IL CIMITERO DE LA MADELEINE

 

 

Dopo aver a lungo passeggiato per gli ubertosi Champs Elysée, quasi verso sera, mentre il Sole tramontava in un effetto fiabesco di fuoco, mi recai nella Place de la Revolution, da lì proseguii per la non compiuta chiesa della Madeleine, dove, sul retro, si apre il cimitero con lo stesso nome.

Oggi esso non esiste più, al suo posto, nelle square Luigi XVI, sorge la Cappella espiatoria, costruita da Luigi XVIII. Nella cripta, il corpo del re riposò per ben 21 anni, poi fu traslato nella chiesa di St.Denis.

 

 

                                                                                                              

                    (La cripta)                                                                            (La tomba di Luigi XVI)

 

Ma torniamo al nostro racconto.

Mentre mi avvicinavo al cimitero, da una porta laterale, vidi uscire un uomo che si fermò e mi disse che era un intimo del re e della sua famiglia. Assicuratosi che io non fossi uno di quei spregevoli agenti segreti della Repubblica, mi condusse dentro e mi disse che sotto quella terra riposavano le vittime della Rivoluzione: Lavoisier, il celebre chimico, Malherbes, l’avvocato del re, i 22 girondini, tra cui il Cicerone di Francia, Vergniaud, il re e la sua famiglia.

 

                                                                                                                  

              (Antoine Lavoisier)                                                                               (Vergniaud)

 

(Busto di Guillaume de Malherbes)

 

Finalmente l’uomo mi si palesò, era l’abate de Firmont, che aveva assistito il re nelle sue ultime ore!

(Abbé de Firmont)

 

Egli mi raccontò che era il povero precettore del figlio di Lord Fitz-Asland, irlandese, e che aveva scritto un opuscolo sulla pace che attirò l’attenzione del re, che lo mandò a chiamare. Lo ricevette alle Tuileries, nella sua officina di fabbro, ma poi lo condusse personalmente nel suo studio.

Il re mi chiese a più riperse se egli fosse stato un buon re, ma io non ebbi il coraggio di rispondere, così lui comprese che io lo condannavo in cuor mio. Ma come uomo egli era adatto alla famiglia ed affettuoso, invece, come re, avrebbe dovuto essere e comportarsi in maniera più adeguata!

Per sette mesi il re non volle più vedermi, fino a quando accaddero i fatti del 10 agosto. Il giorno 9, però, me ne andai col mio giovane Lord, nei dintorni di Fontainebleau. Già il 10 si seppe dei torbidi di Parigi, ma il mio giovane amico, poiché io volevo correre nella capitale, mi trattenne e mi consigliò di partire il giorno 11. Non sapevamo però, che occorreva il passaporto per rientrare in Parigi, così, quando già una pattuglia di 6 uomini ci aveva fermato, intervenne una guardia dall’aspetto civile, che rilevò il posto di un compagno. Quest’uomo ci regalò inopinatamente i nostri passaporti e con questi ci portarono all’Hotel de Ville.

I soldati a guardia del municipio e quelli della sala passaporti, quando li videro, rimproverarono i colleghi che ci avevano condotti là. Fui avvicinato dal primo cameriere del re, M. d’Aubier.

Egli mi consegnò questo biglietto del re:

“Lettera di Luigi XVI all’abate Fermont.

A Feuillants, alle ore 11 della sera.

Comprendo ora i Vs. consigli, raggiungetemi, ma prima pensate alla Vs. sicurezza, Ve ne prego”.

Bagnai interamente il biglietto con le mie lacrime.

Ma mi fu consigliato di cambiare abito se volevo entrare nell’Assemblea. Così tornai a casa ed indossai un abito colorato e misi una coda posticcia ai miei capelli. Ma la folla che si accalcava davanti alle Tuileries era numerosa e spaventevole, alcuni uomini, già con le braccia arrossate di sangue, reclamavano gli svizzeri scampati al massacro. Più in la, una donna riconosceva in un cadavere tumefatto il proprio marito, solo dalla vera al dito, e moriva di crepacuore accanto al suo corpo. Avevo visto abbastanza. Mi allontanai da lì.

