ENRICO IV

 

 

Il 13 dicembre del 1553, 5 minuti prima della mezzanotte, Giovanna d’Albret dava alla luce il suo primo figlio, Enrico. Solo il nonno si prese cura del neonato, dandogli da bere subito del vino! Sua madre era assente, così suo padre, Antonio di Borbone. Enrico cambiò varie balie e poi fu portato nel castello di Coaraze, dove crebbe a piedi nudi e libero, tra i figli dei contadini che lo riconobbero come loro capo, solo perché più sveglio e baravo a dar pugni!

 

(Chateau de Coaraze)

 

Poi fu mandato sotto le cure di una sua prozia, la baronessa Susanna de Miossens.

 

(Enrico a 3 anni)

 

Fu presentato al re di Francia, Enrico II, a cui riuscì molto simpatico, per il suo carattere franco e schietto, così gli propose di sposare sua figlia. Ma le cose tra lui e gli ugonotti, di cui la madre di Enrico era il capo, non andavano per niente bene. Il partito ugonotto aveva come capi l’ammiraglio di Coligny ed il principe di Condè che sfortunatamente morì nella battaglia di Jarnac, così Enrico fu mandato ad apprendere il mestiere delle armi, sotto l’ammiraglio.

La guerra era intervallata da tregue, volute sia dal nuovo re Carlo IX che da sua madre, Caterina de Medici, fu per sua volontà che si stabilì il matrimonio con Margherita di Valois, sorella del re.

 

(La reine Margot)

 

Mentre Enrico si recava a Parigi per il suo matrimonio, assieme all’ammiraglio, a  cui il re aveva promesso la carica di primo ministro, giunse la notizia della morte di sua madre, ora il principe di 18 anni era il nuovo re di Navarra.

Prima di morire, Giovanna d’Albret aveva avvertito suo figlio che i costumi della corte francese erano molto rilassati, nel senso che erano le donne a dar la caccia agli uomini… Lungi dall’esserne spaventato, il giovane Enrico pensava che la cosa… era molto succulenta!

Il matrimonio si celebrò in Notre Dame, l’8 agosto del 1572. Vari giorni di feste e balli fecero seguito.

La prima volta che Enrico vide i suoi genitori fu alla morte del nonno, sua madre diventava regina di Navarra.

Ma l’odio dei Guisa, che adesso erano appoggiati dal re e da Caterina de Medici, produsse l’attentato all’ammiraglio. Fu assoldato un vecchio e sicuro sicario, di cui Enrico di Giusa si era già servito in altre occasioni e gli si diede una casa di fronte al Louvre. Al piano terra Carlo de Louviers piazzò un treppiede per appoggiarvi un  moschetto ed aspettò l’occasione buona. Il 22 agosto del 1572, Coligny usciva dal Louvre senza armatura ed assorto nella lettura, tanto assorto che scivolò, fu questo incidente a salvargli la vita quel giorno, il colpo di moschetto, infatti, lo ferì solo alla mano sinistra ed in due punti del braccio destro.

Enrico fu disturbato nel suo letto di sposo e si recò, assieme al giovane principe di Condé al capezzale dell’ammiraglio, a cui era stata amputata una mano, ma che, ora, stava bene. Poi i principi si recarono dal re che però non solo non li rassicurò, ma li fece pensare al peggio, quando essi si accorsero che la guardia al Louvre era cambiata, invece degli Svizzeri del re ora vigilavano i crociati di Lorena, truppe fedelissime ai Guisa!

Intanto la notizia dell’attentato all’ammiraglio si era diffusa per tutta Parigi, la folla accorse sotto le sue finestre e cominciò a scagliare sassi contro le finestre della sua casa, in altri punti della capitale si assaltavano le case degli ugonotti, la situazione stava precipitando!

 

(L’attentato al Coligny)

 

Dopo un tempestoso colloquio con la madre, Carlo IX, in presenza del duca di Guisa, decide di intervenire contro gli ugonotti. Le rive della Senna sono tutte un brulichio di armati, per terra e per mare migliaia di uomini si sguinzagliano alla ricerca dei protestanti e di chi li ha difesi, violentano le donne, le uccidono e le gettano nella Senna. E’ la notte di San Bartolomeo (23 – 24 agosto 1572).

