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GIOVANNA D’ARCO
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C’era la guerra con gli Inglesi, ma mentre il capitano Robert de Baudricourt riceveva i suoi ufficiali, si avanzò una contadinella accompagnata da un uomo, suo cugino, che pur avendo solo 30 anni era vecchio e rinsecchito. Il signore de Baudricourt si trovava nel suo castello di Vaucouleurs, una delle poche piazzeforti rimaste al Delfino Carlo, il futuro re Carlo VII, assieme a Tornai e Mont-Saint-Michel.
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La giovane, in breve, disse al capitano che Iddio aveva scelto come suo re il Delfino e gli avrebbe assicurato , con il suo aiuto, la vittoria sugli Inglesi. Il capitano rimase sconcertato, ma poi si riprese e con una sonora risata scacciò la giovane, raccomandando al contadino che l’accompagnava di dare alla giovane una buona lezione!
(Chateau de Vaucouleurs) (I resti dello chateau de Badricourt) |
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(La casa di Vacouleurs dove abitò Jeanne) |
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La situazione politico-istituzionale-dinastica era complessa, noi ci limiteremo a dire che, morto il re Carlo VI, il Delfino si era messo in salvo ed era stato soprannominato il Re Di Bourges, per l’esiguo territorio su cui regnava. La sua fortuna fu la morte del re d’Inghilterra Enrico V, che aveva invaso la Francia con un potente esercito, ora restava solo il piccolo Enrico VI.
(Carlo VI di Francia) (Enrico V d’Inghilterra) |
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(La situazione politico-militare) |
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Jeanne era nata nel villaggio di Domremy, per metà appartenente alla corona e per metà al signore di Bourlémont.
(Casa natale di Jeanne d’Arc) |
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Il padre, Jacques, aveva tirato su da solo la casa e lavorato i campi con l’aiuto della moglie, Isabelle, poi erano venuti quattro figli, tra cui Jeanne. La giovinetta era stata educata alla religione dalla madre, poi aveva seguito le prediche del parroco ed effettuato i soliti pellegrinaggi. Così fu naturale per Giovanna avere la prima visione nel giardino di casa, la voce le disse di comportarsi bene, nelle successive, era San Michele Arcangelo che parlava, la voce aggiunse che avrebbe aiutato il delfino a sconfiggere i suoi nemici.
(La voce di San Michele) |
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Era la realizzazione dell’antica profezia: una donna aveva perduto la Francia, Isabella moglie di Carlo VI, una vergine l’avrebbe salvata! Ma come fare per recarsi a Vacouleurs? A Giovanna venne l’idea di recarsi da sua zia Adeline, così incontrò suo cugino che l’accompagnò nell’impresa fallita che abbiamo visto. Ma Jeanne non demordeva, sapeva che l’impresa non era facile! La guerra, intanto, si era spostata ad Orleans, assediata dagli Inglesi: era là che si giocavano le sorti della corona di Francia! Ora le Voci si facevano più insistenti e dicevano a Giovanna di recarsi al di là del fiume, ciò che significava per una lorenese andare in Francia! Così si recò per la seconda volta da Robert de Baudricourt che l’accolse e le chiese cosa volesse. Jeanne rispose che voleva una scorta per recarsi a Chinon da Carlo VII, Robert prese tempo. Intanto a Vaucouleurs gli abitanti la conoscevano, le parlavano, sapevano che Jeanne la Pulzella, così Giovanna si faceva chiamare adesso, era un’inviata del Signore. Ma la cosa più importante è che anche i signori si interessavano ed appassionavano a lei ed erano intenzionati ad accompagnarla nel suo pericoloso viaggio. Così Robert si decise e Giovanna partì con una scorta di 6 uomini. Dopo 11 giorni giunse a Chinon ed alloggiò in una povera locanda.
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Nel palazzo reale, intanto,l’atmosfera si arroventava, il Gran Ciambellano, Goerges de la Trémoille, temeva per il suo potere, il cancelliere, Regnault de Chartres, infido alleato dei Borgognoni, temeva anche lui per le sue fosche trame, alleate, invece della giovane pulzella, erano due donne, la regina Jolanda d’Aragona, suocera del re e sua moglie, Maria d’Angiò.