 

 

(La giornata del 10 Agosto 1792)

 

(L’attacco è in pieno svolgimento)

 

(Il re e la sua famiglia si rifugiano nell’Assemblea-Vedi a dx. dietro le grate)

 

Da lì mi recai ai giardini del Lussemburgo, alla fine del viale che guarda verso il Pantheon, dove potei ammirare le bellissime colonne.

 

(Jardin de Louxembourg)

 

Che differenza tra quei luoghi così vicini, qui le mamme parlavano sommessamente tra loro, mentre i loro bambini giocavano nell’erba!

Un vecchio cencioso che cantava accompagnandosi con una chitarra mi diede l’idea. Lo portai a casa mia, gli comprai la chitarra, i suoi cenci e decisi di andare sotto la magione del re e della sua famiglia, per poter vedere di essere utile.

Mi recai al Maneggio, dove cercai di suonare e cantare i versi della Maria Stuarda, una voce rispose con i miei versi: mi avevano sentito! Ma una vecchia guardia mi si avvicinò e mi fece arrestare! Dopo l’Hotel de Ville fui condotto alla prigione della Force, inutili furono le mie proteste, mi si rispose che non era un vecchio cencioso, come volevo far credere col mio travestimento, ma l’abate de Firmont!

 

(La prison de La Force)

 

Fui messo in segreta per ben 21 giorni con a pranzo solo dei fagioli mezzi crudi, ma io pensavo agli augusti prigionieri e pregavo!

Il 2 settembre i porta-chiavi furono chiamati a raccolta nel cortile della prigione, poi i prigionieri furono chiamati uno ad uno. Clamori e grida e vidi uomini sporchi di sangue. Alla mia prima idea di una generale liberazione, sopravvenne invece quella dei massacri: era arrivata l’ora della liberazione, si ma dalla vita!

Tutto era cominciato sin dal mattino, ma proseguì di notte alla luce delle torce. Poi il carceriere portò nella mia cella il paggio del re, il signor de Chamilly, che visse con me alcune ore di quei terribili massacri. Ad ogni colpo ci abbracciavamo muti e sopraffatti dal dolore!

Alle due il carceriere ritornò e mi disse che doveva condurmi non so dove, ebbi il timore che fosse arrivata la mia ultima ora!

Il signor Bault, il carceriere, mi tranquillizzò e mi condusse in una stanza al 2° piano, dove mi offrì un bicchiere di vino ed introdusse meco il Signor Manuel, procuratore della Comune. Egli mi disse che, seppure repubblicano, ne aveva troppo degli orrori visti e dell’anarchia imperante!

 

(I massacri alla Force)

 

Mentre Manuel parlava, entrò il carceriere annunciando che la principessa di Lamballe era stata catturata. Manuel si precipitò fuori e mi lasciò solo.

 

(La princesse de Lamballe)

 

Ritornato, mi raccontò di aver cercato di evitare la morte della povera principessa, ma di non esservi riuscito! La poveretta era stata trucidata e letteralmente fatta  a pezzi!

 

(La “fine” della Lamballe)

 

Poi mi porse un progetto per ricostituire il regno, chiedendomi la mia opinione, sarebbe ritornato di lì a qualche giorno.

Io decisi che la prima cosa da fare era liberare il re e la sua famiglia, tutto il resto poteva aspettare…

Manuel ritornò e convenne con le mie richieste.

Finalmente, dopo 23 giorni di detenzione, venne il momento della mia liberazione. Un giovine, mandato da Manuel venne alle 5 del pomeriggio a prelevarmi alla Force e mi condusse in Rue de l’arbre sec. Nella palazzina fui introdotto, da Manuel in persona in un salottino dove 6 o 7 persone stavano sedute e sembravano deliberare. Riconobbi Clairy e Chamilly, camerieri del re, Vergniaud, Petion, Duocs, Malesherbes, Condorcet. Roland e Valazé.

(Valazé)

 

Tutti furono concordi con la liberazione del re, poi occorreva portarlo fuori Parigi, Bordeaux o Marsiglia, ecc… le linee del piano non erano ancora ben delineate, ma io, Manuel e Clairy, che era al servizio del re al Tempio, avemmo l’ordine di intrattenere i rapporto con il monarca.