 

 

Enrico fu prelevato dalla sua camera, così pure il principe di Condè e condotto dal re. Mentre la sua scorta, che era rimasta fuori, veniva letteralmente fatta  a pezzi, il re chiese loro di abiurare alla loro fede se non volevano morire, Dopo qualche tentennamento i due principi accettarono. Da allora Enrico subì numerose violenze, a cui dovette piegare il capo, come ascoltare la Messa e scrivere al Papa, ma egli aveva compreso che presto sarebbe venuta l’ora della sua riscossa!

 

(Il Louvre nel 1566)

 

                                                                        

 

Mentre lui, il duca d’Alencon ed il principe di Condè si recavano a La Rochelle per porvi l’assedio, il duca d’Angiò, il futuro Enrico III, veniva incoronato re di Polonia ed i tre principi stabilivano un’alleanza contro Caterina e Carlo IX e decidevano di fuggire, ma la cosa non riuscì, anzi aumentò la loro sorveglianza. Ritornati a Parigi, furono messi sotto inchiesta, si aspettava da un momento all’altro la condanna del Navarreno, quando il 30 maggio del 1574 Carlo IX morì. Enrico III salì al trono, ma il fratello riuscì a scappare ed organizzò una rivolta, così anche il Condè che fuggì in Germania. L’unico prigioniero era Enrico che viveva sì distraendosi con le belle donnine di corte, tanto da essere soprannominato il “Vert Galant”, ma studiava la corte, i suoi costumi e come, in futuro comportarsi!

 

(Il giovane Enrico)

 

Enrico si decise a fuggire, cosa che aveva già concepito, ma mai riuscito ad attuare. Con la scusa di una partita di caccia, riuscì ad arrivare a Chateau Neuf, uno dei primi suoi possedimenti in Navarra. Da lì proseguì per Alencon dove 250 gentiluomini lo raggiunsero. Poi si attestò a Saumur, dove stabilì il suo quartier generale.

 

(Chateau de Saumur)

 

Il suo primo pensiero fu di non inimicarsi nessuno, doveva solo fare proseliti!

La sua nomina a governatore della Guienna lo fece decidere ad abiurare, anche perché quella regione era il centro del culto protestante! Si recò così nella capitale, Agen, dopo una breve visita a La Rochelle, assieme al suo folto seguito.

 

(Chateau de Agen)

 

Inizia un periodo pieno di guerre, accordi e trattative che porta a rinforzare la figura di Enrico come capo del partito ugonotto, Caterina gli riporta la moglie che gli si rivolta contro ma viene scacciata dalla città di Agen. La Lega che i Guisa hanno formato con la Spagna e l’appoggio del Papa cerca di tirarsi dalla sua parte Enrico III, che invece cerca di far convertire Enrico. Ai colpi di mano che la Lega porta agli ugonotti, Enrico controbatte colpo su colpo conquistando varie piazzaforti. La cosa importante è che è morto il duca d’Angiò, così Enrico è il legittimo erede del trono di Francia. La popolazione, i nobili, sono divisi ma tra di essi vi è un forte partito di indecisi: se da un lato essi sono per la religione cattolica, dall’altro non vogliono né i Guisa né la Spagna!

Tre armate, una nel Joyeuse, una in Guienna ed un’altra al comando del duca di Biron, attaccarono gli eserciti protestanti. Enrico, dopo avere scelto La Rochelle come suo quartier generale, si diresse verso Marans, assediata dallo Biron. Riuscì a far passare nella città truppe fresche e viveri, così l’assedio risultò vano e l’Armata si disciolse come neve al sole, la stessa fine fecero le altre due armate. Enrico aveva vinto. Caterina in persona si recò da Enrico per ottenere una tregua.

 

(Marans)

 

Ma Enrico, nonostante riarmasse le truppe della Lega, aveva un suo piano: che i cattolici del Guisa combattessero i protestanti di Enrico di Navarra, poi, lui, col suo esercito, sarebbe rimasto padrone del terreno!

Fu a Coutras (20 ottobre 1587) che l’esercito di Enrico vinse quello regio del Joyeuse.

 

                                                                                        

                              (Bataille de Coutras)                                                          (Anne de Joyeuse)

 

Nella battaglia era stata sperimentata una nuova unità di combattimento, per volere di Enrico, infatti, 25 archibugieri seguivano ogni compagnia di cavalleria. Il duca di Joyeuse morì nella pugna. Il re Enrico si ritirò nel castello di Grammont. Lì lo attendeva Diana d’Andouins, detta la bella Corisanda, la sua mante di sempre!

