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CARLO MARX E LA RIVOLUZIONE FRANCESE
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Per chi cercasse un’opera con il titolo summenzionato, dobbiamo deluderlo immediatamente, Karl Marx non la scrisse mai, ma dai suoi innumerevoli scritti, possiamo comunque desumere ciò che il grande pensatore socialista aveva “elaborato” su uno dei più grandi fatti della storia. Ci riferiamo innanzitutto al “Per la critica alla Filosofia del Diritto” di Hegel e della “guida” dello storico ed accademico francese Francois Furet.
(Francois Furet) |
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Marx non parte dalla validità della rivoluzione Francese, ma dalla negatività e dall’inesistenza di una Rivoluzione Tedesca. Siamo negli anni che vanno dal 1830 al 1840, Savigny ed Hugo (filosofi tedeschi) difendono il diritto positivo e negano quello naturale, invece propugnato dal Marx.
(Frederck Carl von Savigny) (Gustav Hugo) |
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Marx, nell’analizzare il ritardo tedesco, non dimentica la “parzialità” della R.F., essa è stata una rivoluzione borghese, ha emancipato cioè solo una parte della società civile, perciò essa è stata parziale, mentre egli pensa ad una rivoluzione dell’Uomo, cioè ad una rivoluzione “universalmente umana”. Quindi, Marx conclude affermando che, mentre la R.F. era stata la rivoluzione del cittadino, quella tedesca sarà quella “dell’uomo”, la rivoluzione tedesca sarà, quindi, la negazione e, ad un tempo, il superamento di quella francese. Hegel aveva criticato il Savigny ed il Burke per la concezione di “consuetudine” e di stratificazione nel tempo degli usi costituzionali, poi la ricerca dello Stato durante la rivoluzione francese, che aveva astratto l’idea dello Stato dalla concezione di Rousseau, causando il Terrore, solo Napoleone aveva realizzato, anche se per poco tempo, uno Stato stabile, e questa sarà la ricerca dei pensatori come l’Hegel ed il Guizot da allora in poi.
(Georg Wilhelm Friedrich Hegel) (François Guizot) |
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Lo Stato deve riuscire in ciò che ha tentato e fallito la R.F., realizzare la ragione nella Storia moderna. La società civile è il luogo dei conflitti, lo Stato che è luogo degli interessi di tutti, invece, deve riconciliare i contrasti, ed è, quindi, una unità superiore, ecco perchè Hegel predilige Napoleone e condanna la rivoluzione francese. Il giovane Marx, al contrario, predilige la società civile.
(Il giovane Marx) |
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La Rv.Fr. aveva operato la trasformazione dello Stato, la nuova rivoluzione dovrà invece abolirlo. Napoleone, ma anche Robespierre, volevano abolire la povertà, ma era solo una forza della volontà, un Ideale, in pratica non vi riuscirono, il volontarismo astratto dei rivoluzionari finì sulla ghigliottina. Non è la volontà o l’Ideale a tenere uniti i membri di una collettività, come la Virtù propugnata da Robespierre e Saint-Just, ma l’Interesse, cioè il bisogno che ciascuno ha dell’altro per realizzare le proprie necessità. L’errore di Robespierre consiste nel fatto che egli ha creduto di rifondare una repubblica democratica greca dell’antichità, quando egli è caduto, il Termidoro ha lasciato liberi gli appetiti degli uomini e ,molto più prosaicamente, gli uomini hanno ricominciato a satollarsi dei loro appetiti.
(Termidoro) |
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Napoleone non fa altro che sostituire alla Virtù, la Conquista, mette cioè, al posto della rivoluzione permanente, la guerra permanente. Anche Tocqueville aveva confuso la democrazia con la sua astrazione, credendo che l’individuo democratico pensa a se ma anche agli altri, come eguale, mentre sia la Natura che la Società producono solo individui ineguali. Il susseguirsi di fasi storiche daranno corpo al nuovo Stato, esse sono: 1)La Monarchia Costituzionale: con la Rivoluzione dell’89, la società borghese si libera degli ostacoli feudali che impedivano la libera circolazione delle merci e delle persone, 2)Il Terrore Giacobino, la rivoluzione del ‘93 (Seconda Rivoluzione, secondo alcuni storici socialisti-n.d.a.), è per il giovane Marx un tutt’uno con la prima, anzi ne è il parossismo, 3)il Termidoro, cioè il ritorno alla prosaicità, come abbiamo già visto, 4)la Dittatura di Napoleone. La borghesia riprende in mano l’economia.
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Per Marx la classe dominante economicamente ha anche il predominio nel campo intellettuale, è essa che produce i “pensieri”. Per Marx, anche se il Terrore è stato caratterizzato dal proletariato in lotta contro la borghesia, si è trattato comunque di un fatto episodico, cioè di un rovesciamento temporaneo del potere, durante il Terrore, cioè, non si è avuto un rovesciamento di potere, ma solo un cambiamento di “metodo”, si è adottato quello plebeo, comunque egli ammette che la rivoluzione borghese è gravida di quella proletaria, prima o poi, cioè, la partorirà! Le rivoluzioni del 1830 e del 1848 non impressionano Marx, anzi, secondo lui non si tratta di terminare la rivoluzione, ma di cominciarne un’altra con diverso contenuto, questa volta sociale e non politico. Il 1789 ha portato alla vittoria la borghesia, ora si tratta di portare il proletariato. La contrapposizione, ora, non è quella tra borghesia e nobiltà, ma tra borghesia e proletariato, le due forze del capitalismo moderno. Stranamente però, gli storici leninisti, con la rivoluzione russa, rovesceranno i dettami di Marx, preferendo la rivoluzione del ’93, ossia i giacobini.
(Vladimir Lenin) |
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La dittatura leninista ha mostrato necessario il Terrore, ecco perchè i rivoluzionari russi si sentono più vicini agli uomini del ’93, la fede nell’azione rivoluzionaria, quindi, ribalta la tesi del filosofo tedesco sull’astrazione e sull’idealismo della Rivoluzione! |