 

(Quella in rosso è Rue de l’arbre sec, dietro la chiesa di St.Germain l’Auxerrois)

 

(In basso, a dx, Rue de l’arbre sec)

 

Alle sei di sera mi condussero al Temple.  Si stava già scavando un fosso, sopra il quale doveva essere gettato un ponte levatoio. La famiglia reale, in attesa che fossero pronti gli appartamenti nella Grande Torre, era alloggiata provvisoriamente nella piccola torre. Al secondo piano: la regina ed i principino, al terzo, il re. Salimmo proprio al terzo piano e trovammo la famiglia riunita che leggeva. Tutti si meravigliarono nel vedermi. Manuel mi presentò al re come il suo miglior amico!

 

 

 

(La cittadella dei Templari a Parigi, in alto, a dx. la Tour)

 

Ma mentre il re era d’accordo a firmare un atto di rinunzia al trono, in favore del figlio, Luigi Carlo, la regina, con veemenza, gli opponeva il suo rifiuto. Comunque arrivò la sera e due commissari con sciarpa tricolore vennero a comunicarmi che la mia camera da letto si trovava al pianterreno. Infatti fui introdotto in una stanzaccia umida e non ammobiliata, dove mi coricai nell’unico grande letto che c’era. Feci dei sogni orribili!

Alzatomi mi recai dal re che mi trattenne a colazione e mi consegnò, senza che la regina se ne accorgesse, l’atto di rinunzia che gli avevamo chiesto il giorno prima. La Regina, tuttavia, continuava a sognare altre vie d’uscita. Così raccontò che uno dei due commissari presenti era una persona di fiducia, un certo Toulan che le aveva scritto vari bigliettini.

Il risultato fu che si privilegiò l’intervento di questo Toulan ed il re decise di fare attendere Manuel!

Intanto l’esercito prussiano conquistava Verdun, i congiurati dell’Arbre Sec decisero di attendere gli eventi, Noi ci recammo dal re che scrisse una lettera al re di Prussia per far cessare la guerra con la Francia. Riuscii anche ad introdurre al Tempio il mio giovane Lord, Edvin, che ne fu felicissimo. Ma tornati a casa, una lettera del padre lo gettò nello sconforto. La situazione assai grave di Parigi gli consigliava di richiamarlo immediatamente a casa!

Il re di Prussia rispose che avrebbe fermato i suoi eserciti, ma, mentre deliberavamo in Rue de l’Arbre Sec, un magistrato seguito da una dozzina di soldati arrestò tutti quelli che non avevano pubblici funzioni e ci portò al carcere dell’Abbaye.

 

(La prison de l’Abbaye nel 1793)

 

Io fui separato dai miei compagni ed ognuno fu incarcerato in una segreta.  Il giorno dopo fui condotto alla Conciergerie ed interrogato da tre giudici facenti parte del nuovo Tribunale Straordinario contro i delitti da controrivoluzione voluto con decreto del 17 agosto 1792, su proposta di Danton.

 

(Conciergerie: il grande portico)

 

Poi fui condotto, con mio grande stupore al Tempio, dove, nella stanza dove avevo dormito, ritrovai Malesherbes, Clairy e Chamilly, davanti ai giudici del Tribunale. Fu introdotta la regina che venne interrogata ed accusata d’intelligenza col nemico. La difesa, insieme accanita ed appassionata di Malesherbes, ci fece mandare tutti liberi!

Intanto, il mio giovane Lord affittava un appartamento di fronte alla torre, da dove, con segnali i più vari, poteva comunicare con la famiglia reale. Nessuna nuova si ebbe fino all’11 dicembre, giorno del primo interrogatorio del re davanti alla Convenzione.

Tramite conoscenze amiche, il mio giovane Lord riuscì ad entrare come guardia al Tempio, così, ci potemmo ritrovare tutti con la famiglia reale!

Intanto Manuel mi aveva procurato un biglietto per entrare alla Convenzione, cosa di cui approfittai per seguire il dibattito sul processo del re. Gli oratori intervenuti, tranne Vergniaud, erano tutti per il processo al re, così Danton, Robespierre e Saint-Just.