 

(Diane d’Andouins, vedova de Grammont)

 

(Chateau de Grammont)

 

Intanto re Enrico era fuggito da Parigi. Era accaduto che i Guisa avevano scatenato il popolo di Parigi contro le truppe del re. In tre giorni (9 – 12 maggio 1588) di combattimento il popolo era riuscito là dove avevano fallito i duchi di Guisa!

Ma il re, bisognoso di fondi, è costretto a riunire a Blois gli Stati Generali.

 

(Chateau de Blois)

 

Il Terzo Stato rifiuta la concessione, così il re deve chiedere, suo malgrado, aiuto al duca di Guisa che riunisce i capi del Terzo a  casa sua e li convince. Da questo fatto e dal fatto che il duca si è dimesso da tutte le sue cariche, il re decide di eliminarlo. Lo fa convocare a palazzo e portato nelle sue stanze lo fa trucidare da alcuni dei suoi Quarantacinque, una guardia privata ed affidabile. Il fratello del duca, il cardinale di Lorena, imprigionato, viene ucciso il giorno dopo.

 

                                                                                       

                 (Enrico I di Guisa)                                                    (Luigi, cardinale di Lorena)

 

(Henry III)

 

(Assassinio del duca di Guisa)

 

Alla notizia di queste uccisioni i toni dei rappresentanti degli Stati Generali, in specie il capo dei nobili de Brissac e quello del terzo Stato, Bernard, si calmarono e tutti si appellarono alla clemenza del re!

Il rappresentante della casa dei Lorena, il duca de Mayenne, cercò di serrare le fila e di raccogliere l’eredità del suo ex capo, Enrico I di Guisa detto lo Sfregiato.

 

(Charles de Mayenne)

 

Enrico III si trovava chiuso in Tours, senza amici, senza soldi e senza .. speranze! Così decise di chiamare in suo aiuto Enrico III: era l’occasione che egli aspettava da tempo. I due si incontrarono nel castello di Plessis-les-Tours.

 

Enrico III veniva inopinatamente assassinato da un monaco oltranzista, Jacques Clemént.

 

(Assassinio di Enrico III)

 

Parigi proclamava re il cardinale di Borbone, che però veniva fatto prigioniero dalle truppe di Enrico IV. Egli decise di portare la guerra lontano da Parigi, del resto non aveva molte truppe al suo seguito, così si recò in Normandia e si fortificò nella città di Dieppe, con l’aiuto promesso da Elisabetta d’Inghilterra che gli avrebbe inviato 1.500 scozzesi.

La città veniva, lentamente, assediata dal duca di Mayenne, che però ben presto si vedeva assottigliare le sue truppe da numerose defezioni e, quindi, mollava la presa.

Enrico, dopo una rapida discesa verso la Senna, poneva l’assedio a Parigi, ma per ben due volte ne veniva scacciato!

Enrico prese varie città, ma incappò nel duca di Parma, famoso condottiero italiano, che, se non lo sconfisse, rallentò molto le sue operazioni.

Enrico allora comprese che per essere veramente re doveva abbracciare la religione cattolica. Il 25 luglio del 1593 si recò a St.Denis e tra due ali di folla entrò nella cattedrale e giurò davanti al vescovo di Brouges.

Enrico sentiva però il bisogno di avere degli eredi, si pose così la condizione di divorziare da Margherita e di trovare una nuova sposa. Detto – fatto, il divorzio fu concesso perché il matrimonio era stato celebrato tra una cattolica ed un eretico e per il rapporto di parentela esistente tra i due. La nuova moglie fu scelta nella persona di Maria de Medici. Trattative furono condotte con il granduca di Toscana che accettò la proposta.

Ma Enrico ritardava il matrimonio, essendo occupato con le sue ultime amanti: Gabrielle d’Estrées ed Enrichetta d’Entragues.

 

(Gabrielle d’Estrées)

 

Ma finalmente Enrico si decise per il matrimonio con la nipote del granduca di Toscana, Maria de Medici, ma continuava a rinviare on la scusa di guerre e guerricciole.

 

(Marie de Medicis)

 

Un matrimonio per procura fu celebrato in Firenze dal cardinale Aldobrandini, nipote del Papa, poi la regina si recò, via mare, da Livorno a Tolone e poi a Marsiglia. Proseguì per Lione e finalmente incontrò il marito. L’accoglienza fu ottima ed il 17 dicembre 1600 il cardinale li sposò.

Ma era periodo di congiure, come quella del duca di Biron. Tramite un certo La Fin, l’ex amante di Enrico IV, Enrichetta, il Biron, desideroso di rifarsi delle mancate cariche e prebende che egli vantava, dimenticando che da semplice barone era diventato duca e pari di Francia, si mise in testa addirittura di diventare re!

