio moschetto 1777, del peso di 4.900 grammi che sparava una palla di 29 grammi. Il tiro era molto impreciso e la sua gittata media non superava i 200 metri. Al tiro impreciso del singolo, si cercò di riparare con una tattica di gruppo: i fucilieri sparavano tutti insieme, per dare una massa di fuoco più compatta.
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La fanteria leggera aveva in dotazione un fucile più corto e, quindi, più leggero. L’artiglieria era dotata di materiale Gribeauval, pregiato e di bronzo. I pezzi erano da 4, 8 e 12 pollici. Gli obici erano da 6 pollici. I pezzi d’assedio erano da 8, 16 e 24 pollici. I cannoni da campagna tiravano sia palle che pacchi a mitraglia, la gittata, nel primo caso non superava i 900 metri e nel secondo, 600.
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L’artiglieria era leggera se seguiva la cavalleria, reggimentale se seguiva i reggimenti di fanteria, Bonaparte la abolì. La cavalleria era armata di sciabola e di qualche pistola, solo gli ussari ed i granatieri erano dotati di carabina. Gli organici della cavalleria erano molto deficitari, in genere non superavano gli 800 uomini. Nell’Armata d’Italia Bonaparte li raggruppò in divisioni.
COMBATTIMENTO
In combattimento la Fanteria si disponeva su tre righe, le prime due sparavano, mentre la terza ricaricava le armi per la seconda. La disposizione era: -in ordine sottile, cioè per linea, per eseguire i fuochi e -in ordine profondo, cioè per colonna, per eseguire l’attacco. Tra le peculiari caratteristiche che possedeva la fanteria francese dell’epoca rivoluzionaria, vi era la sua grande mobilità, cioè l’abilità di manovra. Quindi era la fanteria a sostenere l’urto della battaglia, in ciò sostituendo la cavalleria, che non poteva più caricare a causa dell’artiglieria, la fanteria, cioè, assumeva le caratteristiche di un’Arma eminentemente offensiva. In campo, la Fanteria operava sui fianchi del nemico, per avvolgerlo, mentre l’artiglieria lo colpiva da vicino per battere l’avversario di fianco. Il nucleo combattente dell’artiglieria campale era composto da 8 pezzi e dai loro serventi. La cavalleria continuava a combattere a cavallo, quasi mai era appiedata, era tenuta riparata dietro la Fanteria e combatteva a nuclei e non a massa. Per vari motivi, però, la cavalleria francese era inferiore al valore delle cavallerie degli altri eserciti.
STRATEGIA
Le masse si erano fatte più mobili e manovriere, assalivano l’avversario prima che fosse pronto alla battaglia, colpendolo ai fianchi o alle spalle. Per svolgere questi compiti offensivi era necessario che queste masse possedessero sia artiglieria che cavalleria, era perciò necessario che l’Armata fosse divisa in sezioni, sorse così l’ordinamento divisionario (1796), cioè la scomposizione dell’Armata in Divisioni. La nuova concezione offensiva prevedeva che l’Armata non combattesse e sconfiggesse solamente il nemico, ma si spingesse ad inseguirlo per tagliargli le vie di comunicazione e lo annientasse. Determinante, in questa concezione offensiva era il morale delle truppe, che diventava il fatto determinante della vittoria, al di là e al di sopra della quantità delle truppe impiegate. Leggiamo ora i dettami del comandante dell’Armata d’Italia generale Schérer, che nel 1795, così ordinava il dispiegamento delle truppe al suo comando: “-mezza brigata di fanteria leggera spiegata in fronte, -150 passi più indietro, quattro mezze brigate di fanteria di linea, -i granatieri in uno o due battaglioni alle ali, -l’artiglieria leggera spiegata tra le mezze brigate e poste sulla fronte, -l’artiglieria di grosso calibro riunita in un solo punto, -la cavalleria alle ali per <déborder l’ennemi>.
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L’ARMATA D’ITALIA
Il 26 Marzo del 1796, Bonaparte raggiunge Nizza, sede del suo comando dell’Armata d’Italia. La trovò in uno stato pietoso, i soldati erano privi di scarpe, divise, viveri, dediti solo al saccheggio ed alla rapine, per sopravvivere.