Fui poi chiamato ad una riunione segreta in una caverna sul greto della Senna. Vi erano circa 30 congiurati, tra cui il generale Dumouriez che mi riferì di aver ricevuto l’incarico dal re di Prussia e dall’Imperatore. Il piano era ben congegnato, mentre il Tempio era dato alla fiamme, il re e la sua famiglia sarebbero stati liberati ed ospitati nella casa di fronte del mio piccolo Lord, una divisione di truppe amiche avrebbe occupato i posti chiave della capitale, come la Convenzione, l’Arsenale, ecc… Cinquanta deputati tra i più in vista della Montagna sarebbero stati arrestati.

Ma il piano fallì. L’incendio era stato sì appiccato, ma contemporaneamente ai nostri, altri uomini, veri assassini, avevano cercato di penetrare nel Tempio per uccidere il re e la sua famiglia. Solo il coraggio del mio eroico Lord, era riuscito a sventare il piano. Risultato: il Lord ferito alla fronte, i reali più prigionieri di prima, tutti gli altri arrestati o fuggiaschi!

Mentre il processo al re iniziava, mi abboccai nuovamente con Dumouriez che mi chiese come mai il re non rinunziasse alla corona!

Fu indetta una riunione degli ambasciatori stranieri ed invitato il difensore del re, Malesherbes. La riunione fu però rinviata, ma quando si tenne, e vi partecipò sia Malesherbes che l’abate de Firmont, le potenze non decisero nulla!

Intanto Parigi sembrava non accorgersi di nulla! I ragazzi giocavano a scivolare sul ghiaccio della Senna coi loro lucidissimi sandali! Malesherbes si recò al Tempio per vedere il re. Fu accolto dalle grida e dagli abbracci del piccolo Carlo.

Il re ha scritto al figlio una toccante lettera in cui gli raccomanda di prendere il potere al suo posto, se ciò potrà accadere. Le lacrime si sono sprecate!

Il giovane Lord Fitz Asland ha tentato di rapire il re, facendone rallentare la carrozza che lo trasportava, ma il re che non era stato avvisato, ha ricusato forse l’ultima occasione che gli si offriva per ritornare libero!

Le potenze europee si sono riunite ancora e la Spagna ha promesso alla Francia il non intervento in cambio della libertà del re, ma non è accaduto nulla!

Purtroppo nonostante la visita di Malesherbes a Danton che lo trovò un uomo “in vendita” e null’altro, il re fu condannato a morte.

 

(Danton)

 

L’abate de Firmont fu chiamato dal Consiglio al palazzo delle Tuileries ed il ministro della Giustizia Garan gli disse che Luigi aveva manifestato il desiderio di vederlo nelle sue ultime ore. L’abate accettò e si recò prontamente al Tempio. Il re gli lesse il suo testamento, poi conferì con la sua famiglia ed infine si confessò e si comunicò. All’una di notte del 21 gennaio 1793 si addormentò spossato dalla fatica. Alle 5 di mattina si svegliò e volle ascoltare la messa servita da Turgi, un assistente che l’abate teneva in grande considerazione.

Il re scrisse una lettera a suo fratello, il Conte di Provenza (futuro Luigi XVIII-n.d.a.), nominandolo Reggente ed all’altro fratello, il conte d’Artois (futuro Carlo X-n.d.a.) gli conferì la carica di Luogotenente Generale del Regno. La regina non voleva capacitarsi che il marito andasse a morire e continuava ad elucubrare piani inverosimili per farlo liberare!

 

                                                                                                                            

              (Louis XVIII)                                                                                           (Charles X)

 

Alle 8,30 salirono i Commissari della Comune per prelevare il re che consegnò un messaggio a Jacques Roux per le autorità comunali, ma questi si rifiutò di prenderlo. Il re, allora, lo consegnò ad un altro commissario. Saliti in carrozza mi stupii di veder di fronte a me il mio giovane Lord, travestito da guardia, compresi che qualcosa sarebbe stato tentato. Infatti, arrivati davanti alla chiesa della Madeleine, la carrozza si fermò, il gendarme che era seduto accanto a me fece il cenno di armare una pistola e chiuse i vetri della carrozza, ma le alte grida che si sentivano scemarono poco a poco e la carrozza riprese il suo cammino per la Place de la Revolution. Una volta giunti e discesi dalla vettura, il re chiese al gendarme che ci aveva accompagnati di non toccarmi, quale suo confessore. Il gendarme rispose che non c’erano problemi, io non facevo altro che il mio dovere!