Naturalmente a fare ciò fu “aiutato” dall’ex amante, delusa e desiderosa di vendicarsi, Enrichetta.

 

                                                                                                                    

(Charles de Gontaut duc de Biron)                                                             (Henriette d’Entragues)

 

Il Biron si era accordato con il duca di Savoia e la Spagna che speravano nella “morte” di Enrico, mentre Enrichetta sperava nella successione, conservando una lettera autografa del re che le prometteva di sposarla! Non era pazza, però, era madre di due figli che gli aveva dato Enrico IV, che poi saranno anche legittimati.

 

Le cœur blessé, les yeux en larmes.

Ce cœur ne songe qu'à vos charmes ;

Vous êtes mon unique amour.

Jour et nuit, pour vous je soupire :

Si vous m'aimez à votre tour,

J'aurai tout ce que je désire.

Je vous offre sceptre et couronne ;

Mon sincère amour vous les donne.

A qui puis-je mieux les donner ?

Roi trop heureux sous votre empire,

Je croirai doublement régner,

Si j'obtiens ce que je désire.

           (La lettera di Enrico IV ad Henriette)

 

 

 

Alla congiura partecipava anche il fratello di Enrichetta, il conte d’Auvergne. Comunque, il re scoprì tutto, il Biron fu giustiziato, l’Auvergne perdonato, per intercessione della sorella. Oramai il re non poteva fare a ameno della sua favorita, numerose malattie e la vita dissoluta che aveva condotto lo avevano minato per sempre. Dopo varie congiure, il Parlamento riesce a d incriminare:

-il sire di Auvergne, padre di Enrichetta,

-il conte d’Auvergne,

-Enrichetta.

I primi due vengono condannati a morte, ma mentre il padre viene liberato, il figlio trascorrerà numerosi anni alla Bastiglia, la marchesa di Verneuil, Enrichetta, ottiene, come sempre, il perdono reale. Il risultato positivo, per Enrico, di tutta questa vicenda è che egli riesce a ritornare in possesso di quella famosa lettera in cui egli prometteva ad Enrichetta di sposarla.

L’ex regina Margot rientra a Parigi e viene bene accolta, anche perchè dona tutti i suoi averi al Delfino e dichiara di voler vivere in pace. Enrico le mette a disposizione il castello di Chenonceau.

 

(Chateau de Chenonceau)

 

In tutto questo entra anche la regina: Maria de Medici è gelosa di Enrichetta, infatti, quando apprende che la marchesa si vede regolarmente con un  certo Luigi Bacci, toscano, la regina lo fa incarcerare da suo zio.

Altrettanto burrascosa fu il suo ultimo amore per la figlia del connestabile de Montmorency, Carlotta Margherita, andata in sposa a suo nipote, il giovane principe di Condè. Il principe capì l’antifona e si trasferì armi e bagagli nei Paesi Bassi.

 

(Charlotte Margueite de Montmorency)

 

Ma Enrico non fu solo donne e amori, il suo regno visse, per la prima volta dopo tanti anni, un lungo periodo di pace. Ciò permise al regno di darsi una buona amministrazione e la giustizia fece altrettanto. L’esercito era forte e ben addestrato, l’idea politica di Enrico era di diminuire l’influenza degli Absburgo in Europa, per questo un potente esercito era già pronto a muoversi sotto gli ordini del re, quando avvenne l’attentato del Ravaillac.

Quella giornata (14 maggio 1610) fu tutta nervosa, il re pregava, stringeva mani, usciva e ed entrava da Palazzo. Nella sua passeggiata serale, senza scorta, in una di quelle strette stradine della Parigi di allora, Rue de La Ferranière, la carrozza reale dovette rallentare giocoforza, il Ravaillac, che già la rincorreva da un pezzo, saltò su e diede quattro pugnalate al re, di cui due mortali. Fu trasportato al Louvre appena in tempo per spirare. L’esecuzione dell’attentatore fu fatta non soltanto dal boia, ma da tutto il popolo, che non appena il suo corpo fu squartato in quattro dai cavalli, si precipitò sui tronconi e li tagliò in mille pezzi!

 

(L’assassinio di Enrico IV)

 

La regina era stata nominata reggente e ciò assicurava la continuità del regno, ma l’idea di Enrico il Grande rimaneva sospesa, dovevano passare Richelieu e Mazzarino ed altri 50 anni affinché la Spagna mollasse la presa in Europa.

 

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