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(Jolanda d’Aragona) (Maria d’Angiò) |
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Soprattutto la regina vedeva nella giovane Giovanna il modo di realizzare il sogno che suo genero diventasse finalmente re di Francia! Finalmente, il 25 febbraio, nel tardo pomeriggio, il conte di Vendome si recò nella modesta locanda per prendere Jeanne ed accompagnarla al castello.
(Chateau de Chinon) |
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Giovanna riconobbe in quell’uomo, triste, col naso adunco e le labbra carnose, il Delfino, s’inginocchiò e lo salutò tra lo stupore dei cortigiani che volevano farsi beffe di lei! Poi all’orecchio del re gli rivelò un suo segreto, Carlo le credette e la portò via con sé per parlarle da solo. Due sono le ipotesi su quello che Giovanna disse a Carlo: 1= Jeanne rivelò al re che quel segno sulla spalla era la manifestazione del benvolere di Dio e che gli riconosceva il potere di guarire i malati di scrofola, una “unzione”, cioè, 2=Jeanne rivelò al re la sua preghiera di diventare re di Francia o di poter riparare in Scozia. Il re la affidò al balivo di Troyes e la fece alloggiare nel castello di Coudray.
(Chateau de Coudray) |
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Gli ecclesiastici la esaminavano quotidianamente, senza peraltro trovare nulla di sbagliato in lei. Comunque suggerirono al re di istituire una commissione di alti prelati presieduta da Regnault, che oltre ad essere cancelliere era anche arcivescovo ed il più refrattario alle parole della pulzella. In tre settimane la commissione si convinse della veridicità delle sue affermazioni. Intanto, due dame incaricate dalla regina Jolanda, le fecero un’ispezione corporale che dissipò dubbi di altro tipo… Giovanna allora scrisse una lettera al re d’Inghilterra intimandogli di lasciare tutte le città occupate e si firmò “comandante di guerra”. Giunse il perdono del padre di Giovanna per essersi allontanata da casa senza permesso ed i due fratelli minori. Il comando dell’Armata, circa 7.000 uomini, fu affidato al giovane duca d’Alencon, già amico di Jeanne. Jeanne si recò a Chinon assieme al re e da lì a Tours dove le confezionarono un’armatura adatta a lei ed uno stendardo che riproduceva da un lato, Dio e gli arcangeli San Michele e San Gabriele, con la scritta Jhesus-Maria e dall’atro, lo stemma di Francia ed una colomba d’argento. Solo all’apparire dello stendardo la gente si gettava per terra e pregava! Per la spada però Jeanne volle che si recassero al monastero di Sainte-Catherine-de-Fierbois, dove era stata all’inizio del suo viaggio, e fece dissotterrare quella che si diceva la spada di Carlo Martello, ora sì che tutti i tasselli della futura vittoria andavano al loro posto! La campagna per liberare dall’assedio degli Inglesi Orleans, diventava una crociata! I comandanti dell’esercito erano uomini rotti a tutte le esperienze, come La Hire, cioè Etienne de Vignolles, ma anche gente che non aveva comandato che alla corte, senza aver mai preso una spada in mano!
ARMI DEI COMBATTENTI FRANCESI
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(Armi di Giovanna d'Arco) (Armi del Bastardo d'Orleans) |
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Ricordiamo anche il principe Gilles de Rais, più tardi giustiziato per le sue depravazioni, ora al massimo dello splendore, con il suo folto seguito di soldati, cavalieri e musici. Ma Jeanne non si fece intimidire da questa accozzaglia di soldatacci! Il 29 aprile Giovanna giunge in vista di Orleans, ma la città è lontana, la Pulzella è stata giocata dai capitani che, d’accordo col Bastardo d’Orleans, comandante in capo della città, ha impedito il contatto diretto con la guerra.