La fine del re è nota, io fui cosparso del suo sangue, mentre il giovane Lord imbeveva il suo fazzoletto nel sangue di Luigi. Questa reliquia, però, a sua insaputa, fu appesa alla Torre di Londra!

Erano trascorsi 8 mesi da questa terribile sciagura, la regina era stata tradotta alla Conciergerie per essere processata.

Michonis, amministratore di polizia, si offrì di portarmi alla Conciergerie per vedere Maria Antonietta, non me lo feci ripetere due volte.

 

(Il carceriere Richard-ricostruzione)

 

Dopo aver attraversato due cancelli, si passava per uno slargo dove, dietro ad uno scrittoio si trovava il carceriere Richard, spesso anche sua moglie!

Poi, dopo aver attraversato un altro corridoio buio e nero, si entrava nella cella della regina.

 

(La cella di Maria Antonietta-ricostruzione)

 

La regina rifece il sunto di quello che era accaduto dopo la morte del re. Il piccolo Carlo le era stato tolto ed affidato ad un ciabattino, Simon. Monsignor de S…. si era recato al Tempio ed aveva proclamato il piccolo Carlo re, col nome di Luigi XVII. Dopo questa breve cerimonia era arrivato il duca d’Orleans, che la regina aveva scacciato con parole forti!

 

(Louis XVII)

 

Purtroppo anche il complotto di Michonis fu scoperto. Una mattina un agente del Comitato di Sicurezza Generale mi invitò a seguirlo. Quello che sembrava il presidente, un vecchio dai capelli bianchi, in poche parole mi disse che tutto era fallito, che io non ero considerato colpevole e che, come avevo assistito il re nelle sue ultime ore, avrei potuto farlo anche con la regina! Era, in pratica, la sua condanna a morte.

Dopo la morte di Maria Antonietta, successero quelle di Michonis e di Malesherbes e della sua famiglia, disgustato, tornai in Inghilterra. Dopo pochi mesi il Triumvirato cadde (Couthon, Robespierre, Saint-Iust-n.d.a.) ed io tornai in Francia.

Seppi che il dottor Desault era stato incaricato di guarire il giovane re, malato e prostrato da una detenzione inumana. Un giorno il dottore ricevette a casa sua un cofanetto che conteneva 500 Luigi, nella lettera che l’accompagnava, gli si chiedeva di tacere, si stava ordendo un piano per liberare il giovane re. Il dottore riferì subito l’accaduto ai Comitati che lo invitarono ad assecondare il piano. Il dottor Desault, purtroppo, morì all’improvviso. Poi, dal discepolo del dottore, tal Cipriano, seppi che un suo collega, Felzac, era risucito a penetrare, con i soldi inviategli dal generale Charette, della Vandea, nel Tempio e a portarvi un giovane della stessa età di Carlo, nascosto in un cavallo a dondolo, in una cesta di vimini.

 

                                                                                          

                                                                                (Pierre-Joseph Desault)                                    (Francois-Athanase de Charette de la Contrie)

 

Lo scambio avvenne, il giovane re fu messo nella cesta di vimini e poi in una veloce carrozza. Purtroppo, ad un posto di blocco un capitano pretese il riconoscimento dei prigionieri e Carlo si arrese per salvare la vita ai compagni, ma poco dopo la situazione si ribaltò. Le truppe del generale Charette ripresero il giovane re e lo condussero in salvo in Vandea.

Ma anche là il giovane viene raggiunto dagli eserciti repubblicani, così prova a fuggire in nave verso l’America, ma viene raggiunto ed imprigionato nuovamente. Questo nuovo stato di detenzione lo prostrerà a tal punto che egli morrà!

 

(Le tombe dei reali a St.Denis)

 

Intanto, il giovane che aveva sostituito Carlo nel Tempio, era morto anche lui. Il suo corpo fu inumato nella chiesa di St.Marguerite.

 

(Vedi, in basso a Sx, la croce bianca che indica la sepoltura di Luigi XVII)

 

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