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Bonaparte fa un primo resoconto al Direttorio sullo stato dell’Armata d’Italia ed afferma: “… le maggiori attrici italiane vengono mantenute dagli ufficiali dell’Armata, i conti non sono in ordine, manca l’artiglieria leggera, mancano esperti comandanti di cavalleria, mancano ufficiali del genio…”, e così anche in un rapporto a Carnot: “… è impensabile che non vi sia un ufficiale del genio preparato agli assedi delle città…!”. Marmont affermava: “… l’Armata d’Italia conta 28.820 uomini, mancanti di viveri, di scarpe, ma questi uomini erano vecchi soldati avvezzi alla guerra ed al successo…”. Ma ecco una panoramica di questi generali: 1=MASSENA
(André Massena) |
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Aveva all’epoca 38 anni, era stato mozzo a 14 anni, aveva combattuto 14 anni per i Borboni, con la rivoluzione era stato promosso generale di Divisione. Amava solo il denaro.
2=AUGEREAU
(Augerau al ponte d’Arcole) |
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Aveva 39 anni, figlio di un mercante di frutta, era disonesto ed amava solo il denaro.
3=SERURIER
(Il conte Jean Serurier) |
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Di nobile famiglia si era distinto col Kellermann e col Schoérer.
4=LAHARPE
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Bell’uomo di guerra, aveva poco capo e molto coraggio…
5=BERTHIER
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Aveva 43 anni e si era distinto nella guerra d’America.
6=STENGEL
(Il generale Stengel, a Dx, mortalmente ferito alla battaglia di Dego) |
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Comandante di cavalleria era caduto nei primi gironi della campagna d’Italia.
7=JOUBERT
(Barthelemy Catherine Joubert) |
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Si era già distinto al Colle di Tenda nel 1793 e nel 1794. Il Bonaparte scriverà di lui: “…ha comandato nella battaglia di Rivoli, ha avuto dalla natura le qualità che distinguono il guerriero…Granatiere per il coraggio, è generale per il sangue freddo e l’esperienza”.
8=LANNES
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Basta citare le parole di Bonaparte: “…ricevette tre ferite ad Arcole ma preferì continuare il combattimento o morire. A Dego comandò le colonne infernali”.
9=KILMAINE
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Uomo di testa, valente e freddo.
10=BERNADOTTE
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Bonaparte lo definisce eccellente ufficiale generale, indispensabile per le vittorie dell’Armata d’Italia.
11=RUSCA
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Già medico della casa del Principe di Monaco, poi volontario nell’esercito rivoluzionario, si distinse nell’assalto di Saorgio e nel combattimento di Loano.
Ottimi anche gli aiutanti che Bonaparte si portò con sé da Parigi, Marmont, Jounot, Duroc e Murat, ufficiale di cavalleria, che gli portò i famosi 40 cannoni per vincere il 13 Vendemmiaio.
(Marmont) (Jounot) (Duroc) (Murat) |
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Ma era il capo, Napoleone Bonaparte che poteva vincere, lui solo, la partita! Lasalle lo definisce sognatore e matematico ed afferma che i soldati e gli ufficiali dell’Armata d’Italia, si attendevano poco da lui. Josephine dice che il giovane generale lo aveva stupito per quel suo sguardo misterioso capace di affascinare anche i membri del Direttorio. Tutti i giudizi su di lui, dall’età di 14 anni, lo descrivono come un giovane determinato, ambizioso, studioso. I piani per la campagna, che il generale Schérer aveva definito “fatti da un pazzo”, erano stati minutamente preparati a lui. Conosceva il terreno, i capi dell’esercito nemico, i luoghi da assaltare. Aveva solo 27 ani, la sua fama ed il suo coraggio che gli valse, da parte dei suoi soldati la promozione a Caporale alla battaglia di Lodi, quando superò il famigerato e pericolosissimo ponte, gli darà il carisma necessario per farsi amare e seguire dai suoi uomini. Sedici giorni furono necessari per riorganizzare l’esercito, al diciassettesimo ottenne la prima vittoria! |