(Jean de Dinon, Bastardo d’Orleans) |
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(Orleans) |
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Jeanne non si dispera, con una scorta di 800 uomini ed accompagnata dal Bastardo, inizia ad espugnare una ad una le Torri che circondano la città. Orleans ha un complesso sistema difensivo, varie fortificazioni la circondano, tutte in mano agli inglesi.
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Cade prima il forte Saint-Loup, poi quello della Tourelle. I morti sono centinaia, il sangue scorre a fiumi, non si fanno prigionieri. Giovanna non aveva immaginato che la sua missione sarebbe stata così!
(I resti del forte Saint-Loup) |
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Finalmente gli Inglesi abbandonarono l’assedio e dopo sette mesi Orleans fu libera. I festeggiamenti durarono giorni, ma era proprio quello che Jeanne non voleva, così si recò dal re a Tours. Lì si inginocchiò e gli rese omaggio. Carlo VII le concedette un blasone (Vedi prima-n.d.a.), però tergiversò sull’andata a Reims per l’incoronazione. Si decise solo quando ascoltò un’altra delle profezie della Pulzella, ella disse che sarebbe durata ancora un anno, allora comprese che la cosa doveva esser fatta! Ma l’esercito del duca di Bedford doveva essere ancora sconfitto. La battaglia si svolse a Jargeau con una sonora sconfitta per gli Inglesi con mille morti e migliaia di feriti.
(Bataille de Jargeau) |
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Il secondo scontro fu con gli inglesi di Falstaff, anch’essi sconfitti a Patay, con oltre 2.000 morti.
(Bataille de Patay) |
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La strada per Reims era finalmente libera? No, ci vollero altre battaglie, ma in realtà le città, un po’ per paura, un po’ per convenienza, consegnarono le chiavi nelle mani del re. Fu il caso di Troyes e di Chalons-sur-Marne. Ora, la strada per Reims era finalmente libera! L’incoronazione avvenne (17 luglio 1429) ma in tono minore, la spada, la corona ed il mantello erano ben guardati dagli inglesi a St.Denis, si provvide alla meglio con una cappa rattoppata ed altri oggetti presi dal tesoro della cattedrale. Dal vicino monastero giunse la sacra ampolla scortata da Gilles de Rais.
(Sacre de Charles VII) |
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Era il momento, adesso, di marciare su Parigi, ma Carlo iniziò quella doppiezza che doveva prorogare questo momento in eterno! A più riprese, infatti, firmò tregue col duca di Borgogna Filippo il Buono, il quale intanto si riarmava ed allontanava da sé il pericolo di una sconfitta imminente. Dopo una digressione a Sud dell’esercito francese, finalmente si attaccò Parigi dalla Porta St.Denis, ma gli assalitori vennero respinti dai Parigini. L’ultima tregua scadeva il giorno di pasqua, 16 aprile, Giovanna al comando di 500 uomini tentò una sortita nei pressi di Margny e fu catturata dagli uomini di Giovanni di Lussemburgo, alleato di Filippo di Borgogna. Dopo varie peregrinazione in varie fortezze, Giovanna fu ceduta agli Inglesi e portata nella città di Rouen, nella torre del castello di Bouvreuil.
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A presiedere la corte che la doveva processare fu chiamato l’ex rettore della Sorbona Pierre Cauchon.
(Pierre Cauchon) |
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L’accusa era imprecisa e grave allo stesso tempo: eresia, comportamento poco ortodosso come donna e come cristiana, ecc… Da un lato la si teneva a carcere duro, per “ammorbidirla”, dall’altro, le si raccomandava di “pentirsi”. Gli interrogatori la sfinivano, ma comunque ella resisteva! Dopo vari tentativi i giudici riuscirono a farla abiurare, con la promessa del carcere a vita. Ma, ritornata nella sua cella, Giovanna udì ancora le sue voci e ritrattò. Per questo fu bruciata viva sul rogo il 30 maggio del 1431. Un soldato inglese che portava delle fascine per alimentare il fuoco, cadde a terra ed affermò di aver visto staccarsi dal rogo una colomba bianca! |